giovedì 31 maggio 2012

226 - The Bell Jar

Autore: Sylvia Plath
Titolo: The Bell Jar
(Titolo italiano: La campana di vetro)
Edizione: Harper Collins 2006 (1963)
Pag.: 244
ISBN: 9780061148514


The Bell Jar


Se c'è un libro che ha ingannato le mie aspettative, è sicuramente questo. Per fortuna si è rivelato essere molto meglio di quel che pensavo. Non sono un'amante della poesia, e non conosco quella di Sylvia Plath, anche se ho letto i suoi diari quindi so qualcosa della sua vita. La cosa che mi ha stupito di più è che questo è un libro divertente - nel senso che è scritto con un grandissimo senso dello humour, e anche se la storia che racconta è ovviamente molto triste (angosciante poi se pensiamo che di fatto è autobiografica e come poi è finita la vita della Plath) leggerla non risulta deprimente. Anzi, forse in qualche bizzarra maniera è addirittura positiva.

Esther Greenwood è una studentessa modello, lanciatissima nei suoi studi e già insignita di numerosi premi e riconoscimenti. Quando poi vince la possibilità di lavorare come editor per una rivista di New York per un mese, il futuro sembra davvero brillare, cosa che Esther apprezza particolarmente, provenendo da una famiglia non agiata. Eppure una volta a New York un'ombra sembra oscurare la vita di Esther, che non riesce più a credere nei suoi obiettivi e ad impegnarsi per costruirsi la vita desiderata.

Con il passare del tempo e il ritorno a casa, in un tranquillo sobborgo di periferia la situazione peggiora: a Esther viene rifiutata la partecipazione a un corso di scrittura per lei importantissimo. Pian piano la mente di Esther si allontana sempre più dagli assurdi ed inutili sgambettamenti che noi chiamiamo vita e comincia a meditare il suicidio.

Nonostante questo romanzo sia stato scritto negli anni Cinquanta, sembra scritto ieri. Se le forme sociali cambiano un po', di fatto i problemi delle donne sono sempre gli stessi: come fare a conciliare un lavoro importante con la famiglia? Come fare a conciliare la nostra essenza con una scelta di vita di successo? Come resistere alle pressioni della società? Credo che anche le persone più sane fra noi abbiano talvolta provato quella sensazione di sfinitezza, di insensatezza, per cui per qualche minuto viene voglia di buttare tutto a mare e mettersi a letto per non uscirne più. Ma al di là di questo è universale la voglia di vivere e di costruirsi una vita e dall'altra parte i dubbi, le incertezze, la paura di non riuscire. E' per questo che The Bell Jar è un libro così universale. Da leggere.

Giudizio: 4/5

mercoledì 30 maggio 2012

225 - The Wind Through the Keyhole

Autore: Stephen King
Titolo: The Wind Through the Keyhole
(Titolo italiano: La leggenda del vento - di prossima pubblicazione)
Edizione: Scribner (Kindle), 2012
Pag.: 322
ASIN: B005GG0MTC

The Wind Through the Keyhole: A Dark Tower Novel

Un libro di Stephen King è sempre una delizia. Può essere di nuova pubblicazione, oppure un libro datato ma che non ho ancora letto, oppure ancora un libro letto che ho deciso di rileggere, in ogni caso è una goduria. Nel caso specifico parliamo della nuova uscita (fresca fresca, come mi sento al passo con i tempi!) The Wind Through the Keyhole (uscirà in italiano a fine anno, sembra), che non è un nuovo capitolo della saga della Torre Nera, bensì un capitoletto che si colloca tra il quarto e il quinto volume della serie.

Roland e il suo ka-tet incontrano una spaventosa tempesta durante il loro viaggio e si rifugiano all'interno di un vecchio edificio. Per passare il tempo, Roland si improvvisa narratore e perfino padroneggia una storia dentro la storia. Racconta infatti un episodio accadutogli nella sua giovinezza, durante il quale il padre lo inviò a Debaria ad investigare gli atti compiuti da un mutaforma. Qui Roland si prende carico dell'unico sopravvissuto all'ultima strage del mostro, un ragazzino di nome Bill Streeter, e per fargli passare la notte prima del confronto con i possibili sospetti, gli racconta la storia di un altro ragazzino coraggioso.

Inizialmente ero delusa dalla scarsa presenza del ka-tet nella storia (la loro vicenda è solo una cornice per le altre due storie) però poi mi sono appassionata non solo alla storia del giovane Roland (cosa piuttosto prevedibile) ma anche alle vicende del giovane Tim (questo mi ha stupito, sì, perché stranamente le storie fantastiche inserite nei romanzi non mi prendono mai molto). Un romanzo breve (normale, forse - però per gli standard del Re è decisamente breve) che si può leggere anche senza conoscere la storia della Torre Nera (lo dico perché io davvero non mi ricordo più nulla, ah ah). Niente di eccezionale o imperdibile, ma un buon libro.

Giudizio: 3/5

lunedì 28 maggio 2012

224 - State of Wonder

Autore: Ann Patchett
Titolo: State of Wonder
(Titolo italiano: Stupori)
Edizione: Kindle (2011)
Pag.: 370
ASIN: B004G8QZSS

State of Wonder

Da tantissimo desideravo leggere un romanzo di Ann Patchett, forse non conosciutissima in Italia ma ben nota al pubblico anglosassone. Quest'anno un suo romanzo, State of Wonder, è stato selezionato prima per la long list e poi per la short list dell'Orange Prize. Ultimamente mi sono interessata a questo premio perché vedo che seleziona molti libri interessanti, e anche se quest'anno sono in ritardo (il premio verrà assegnato il 30 maggio), e ho deciso di leggere il maggior numero possibile di titoli selezionati. Questo è il secondo (il primo è stato The Night Circus). Onestamente pensavo di annoiarmi. Literary fiction con ambientazione sudamericana e tematica scientifica? Aiuto! E invece no. La Patchett qui ha creato un ottima miscela di azione e indagine psicologica, unendo anche qualche interrogativo sull'etica che sicuramente vi rimarrà in testa per bel po' dopo la lettura dell'ultima pagina.

La trama in breve: la geniale scienziata Annick Swenson da anni studia una popolazione indigena che vive isolata nella giungla brasiliana. Il suo obiettivo è quello di sviluppare un nuovo epocale medicinale. L'azienda farmaceutica americana che la finanzia generosamente non accetta più di essere tenuta all'oscuro e pertanto invia un dipendente, Anders Eckman alla ricerca della dottoressa. Quando però giunge notizia della morte di Anders a causa di una febbre, la sua collega Marina Singh viene inviata a sua volta in Brasile con l'ulteriore obiettivo di capire le circostanze della sua morte.

Il viaggio di Marina è però molto più di un semplice viaggio di lavoro: è la missione che le assegna il suo capo, nonché amante - è la missione che le assegna la moglie di Anders, che non può credere che il marito sia morto ma deve rimanere a casa insieme ai suoi figli. Il viaggio verso il Brasile diventa anche un parallelo per tutti i viaggi in India che Marina ha affrontato da ragazzina, e riporta alla luce i suoi sentimenti nei confronti del padre, ormai morto da tempo. Allo stesso tempo il viaggio la riporta dalla dottoressa Swenson, che anni prima è stata la sua insegnante di ostetricia, studi che Marina abbandonò a seguito di un tragico incidente, che ha fatto di tutto per dimenticare ma ora si ripresenta ben vivo nella sua mente. Una volta nella giungla, Marina si immerge nella vita intensa del laboratorio e della tribù e deve affrontare delle sfide nonché compiere delle scelte decisamente difficili.

Se da un lato questo libro si legge davvero come una specie di Indiana Jones al femminile (giuro, questa definizione l'ho letta in una recensione, non mi ricordo più dove) e quindi è coinvolgente e ha un buon ritmo, dall'altro le evoluzioni della trama inducono alla riflessione. Nel nostro mondo moderno e cittadino raramente veniamo posti di fronte a veri dilemmi, o forse spesso ci nascondiamo dietro le regole del vivere civile senza essere davvero costretti a prendere delle parti. Nella giungla però può capitare di dover prendere all'istante decisioni vitali, e poi di dover convivere con le conseguenze per tutta la vita. Il problema è che non esiste davvero una scelta giusta o una scelta sbagliata: per ottenere qualcosa bisogna sacrificare qualcos'altro.

State of Wonder è sicuramente un romanzo che consiglio. Ho letto alcune lamentele relativamente alla caratterizzazione dei personaggi (specialmente Marina) e alla inverosimiglianza della trama. Personalmente ho trovato Marina molto vera anche se magari in determinati momenti non è propriamente simpatica, o per lo meno è difficile simpatizzare con lei. Per quanto riguarda la trama, forse non è completamente realistica ma la cosa non rappresenta assolutamente un problema per me. Sono decisamente curiosa di leggere gli altri libri della Patchett ora!

Giudizio: 5/5

giovedì 24 maggio 2012

223 - Call the Midwife

Autore: Jennifer Worth
Titolo: Call the Midwife
(non tradotto in italiano)
Serie: The Midwife Trilogy #1
Edizione: Kindle (2002)
Pag.: 352
ASIN: B002G54Y40

Call the Midwife

Jennifer Worth lavorò come levatrice 'apprendista' presso la Nonnatus House, un convento situato nel quartiere dell'East End di Londra che offriva al quartiere il loro servizio come levatrici in un periodo, gli anni Cinquanta, in cui il ricovero ospedaliero era ancora raro e riservato ai casi più gravi. In questo memoir (non lo chiamerei autobiografia perché la Worth raramente parla di sé, anche se quando lo fa si capisce che la sua poteva essere una vita ben diversa, più agiata e con più spazio per i divertimenti) Jenny racconta la sua esperienza di studentessa in un convento, di levatrice in un quartiere poverissimo dove moltissime persone vivevano in una situazione di sovraffollamento e di degrado immensamente peggiorato dalla guerra, intercalando le sue esperienze con le storie di un lungo numero di personaggi, più o meno eccentrici, che popolavano il suo mondo. Dal tuttofare del convento sempre impegnato a scovare un nuovo modo per arrotondare, alla donna spagnola ormai al suo ventiquattresimo figlio e incapace di parlare una parola di inglese, al racconto decisamente più tragico di una ragazzina arrivata a Londra in cerca di un futuro migliore (e fuggendo da un padre adottivo violento) che finisce con il fare la prostituta.

Jennifer Worth è davvero brava nel dosare i diversi ingredienti di questo libro: le informazioni sull'ostetricia così com'era negli anni Cinquanta, la storia del quartiere dell'East End, e soprattutto la storia sociale di questo quartiere, con il dialetto cockney, e gli episodi divertenti (per noi che li leggiamo, per i protagonisti molto meno, temo) sul risultato interrazziale della presenza di molti uomini dalla pelle scura (a causa del porto, all'epoca ancora operativo). C'è una buona presenza di episodi toccanti e positivi, o divertenti, ma l'autrice non ci risparmia il lato più oscuro dell'East End: la prostituzione, la violenza familiare, la povertà, e a volte semplicemente il destino che si accanisce e rifiuta un lieto fine.

Quest'anno è andata in onda una serie tv creata dalla BBC basata su questo libro, e dallo stesso titolo. Si tratta di una miniserie di sei episodi, ma a quanto pare è in cantiere una nuova stagione. Lo guarderò sicuramente!

Giudizio: 4/5

mercoledì 23 maggio 2012

222 - Il buio oltre la siepe

Autore: Harper Lee
Titolo: Il buio oltre la siepe
(Titolo originale: To Kill a Mockingbird)
Traduzione: Amalia D'Agostino Schanzer
Edizione: Feltrinelli, 1966
Pag.: 412
ISBN: -

To Kill a Mockingbird

Il buio oltre la siepe è un classico fra i classici, un libro che tutti conoscono (anche se magari non tutti lo hanno letto) e che tutti amano. Almeno, lo pensavo fino a pochi giorni fa, quando ho scoperto che su Goodreads c'è un nutrito gruppetto di detrattori, che contesta fondamentalmente la mancanza di una vera e propria trama e il 'paternalismo' della storia e soprattutto del finale, che viene definito un esempio di razzismo al contrario. La trama de Il buio oltre la siepe è ben nota: una ragazzina un po' maschiaccio, Scout, vive con il fratello maggiore e il padre Atticus, avvocato, nella cittadina di Maycomb, in Alabama. Sono gli anni Trenta e la vita per Scout è idilliaca, per lo meno fino a quando un fatto di cronaca che toccherà da vicino la sua famiglia non comincia a farla riflettere sulle ingiustizie della vita.

Atticus Finch viene incaricato di difendere Tom Robinson, un uomo di colore, dalla denuncia di stupro da parte di una donna bianca. La comunità di Maycomb nella sua quasi totalità si schiera contro Tom, ancora prima di conoscere i fatti. Per l'Alabama (e non solo) degli anni Trenta un uomo di colore accusato (anche ingiustamente) di danni contro un bianco non c'è speranza di assoluzione. La loro è una condanna senza possibilità di appello. Atticus però è convinto la segregazione razziale sia un male, e sostiene che ogni essere umano ha il diritto di essere difeso e ascoltato, e prosegue la sua opera pur sapendo molto bene di non avere nessuna speranza. Scout in particolare impara a fronteggiare il diverso grazie a Boo Ridley, il suo vicino di casa (è lui il buio oltre la siepe), che l'intera cittadina reputa essere un violente. Anche Scout e il fratello Jem avevano dato per scontato questo pregiudizio, nonostante i vari segni contrari.

Si tratta di un romanzo di denuncia di quell'atteggiamento di paura e rifiuto che spesso le persone assumono di fronte al diverso, per cui mi sembra assurdo dire che si tratta di razzismo al contrario. Per quanto mi riguarda il finale è davvero tragico ma realistico. E rappresenta la perdita di innocenza non solo di Scout ma di un'intera comunità, nonché, metaforicamente, di un'intera nazione. Oltre ad essere romanzo di denuncia, questo è anche un ritratto di provincia gustosissimo e un romanzo di formazione meraviglioso. Assolutamente consigliato.

Giudizio: 5/5



venerdì 18 maggio 2012

221 - Sushi per principianti

Autore: Marian Keyes
Titolo: Sushi per principianti
(Titolo originale: Sushi for Beginners)
Traduzione: A. Petrelli
Edizione: Sperling & Kupfer, 2005 (2000)
Pag.: 426
ISBN: 9788882749255


Ecco un altro libro della Keyes, ed ecco che ancora non sono completamente soddisfatta. Dov'è l'autrice di This Charming Man, The Other Side of the Story, Speranze e bugie? Probabilmente il problema è che sto leggendo i vecchi libri della Keyes, mentre dei tre titoli citati due sono pubblicazioni recenti. Chi lo sa. Io sono convinta che valga comunque la pena di continuare a leggere questa autrice, ma non posso dire di essermi particolarmente affezionata a questa storia o alle sue protagoniste. Il lato positivo è il linguaggio brioso e un buon ritmo che spinge a leggere e porta velocemente alla fine.

Di nuovo storia tripartita, quindi, o meglio tre protagoniste le cui storie sono intrecciate. Lisa è la direttrice di un noto giornale femminile londinese, ed è convinta che avrà l'agognata promozione come direttrice di una testata ancora più glamour, con sede nella fantastica New York. Ma quando il grande capo la convoca, scopre invece di essere destinata alla piovosa e poco chic Dublino (n.b.: la definizione proviene da Lisa, io non sono assolutamente d'accordo, pur non essendoci mai stata mi fionderei subito a Dublino!) per lanciare sul mercato una nuova rivista. Davvero deprimente soprattutto per questa giovane donna in carriera molto rampante, che ha sacrificato la vita privata per il lavoro e ora scopre che le risorse della rivista sono minime e che non può lavorare nel weekend perché lo stabile rimane chiuso.

L'assistente personale di Lisa è Ashling, ragazza dublinese da poco licenziata da un altro giornale per una leggerezza. Dotata di poca autostima, Ashling cerca di fare il possibile per compiacere Lisa, ma passa metà del tempo nel panico perché il nuovo lavoro è molto più impegnativo del precedente, che era più che altro un lavoro di routine. Ashling è anche single e alla ricerca di un fidanzato, e si affida spesso alle carte e all'oroscopo (nonché al Budda portafortuna). Inoltre sente la compulsione ad essere sempre preparata per tutto, e quindi gira con quintali di cose nella borsa, fra cerotti e kit da cucito.

La migliore amica di Ashling è Clodagh, una ragazza bellissima che è riuscita a sposare l'uomo perfetto e ora fa la casalinga e bada ai suoi due frugoletti. Nonostante sulla carta la sua vita sia meravigliosa, e Ashling certamente la veda così, Clodagh si sente frustrata, non prova attrazione per il marito ed è spesso irritata dai figli. Pertanto si sfoga ristrutturando continuamente e in modo ossessivo le stanze della bella casa in cui vive la sua famiglia.

Nella storia queste tre donne proveranno esperienze nuove per migliorare e/o cambiare la propria esistenza (il concetto è riassunto dal titolo, che riprende un piccolo episodio del romanzo). Così se Lisa può imparare a non puntare tutto sul lavoro e a costruirsi una rete di rapporti sociali e Ashling può imparare a rinunciare ai suoi portafortuna e al suo kit da cucito, tocca però a Clodagh il percorso più brutale: sceglierà infatti il modo peggiore per dare un taglio a una vita che evidentemente non le va più bene, e che forse fin dall'inizio aveva scelto spinta più che altro da motivi superficiali. Se Lisa e Ashling seguono un percorso che le porterà a migliorarsi, per Clodagh non va esattamente così. Nel complesso però posso dire che nessuna delle tre mi ha fatto provare una particolare empatia e per questo non ho apprezzato in modo particolare il romanzo, anche se comunque come lettura leggera va più che bene.

Giudizio: 3/5

giovedì 17 maggio 2012

220 - Seduzione al cioccolato

Autore: Mary Kay Andrews
Titolo: Seduzione al cioccolato
(Titolo originale: Savannah Blues)
Traduzione: Sara Caraffini
Serie: Weezie and Bebe Mystery, #1
Edizione: Polillo, 2006 (2002)
Pag.: 413
ISBN: 9788881542291

Savannah Blues


Weezie è un'appassionata di case storiche e oggettistica d'epoca, tanto che si guadagna da vivere facendo la rigattiera, ora che è divorziata dal suo fedifrago marito Talmadge. Un bello smacco dover rinunciare alla splendida dimora storica da lei amorevolmente ristrutturata ed arredata, ma almeno Weezie è riuscita a tenersi l'ex rimessa ristrutturata, anche se questo significa vivere a due passi da Talmadge e dalla sua perfettissima fidanzata Caroline. Capirete che quando Weezie scopre il cadavere di Caroline nascosta in un armadio, nella villa in cui sta per tenersi una grossa asta, le cose non si mettano proprio benissimo per lei. E mentre si impegna per dimostrare la propria innocenza, Weezie scopre che c'è qualcosa di strano nei negozi di antiquariato della zona, qualcosa che sembra puntare in direzione di una frode. Se a questo aggiungiamo il ritorno in città di una vecchia fiamma con il potere di sconvolgere la vita tranquilla di Weezie...

Una bella sorpresa questo mystery cum romance (piuttosto che il contrario, dato che la trama amorosa è poco invasiva). Ambientato in una calda e indolente Savannah, ha un buon ritmo, dialoghi divertenti, e una serie di personaggi secondari con una bella caratterizzazione anche se sempre nello stile eccentrico tipico sia della chick lit che delle ambientazioni del Sud degli Stati Uniti. Ottima lettura da relax.

Seduzione al cioccolato fa parte di una trilogia (anche se questo volume di fatto è autoconclusivo, quindi immagino lo siano anche i due successivi) così composta:

1. Seduzione al cioccolato (Savannah Blues)
2. Amore vista mare (Savannah Breeze)
3. La cena di Natale (Blue Christmas)

Giudizio: 4/5


mercoledì 16 maggio 2012

Premio 'Your Blog is Great'



Devo ringraziare di cuore pitichi, che nel suo blog Bulimia Letteraria mi ha premiato! Ora tocca a me premiare altri dieci blog. Mi pare di aver capito che non debbano essere necessariamente blog letterari, per cui ecco la mia lista:

Cultura a vanvera
En Barcelona
A Book A Week
la bella vita
Nuvolette Colorate
Quadernetto di appunti
Stuck in a Book
Reading and Reviewing
Vita in pillole
Cornflower Books

E ora su cortese richiesta di pitichi, cerco anche di rispondere alle undici domande (pitichi, ma sai che anche il mio compagno è un grande fan del numero 11?)

1. Qual è il libro o l'autore che ti rappresenta e perché?

Non saprei davvero scegliere un libro o un autore singoli. Un elenchino di preferiti scelti totalmente a caso: i libri di Stephen King, in particolare Stagioni diverse, i libri di Roald Dahl, soprattutto Matilde e La fabbrica di cioccolato. 

2. Qual è la tua citazione preferita?

Mmmh. Direi "E' inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce vivi!" che normalmente viene attribuita a Mark Twain, anche se io non ne sono certa.

3. Qual è la canzone che non smetteresti di ascoltare?

Ultimamente, Inside a Flower di Elisa. Ma ce ne sono tante, a ruota!

4. Racconta tre cose strane o incredibili che hai fatto nella tua vita.

Non penso di aver fatto cose strane o incredibili, sono una persona piuttosto logica (e poco incline ai gesti eclatanti). O forse dovrei chiedere a chi mi conosce, chi lo sa!

5. Dove sogni di andare e con chi?

Fiordi norvegesi, con il mio lui. Ma andrebbe benissimo anche il New England, o l'Islanda, o il Sudamerica...

6. Qual è la ricetta che ti riesce meglio cucinare?

I dolci in generale, piuttosto che i piatti salati. Direi lo strudel, la torta tenera al cioccolato e i muffin alla fragola (recente acquisizione)

7. Se potessi consigliare un libro speciale (uno solo, mi raccomando), quale sarebbe e perché?

Santo cielo che responsabilità! Il buio oltre la siepe di Harper Lee, perché è un grande racconto di formazione, una dilettevole descrizione della vita sociale di una piccola cittadina, ma soprattutto un inno all'uguaglianza.

8. I tuoi gusti preferiti di gelato.

Nocciola, nocciola e pistacchio.

9. Hai un rituale di lettura?

No, l'unica cosa è che mi piace molto programmare le mie letture, anche se poi non è mica detto che segua quello che ho organizzato. Però programmare è un modo di anticipare il piacere della lettura, e forse anche di inserire in scaletta libri che languiscono sulla scaffale o nel reader da un bel po'.

10. Scegli un libro, una canzone e un film che sono usciti nell'anno della tua nascita.

Night Fever dei Bee Gees come canzone, Grease come film e come libro The Bookshop di Penelope Fitzgerald.

11. Scrivi cinque sostantivi che abbiano a che fare con la tua vita.

Libro. Casa. Famiglia. Viaggio. Dolci.

giovedì 10 maggio 2012

219 - Colazione a Brooklyn

Autore: Peter Hedges
Titolo: Colazione a Brooklyn
(Titolo originale: The Heights)
Traduzione: R. Brignardello
Edizione: Mondadori, 2012 (2010)
Pag.: 322
ISBN: 9788804615545

Colazione a Brooklyn


Romanzo leggero e avvincente, anche se - diciamocelo - non lascia un granché. Però finché dura la lettura, una bella esperienza. Siamo a Brooklyn, New York, e precisamente nel quartiere Brooklyn Heights, questo qui:



Tim e Kate Welch sono davvero felici: hanno due figli piccoli, sono giovani e si divertono con poco. Lui lavora come professore di storia in una scuola dietro l'angolo, lei fa la mamma a tempo pieno. Tutto scorre bene fino a quando due eventi irrompono nella vita della famiglia Welch: l'arrivo di una famiglia molto ricca nel quartiere e la proposta di un lavoro ottimamente retribuito (ed anche estremamente etico) per Kate.

Quando Kate accetta di tornare a lavorare per il suo ex capo in una fondazione che si occuperà di distribuire fondi in beneficenza (fondi provenienti da una grande multinazionale), è decisamente felice. Tim ha accettato di rimanere a casa a fare il mammo e soprattutto a terminare l'ormai pluriennale tesi di dottorato. Pian piano però due distrazioni si introducono nelle loro vite: una è la bellissima ed ambigua Anna Brody (ricordate la ricca famiglia di cui sopra?) che diventa amica di Kate ma soprattutto amica di Tim. L'altra è un ex fidanzato di Kate, ora star della televisione, che li invita tutti a Disneyland.

La trama non è delle più originali, ma Tim e Kate sono carini, parecchio veraci come personaggi, nonostante l'ambientazione parecchio televisiva. Come detto all'inizio della recensione, il romanzo - con i suoi capitoletti brevi con vari punti di vista, avvince parecchio e spinge alla lettura in un'unica seduta. Poi si chiude il libro e parbleu, dimenticato. Val pure sempre qualche ora di divertimento.

Giudizio: 4/5

mercoledì 9 maggio 2012

218 - The Night Circus

Autore: Erin Morgenstern
Titolo: The Night Circus
(Titolo italiano: Il circo della notte)
Edizione: Doubleday (Kindle), 2011
Pag.: 387
ISBN: B004J4WKTW

The Night Circus



Ormai è passata quasi una settimana da quando ho finito di leggere questo romanzo, e non so ancora bene come definirlo. Perché si parla di Young Adult in questo caso? E' vero che è difficile definire i generi e poi ancora di più applicarli, ma a me sembra che in questo caso non ci siano i presupposti per definire The Night Circus un romanzo per ragazzi.

Come già tanti lettori hanno fatto notare, il libro parla di un circo. E' un circo che apre solo di notte, dopo essere apparso come per magia da un giorno all'altro (con le sue decine e decine di tende), dopo aver viaggiato silenziosamente in vagoni neri e dai finestrini oscurati su rotaie ben oliate. E' un circo incredibile, affascinante, mesemerizzante. Insomma, ci siamo capiti, è un circo *magico*. E qui mi fermo, per non rovinare la lettura a qualcuno.

Nel complesso lo definirei un romanzo carino, ma non coinvolgente. C'è una buona atmosfera, con questo circo così particolare che è il protagonista principale del romanzo. La società dei reveur, appassionati del circo (in realtà ben più che appassionati) è altrettanto piacevole. Si percepisce il loro amore per questa realtà che aggiunge una dimensione speciale alle loro esistenze. Il problema è che i personaggi principali (i due mentori che gareggiano fra di loro, e i due discepoli che dovrebbero fare altrettanto) sono talmente mal tratteggiati da non suscitare la minima simpatia, né provocano il desiderio di sapere come si concluderà la loro storia. E' ben più appassionante Baley, il giovane che, lacerato fra le sue aspirazioni e quelle della sua famiglia, sembra aver trovato la sua strada ma forse troppo tardi...

Onestamente, nonostante non sia stata una lettura spiacevole, non lo consiglierei, perché non è il genere di romanzo che lascia qualcosa al lettore. Nell'ambito dell'intrattenimento puro c'è sicuramente di meglio. Io mi aspettavo decisamente di più, visto lo scalpore che ha suscitato e che mi ha spinto a leggerlo, nonostante le ambientazioni circensi raramente mi ispirino.

Giudizio: 3/5

lunedì 7 maggio 2012

Riepilogo di Aprile



Jasper Fforde - Something Rotten 4/5
Charlotte Bronte - Jane Eyre 4/5
Anita Brookner - A Start in Life 4/5
Anna Maxted - In sospeso 3/5
Thomas Hardy - Desperate Remedies 3/5
Anna Quindlen - Imagined London 3/5
P. G. Wodehouse - Zio Fred in primavera 5/5
Alexander McCall Smith - The No. 1 Ladies' Detective Agency 4/5
Brendan O'Carroll - Agnes Browne ragazza 4/5
Virginia Woolf - The Voyage Out 3/5


Anche se è vero che nel mese passato ho letto pochino, mi dispiace molto notare che diversi libri hanno ottenuto un voto bassino. L'unico che è stato promosso a pieni voti è Wodehouse, una conferma dopo un paio di sue raccolti di racconti davvero scarsine (anche se forse non totalmente per colpa dell'autore!).

La rilettura di Jane Eyre è stata una bella esperienza, anche se mi ha fatto riflettere parecchio sulla mia cultura della rilettura. Quando ero piccolina (diciamo durante le elementari) non avevo accesso a moltissimi libri che fossero adatti alla mia età, per cui leggevo e rileggevo quelli in mio possesso. Nel tempo l'abitudine mi è rimasta ma ultimamente mi sembra che le mie riletture non siano sempre un successo e, soprattutto, le vivo con un certo senso di colpa perché mi sembra di 'rubare' tempo ai libri nuovi che mi aspettano pazientemente sugli scaffali.

Anita Brookner è stata una novità. Il suo romanzo mi è piaciuto molto e sono curiosa di fare il bis. Fforde, McCall Smith e O'Carroll sono delle conferme, in tutti e tre i casi si tratta di serie che amo molto.

Thomas Hardy e Virginia Woolf sono i due classici del mese, e sono stati letture interessanti, ma non mi sono innamorata di questi romanzi. Riproverò con entrambi, nel caso di Hardy con convinzione, nel caso della Woolf mi sa più con testardaggine che altro... In sospeso di Anna Maxted è un chick lit, di quelli che non riconciliano con il genere perché, nonostante la scorrevolezza e la tematica 'seria', è difficile dire che si tratti di un buon romanzo. Anna Quindlen è stata forse la più bistrattata, perché chissà che cosa mi aspettavo io! Ricordo che generalmente per me 3/5 è una votazione buona ancora, non entusiasmante ma buona.

Soddisfacente l'assenza di ciofeche! Come sempre i libri non recensiti sul blog lo sono però su aNobii e Goodreads. Trovate il link ai miei profili nella barra a destra.

Buone letture a tutti.

sabato 5 maggio 2012

217 - The Autograph Man

Autore: Zadie Smith
Titolo: The Autograph Man
(Titolo italiano: L'uomo autografo)
Edizione: Penguin, 2006 (2002)
Pag.: 420
ISBN: 9780140276343

The Autograph Man

Credo di aver letto Denti bianchi subito dopo la sua uscita e ne sono rimasta affascinata, ma è stato l'anno scorso, con On Beauty, che mi sono innamorata di questa autrice. Sarà stata la lingua originale, o il fatto che questo romanzo unisce la domesticità all'ambiente accademico che sempre mi affascina, in ogni caso devo ammettere che mi è costato un po' iniziare questo The Autograph Man, in parte perché avevo paura che mi deludesse, in parte perché ora non ho più romanzi di Zadie Smith da leggere (finché non ne pubblicherà uno nuovo, chiaro). Ho racconti, saggi, articoli, ma nessuna di questa forma si avvicina, per quel che mi riguarda, alla magia del romanzo.

The Autograph Man è un romanzo decisamente meno corale rispetto agli altri: il protagonista indiscusso è Alex-Li Tandem, un uomo cinese per parte di padre e inglese (ma di origini dell'Est Europa) ebreo da parte di madre. Alex-Li conduce una vita disturbata, priva di equilibrio: vive nell'appartamento in cui viveva da bambino tenendolo in condizioni disastrose, ha trasformato il suo libro di ricerca (su tutto ciò che è ebraico o goy - ovvero non ebraico) in un'ossessione, beve, si droga con l'amico Adam in sedute di meditazione religiosa (ma non pratica né crede), tradisce la bellissima fidanzata Esther e lavora in modo autonomo e decisamente approssimativo come uomo autografo, ovvero come commercianti di autografi e memorabilia.

Alex-Li soffre per la perdita del padre, morto per un tumore al cervello non curato (volontariamente) quando lui era ancora un ragazzino. Questo è - presumibilmente - il motivo per cui non si decide a dare una direzione alla sua vita, ma continua a combinare disastri sognando il trionfo della sua esistenza (personale più che lavorativa): un fotografo di Kitty Alexander, starlette del cinema anni Cinquanta. Ed è proprio questo autografo che Alex-Li si ritrova fra le mani la mattina di un giorno orribile in cui sta soffrendo i postumi di una droga sperimentata con il suo amico Adam. Poiché Alex-Li è anche un abilissimo falsario, e non si ricorda nulla degli eventi della serata precedente, rimane il dubbio che l'autografo non sia autentico. Quando però un secondo autografo arriva tramite corriere, il nostro eroe capisce di non essere pazzo e decide, in occasione di una fiera a cui parteciperà a New York, di andare a cercare Kitty Alexander grazie all'indirizzo del mittente, sempre di New York. Quando Alex-Li, in compagnia di un'improbabile compagna di viaggio, si ritrova a varcare la soglia della vera Kitty, a conoscere il suo mito di una vita e, per una serie di fantastiche coincidenze, a fare il colpo grosso con una vendita ad un'asta, si renderà però conto che forse il segreto della vita non sta nelle gradi aspirazioni, che, per lo meno in questo caso, una volta raggiunte non risolvono i problemi ma anzi ne creano di nuovi. La chiusura del romanzo avviene in un ambito ben diverso, con l'attuazione di un rituale auspicato da tutti gli amici di Alex-Li e che lui, dopo anni di rifiuti, si trova ad accettare praticamente per sfinimento.

Alex-Li è un personaggio simpatico, una specie di sfigatello per finta: eccentrico, incasinato e anche piuttosto fobico, ha però una ragazza innamorata di lui e tanti amici nonché un lavoro affascinante anche se frutto di svariate pessimistiche elucubrazioni mentali. Le sue incertezze e i suoi dubbi sono umanissimi, anche se le vicende di questo romanzo sono davvero inverosimili. Stranamente non mi ha dato fastidio il fatto che alla fine del romanzo tutte le trame rimangono aperte e di fatto non c'è una chiusura (se non, forse, una chiusura emotiva e psicologica del protagonista). Lettore avvisato, mezzo salvato!

Giudizio: 4/5

venerdì 4 maggio 2012

216 - The Voyage Out

Autore: Virginia Woolf
Titolo: The Voyage Out
(Titolo italiano: La crociera)
Edizione: Gutenberg Project
Pag.: -
ISBN: -

The Voyage Out


Io non sono una grande fan di Virginia Woolf, ma lei è una di quelle autrici con cui a un certo punto si sente necessario confrontarsi. E io vorrei tanto apprezzarla, come tanti fanno, ma fatico in modo particolare perché non sono un'amante delle narrative sperimentali. Motivo per cui, dopo aver letto il classico Una stanza tutta per sé (molti anni fa, dovrei rileggerlo) Orlando (addirittura riletto, ma ha perso un po' di smalto) e Mrs. Dalloway (una delusione - non tanto il romanzo, quanto la mia incapacità di leggerlo con piacere, pur riconoscendone, certo, il valore letterario) ho ben pensato di tornare alle origini - della Woolf, non mie - leggendo il suo primo romanzo, questo The Voyage Out (davvero poco sensata la traduzione italiana del titolo, La crociera) in cui la sperimentazione dell'autrice è ancora agli inizi e la forma tradizionale del romanzo ancora resiste.

In effetti c'è una trama, per quanto un po' vaga. Rachel Vinrace è una giovane donna che ha condotto una vita riparata in compagnia di due zie nubili e che, ormai donna, accompagna il padre - armatore - in un viaggio in Sudamerica. Poiché la nave su cui viaggiano è un cargo, i passeggeri sono pochissimi: un amico di famiglia e gli zii di Rachel, Helen e Ridley Ambrose. Helen prende a cuore l'evidente ingenuità di Rachel e la invita a fermarsi nella casa dove lei e il marito abiteranno. Rachel accetta e sulla terraferma i tre faranno la conoscenza di diversi conterranei, ospiti di un struttura alberghiera. La storia si basa soprattutto sulle relazioni tra i personaggi e sull'innamoramento di Rachel per uno degli ospiti dell'hotel.

Normalmente quando leggo narrativa centrata sulla domesticità non ho necessariamente bisogno che ci sia una gran trama. Mi vengono in mente i romanzi della Tyler, dove magari non succede tantissimo ma la narrazione della vita dei personaggi mi incanta. In questo romanzo però ho sentito moltissimo la mancanza di qualcosa di 'succoso', che rendesse il libro meno noioso, meno concentrato in sé stesso. Sarà che la Woolf ci racconta molto di quello che pensano i personaggi nel momento in cui li descrive (non è ancora il flusso di coscienza, ma ci si avvicina) ma poco di quello che fanno (o sono proprio i personaggi che fanno poco, forse). Sarà che ci viene spiegata nei minimi dettagli la reazione di un tal personaggio a una tal frase, ma non come è stata la sua vita fino a quel momento, di cui di fatto ci viene rivelato pochissimo. Sarà che l'ambientazione straniera (e soprattutto, l'ambientazione sudamericana e sonnolenta) non invita all'azione, o che la classe sociale dei personaggi è tale per cui la loro vita è fatta di una routine incredibilmente noiosa.

Nel complesso l'ho trovata una narrazione abbastanza noiosa da rendere difficile concentrarsi su quegli ammirabili passaggi in cui la Woolf descrive così bene certi ragionamenti, certe reazioni, certi comportamenti (infatti ora mi viene solamente in mente in modo vago la descrizione di Mr. e Mrs. Dalloway, che fanno una comparsa come ospiti durante il viaggio - lui un politico convinto del suo lavoro e quasi idealista, nel modo tutto particolare che hanno i politici di successo di esserlo; lei apparentemente una bellissima donna ma un po' sciacquetta, che fondamentalmente segue adorante il marito). Ho trovato a volte i ragionamenti dei personaggi estremamente esagerati (ma qui forse sono io, con la mia mancanza di empatia, che pecco). Gli orrori di Rachel nei confronti di alcuni aspetti così normali della quotidianità, la frustrazione degli amanti (ma non solo degli amanti, in generale di tutte le persone) che non riescono mai a comunicare, e più parlano più hanno l'impressione di non dire nulla, la sensazione che anche i matrimoni più riusciti siano una tomba per le persone coinvolte, che devono necessariamente piegarsi al compromesso. A volte ho trovato invece davvero interessanti i ragionamenti sulla futilità delle convenzioni sociali, sulla difficoltà di un matrimonio bilanciato, sul bisogno di fare qualcosa, piuttosto che continuare a parlare, parlare, parlare senza muovere un dito.

Nel complesso non posso dire che The Voyage Out mi sia piaciuto. E' stata una lettura lunghissima, sofferta. Allo stesso tempo però sicuramente è stata una lettura che mi ha fatto pensare, anche se in fin fine non ho idea di cosa volesse dire l'autrice (forse proprio niente, ecco la soluzione!). Diciamo che per il momento ho messo in programma per l'anno prossimo (quanto sono ambiziosa) la lettura di Night and Day, che è il successivo in ordine cronologico - sperando che non mi uccida, dato che il volume consta di ben 500 pagine.

Giudizio: 3/5

martedì 1 maggio 2012

215 - Agnes Browne ragazza

Autore: Brendan O'Carroll
Titolo: Agnes Browne ragazza
(Titolo originale: The Young Wan)
Traduzione: Gaja Cenciarelli
Edizione: Neri Pozza, 2009
Pag.: 232
ISBN: 9788854503618


Ultimo capitolo delle avventure di Agnes Browne, che a lungo mi (ci) ha tenuto compagnia (fin dal 2009, per quel che mi riguarda!) Per me il migliore in assoluto rimane I marmocchi di Agnes, mentre The Granny (l'unico che ho letto in lingua originale) si è guadagnato solo tre stelline, anche se - onestamente - non ricordo bene il perchè.

Le avventure di Agnes (accompagnata dall'irresistibile amica Marion) sono davvero divertenti (a dire al vero spesso anche strappalacrime) ma non mi ha convinto completamente tutta la prima parte del libro dedicata ai genitori di Agnes. Devo dire che non ero così curiosa nei loro confronti, piuttosto avrei voluto sapere di più sulla vita matrimoniale della protagonista, ma a questo proposito l'autore ci lascia a bocca asciutta, non sarà perché per caso si è voluto lasciare una possibilità per il futuro di riprendere in mano questa serie?

Ora in libreria possiamo trovare Birra e cazzotti, ma costa un po' fidarsi e lasciare i noti terreni del Jarro di Agnes Browne per addentrarsi in acque sconosciute. Brendan O'Carroll sicuramente verrà sempre ricordato come l'autore di questa bellissima serie ed è difficile già ora concepirlo in altre vesti (per quanto, mi sembra, non così diverse da quelle note, dato che Birra e cazzotti è comunque ambientato a Dublino). In realtà spulciando vari siti mi sono resa conto che in inglese si trovano (più o meno - usati, a prezzi folli) altri due libri: Bearded Brigants che è un libro di storia, e The Course, una commedia teatrale.

Giudizio: 4/5