lunedì 30 aprile 2012

214 - The No. 1 Ladies' Detective Agency

Autore: Alexander McCall Smith
Titolo: The No. 1 Ladies' Detective Agency
(Titolo italiano: non tradotto)
Edizione: Anchor 2003 (1998)
Pag.: 235
ISBN: 9781400034772

The No. 1 Ladies' Detective Agency


Questo è il primo volume della serie dedicata a Precious Ramotswe, titolare della Ladies' Detective Agency N. 1 di Gaborone, in Botswana. La serie è bellissima: una trama gialla lieve è lo spunto per parlare della vita di Precious, del Botswana, e di tutte le persone che lo rendono un paese apparentemente favoloso. Certo se dovessi mettere il dito nella piaga sottolineerei che l'autore è maschio, bianco e di origini scozzesi (è nato in Zimbabwe ma non conosco la sua vita) e che quindi la sua scelta di parlare di una donna, nera e africana non può che essere definito politicamente scorretto o per lo meno che la sua narrazione è inevitabilmente poco veritiera. Poiché però non siamo in aula, ma sto parlando di questa serie che leggo per diletto, sottolineo invece quanto sia piacevole leggere della vita di Precious, del suo approccio morale ma mai bigotto alla vita e alle sue vicissitudini, dell'evidente amore per l'Africa e in particolare per il Botswana (sia di Precious che dello stesso autore) delle piccole vicende quotidiane che sono però alla fine le più importanti per ogni persona.

The NO. 1 Ladies' Detective Agency non è mai stato tradotto in italiano, nonostante lo siano tutti i successivi della serie (tranne gli ultimi due, ma sono convinta che sia solo una questione di tempi tecnici). Secondo me il motivo risiede nel fatto che questo volume risulta molto più frammentario rispetto ai successivi (io finora ho letto Le lacrime della giraffa, Morale e belle ragazze e The Kalahari Typing School For Men). L'autore qui sembra ancora non aver deciso bene che piglio dare alla narrazione, e se è vero che, da conoscitori della serie, è certamente bello leggere del padre di Precious, della sua apertura dell'agenzia investigativa, e della proposta del signor Matekoni, è altrettanto vero che il romanzo si legge come una serie di raccontini che hanno come comune denominatore la protagonista Precious. Anche le vicende investigate sono parecchie e risolte nel giro di una paginetta. Diciamo che il talento di Alexander McCall Smith si è sicuramente raffinato nei volumi successivi e questo libro non è sicuramente imperdibile, ma se volete approfondire la conoscenza dei suoi protagonisti ricordate che è sempre una lettura piacevole.

Giudizio: 3/5

lunedì 23 aprile 2012

Banoffee Pie


L'altra settimana ero invitata a un matrimonio. Di solito in queste occasioni si mangia sempre molto bene (e troppo!) ma una cosa non mi ha mai convinta del tutto: la torta nuziale. Forse sono stata io sfortunata o forse dalla torta nuziale si esige solo che sia bella, fatto sta che ho deciso di premiarmi con una torta casalinga che mi compensasse per la mediocre meringata bianca. Ed ecco l'occasione giusta per fare una torta davvero semplicissima e buonissima (anche se, tempo, esageratamente calorica).

Io ho usato la ricetta di Mysia, che trovate qui, mentre la foto (io non ho decisamente fatto in tempo a farla) l'ho rubata da qui. Davvero questa ricetta prevede più un assemblaggio che della cucina vera e propria, l'unica cosa che vi richiederà un po' di pazienza è il procedimento per preparare la crema mou con una lattina di latte condensato, ma vi garantisco che ne vale decisamente la pena!

mercoledì 18 aprile 2012

213 - Imagined London

Autore: Anna Quindlen
Titolo: Imagined London. A Tour of the World's Greatest Fictional City.
(Titolo italiano:
Edizione: National Geographic, 2006 (2004)
Pag.: 176
ISBN: 9780792242079


Imagined London: A Tour of the World's Greatest Fictional City
Solo a me queste scarpe ricordano Il mago di Oz?


so much has been said, but many voices can be heard 

Anna Quindlen è una giornalista e scrittrice americana che fin dalla più tenera età è un'appassionata lettrice e che diventa ben presto un'anglofila in absentia, come dice lei stessa, cioè senza mai essere stata fisicamente in Inghilterra. Evitare un viaggio a Londra sembra per molti anni una missione: il motivo è la paura che la città non sia all'altezza delle sue enormi aspettative. Così Anna viaggia in poltrona fino a quando dopo i quarant'anni non cede (apparentemente, per la promozione di un suo libro). Questo è il resoconto di quel viaggio (e altri, successivi) e del tentativo di conciliare la Londra reale con la Londra creata dai libri.

Imagined London è una lettura estremamente piacevole per svariati motivi: Anna Quindlen ha una bella voce narrativa, parla di molti libri e scrittori (alcuni che conosco molto bene, altri solo di nome) e ovviamente parla di moltissimi posti di Londra che hanno una rilevanza letteraria particolare. La sua prosa è farcita di piccoli aneddoti, bocconcini di informazione che sono sicuramente piacevolissimi. Eppure Imagined London è per me il classico esempio di concept meraviglioso (appassionata lettrice visita Londra rivivendola alla luce delle sue letture anglofile) tradotto in un'esecuzione che non arriverei a definire sommaria, né fallimentare, ma piuttosto vagamente insoddisfacente.

La pecca più grande a mio avviso è la frammentarietà e la scarsa organizzazione del testo. I capitoli sono apparentemente organizzati per argomenti (l'impressione, almeno, è questa, inizialmente) ma non realmente. Di fatto i capitoli non sono organizzati né per argomenti, né per zone, né per autori o gruppi di autori, né seguono un itinerario reale. La confusione del testo non impedisce comunque di ammirare i riferimenti letterari, di prendersi nota di autori da approfondire o di libri da leggere, o di posti da visitare. Al di là di questo, è difficile puntare il dito sui difetti del libro (forse anche perché è il primo di questo genere che leggo).

Probabilmente per me è un problema il fatto che la narrazione è spesso impersonale. Mi spiego meglio. Quando leggo di viaggi nei blog che seguo, le persone si descrivono nell'atto di raggiungere un tal luogo (esempio: dove risiedeva l'editore di Charlotte Bronte) e pensare all'aneddoto legato (la visita di Charlotte al suo editore, che non riusciva a convincersi della sua identità - all'epoca i libri delle sorelle Bronte erano ancora pubblicati sotto pseudonimo). Continuando l'esempio delle Bronte, la blogger in questione passeggia per la City (qui era infatti l'ufficio dell'editore) cercando le cose che presumibilmente erano già lì nel 1848, anno della visita delle Bronte, e che loro potevano aver visto all'epoca. Questo approccio è meraviglioso perché mi dà l'impressione di essere a Londra con la narratrice, e anche di poter replicare personalmente la visita. La Quindlen invece parte dallo specifico (il suo amore per la lettura, e alcuni aneddoti personali) per virare sempre verso il generico (nel tal quartiere c'è una tal via e una tal casa eccetera eccetera) senza condividere un'esperienza personale. Nonostante questo, molti capitoli sono davvero belli (ad esempio quello che parla della distruzione di Londra durante la seconda guerra mondiale). Eppure, con un apporto personale maggiore, il libro sarebbe stato perfetto.

In ogni caso questa è una lettura che consiglio a chi è appassionato di Londra e di libri. Una sola avvertenza: l'autrice parla solo quasi di autori classici e per adulti. Quindi se non avete letto Thackeray, Dickens, Woolf, le sorelle Mitford potreste trovare poco interessante il parallelo letterario (oppure potreste cominciare a leggerli!). Qualche autore moderno c'è: P.D. James, Doris Lessing. Quello che manca è - ovviamente - tantissimo (non ne faccio una colpa all'autrice, come avrebbe potuto includere tutto?) ma soprattutto mancano riferimenti alla lettura per infanzia. Sto pensando soprattutto a J. K. Rowling ma anche a romanzi più classici come quelli di Barrie (Peter Pan) e sicuramente molti altri che non conosco o semplicemente che ora non mi vengono in mente. Detto questo, se il libro vi ispira ancora, vi invito caldamente a leggerlo!

Giudizio: 3/5

martedì 17 aprile 2012

Riepilogo di marzo


Mi ero quasi dimenticata del mio solito riepilogo mensile!

Stefania Bertola - Se mi lasci fa male 4/5
A.S. Byatt - The Children's Book 4/5
Carmen Laforet - Nada 5/5
Kristin e P.C. Cast - Tempted 2/5
Ian McEwan - Atonement (rilettura) 4/5
Deanna Raybourn - Dark Road to Darjeeling 4/5
Kate Morton - Una lontana follia 5/5
Stephen King - La lunga marcia 4/5
Nathanael West - Signorina Cuorinfranti 3/5
Margaret Power - Below Stairs 4/5
Richard Mason - Le stanze illuminate 5/5
Charlaine Harris - The Sookie Stackhouse Companion 3/5
Claudia De Lillo - Nonsolomamma 3/5
Lisa Kleypas - Il diavolo ha gli occhi azzurri 4/5

Un buon mese, direi. La serie della Casa della Notte è diventata ormai proprio scarsa, non so se proseguirò con i prossimi volumi. Non ho apprezzato molto West, ma non mi stupisco perché non è esattamente il mio genere. Per il resto tanti bei libri, alcune novità, alcune conferme, diverse letture leggere. Dopo una prima parte del mese in cui procedevo lentamente su The Children's Book (è un libro piuttosto denso) ho ripreso il ritmo e non mi posso lamentare nemmeno del numero di libri letti. Per i libri che non ho recensito sul blog potete vedere comunque un commento su aNobii o Goodreads. Come al solito, cerco di trovare un filo conduttore nelle mie letture, ma decisamente non c'è!

Buone letture a tutti!

lunedì 16 aprile 2012

212 - Desperate Remedies

Autore: Thomas Hardy
Titolo: Desperate Remedies
(non mi risulta essere tradotto in italiano)
Edizione: Gutenberg Project
Pag.: ---
ISBN: ---

Desperate Remedies

Cytherea e Owen rimangono orfani quando il padre cade da un'impalcatura e muore. Oltre al dolore per la loro perdita i due devono anche affrontare lo shock derivato dalla scoperta che il padre aveva perso tutti i suoi soldi  - e si era indebitato - a causa di alcuni investimenti sbagliati. Nonostante negli ultimi tempi avesse cercato di ristabilire la sua fortuna solo grazie al suo lavoro, senza più investire, era ovviamente ancora ben lungi dal raggiungere il suo obiettivo.

Fratello e sorella, divenuti oggetto principali dei pettegolezzi della loro cittadina, si trasferiscono a Budmouth, dove Owen ha trovato lavoro. Ben presto anche Cytherea si impiega come cameriera personale (e poi dama di compagnia) di una facoltosa dama, Miss Aldclyffe, che vive con l'anziano padre. Miss Aldclyffe si affeziona in modo subitaneo e anche un po' morboso a Cytherea, soprattutto dopo aver scoperto fra di loro un inaspettato legame che risale al passato. Miss Aldclyffe interferisce pesantemente nella vita privata di Cytherea, cercando di spingerla tra le braccia del suo nuovo sovrintendente, il signor Marston, che sembra rivestire per lei un interesse speciale. Man mano che la trama prosegue emergono segreti dal passato, coincidenze incredibili, insospettate alleanze e arditissimi intrecci melodrammatici.

Desperate Remedies è il secondo romanzo di Thomas Hardy: il primo, The Poor Man and the Lady, non fu mai pubblicato e il manoscritto venne distrutto - ne sopravvivono solo alcuni frammenti. Desperate Remedies fu un successo, anche se non tutti i critici furono ugualmente positivi al riguardo. Ho trovato questo romanzo davvero diverso dagli altri che ho letto di Hardy (Tess dei d'Ubervilles e The Mayor of Casterbirdge).

Anche se ho già avuto modo di sperimentare la vena melodrammatica di Hardy, in Desperate Remedies questa mi sembra enfatizzata dalla trama gotica e vittoriana - nell'utilizzo frequente di colpi di scena e altri trucchi in modo forse leggermente grossolano. L'autore sottolinea più volte avvenimenti apparentemente privi di significato facendoci capire con una cinquantina di pagine di anticipo che saranno il centro di un colpo di scena. Inoltre descrive alcuni importanti scambi di informazioni tra i personaggi senza svelarci subito il contenuto, ma richiamandone a più riprese l'impressione sulle persone coinvolte.

Da una parte mi sembra quasi che Hardy giochi in modo ironico con questi trucchetti, facendo l'occhiolino al lettore, dall'altra devo ammettere che funzionano, tanto che ho letto d'un fiato la seconda parte del romanzo, presa dall'ansia di scoprire il mistero, cosa che mai mi sarei aspettata da Hardy. E, anche se il racconto a suo modo è tragico, è evidente che siamo ben lontani dal capolavoro della miserevolezza che è Tess dei d'Uberville, cosa che è un sollievo nonostante la profonda bellezza di quel romanzo.

Anche se la caratterizzazione dei personaggi è sempre affascinante, con i piccoli vezzi, spesso universali o universalizzati da Hardy, con piccole frasi fulminanti, a volte devo ammettere che mi hanno pesato queste divagazioni filosofiche nel bel mezzo di una scena in cui stavo cercando di capire dove volesse andare a parare la trama.

In conclusione, decisamente un romanzo diverso da quello che mi aspettavo, sia nel bene che nel male.
Non che io mi possa lamentare, via, dato che alla fine è stata una lettura piacevole quanto inaspettata.

Giudizio: 3/5

venerdì 13 aprile 2012

211 - In sospeso

Autore: Anna Maxted
Titolo: In sospeso
(Titolo originale: Gettig Over It)
Traduzione: I. Rubini
Edizione: Tea, 2005
Pag.: 342
ISBN: 9788850208388

Non è la copertina della mia edizione, che non ho trovato


Martedì scorso dovevo scegliere un nuovo libro, dopo aver terminate, nel weekend di Pasqua, sia Jane Eyre che A Start in Life. Normalmente il passaggio a un nuovo libro per me non è un problema, in quanto ho una lista, una specie di prospettino mensile che normalmente - per pigrizia fondamentalmente - seguo abbastanza fedelmente. Capita però che ogni tanto il libro previsto non mi convinca al 100%. In questo caso era Desperate Remedies di Thomas Hardy, e ha rischiato di essere sostituito da un libro qualsiasi di quelli che mi interessano all'interno della long list per l'Orange Prize 2012. Ma non ero nemmeno convinta del sostituto, così ho deciso di restare su Hardy e in pausa pranzo ho iniziato Desperate Remedies. La sera, quando sono tornata a casa, quasi come un automa mi sono diretta verso la libreria, ho estratto In sospeso di Anna Maxted, mi sono buttata sul divano e, prima di rendermene conto, avevo già letto un centinaio di pagine.

Ora, io con Anna Maxted ho un rapporto burrascoso: tempo fa mi sono appassionata ai suoi libri (ovviamente non ricordo più che cosa ha contribuito a questa passione improvvisa) e ne ho chiesto un paio su Bookmooch (a dire il vero, temo di avere addirittura comprato uno dei due). Poi siccome sono un'accumulatrice, sono passati parecchi mesi e ho letto finalmente il primo, Io ci provo, che credo sia anche il più conosciuto. E non mi è piaciuto molto. Il problema con la chick lit è questo: le trame sono altamente improbabili e le protagoniste spesso sono antipatiche, o meglio, hanno dei comportamenti assurdi, fastidiosi e spesso molto, molto moralmente eccepibili. Se la scrittrice è brava, ci permette di sospendere l'incredulità e di divertirci e basta. Ma la Maxted non è così brava.

In In sospeso la protagonista, Helen Bradshaw, è la classica ventiseienne londinese con un lavoro in un giornale, un fisico non perfetto, una storia amorosa fallimentare e una stanza in subaffitto in un appartamento che condivide con due ragazzi. All'improvviso il padre ha un infarto molto serio, viene ricoverato in ospedale e dopo qualche ora muore. Chiamata in ospedale Helen è sconvolta, ma non riesce ad impedirsi di pensare che tutto ciò valga almeno una settimana di ferie. E dopo il funerale, Helen 'dimentica' di rispondere o ricambiare le chiamate della madre per una settimana buona. Ma la cosa più assurda è che il messaggio del libro è che il comportamento di Helen non è quello di una figlia degenere, ma semplicemente quello di una persona che sta negando il dolore, e che deve fermarsi e cercare di accettarlo e poi gestirlo. Come già in altri romanzi chick lit, ho notato che è davvero difficile conciliare il tono leggero con le tematiche serie, se poi addirittura - come in questo caso - parliamo di un tono farsesco, la missione diventa impossibile.

Nonostante tutto ho assegnato un voto di tre su cinque perché la lettura è stata davvero coinvolgente. Non capisco che cosa, esattamente, mi abbia davvero interessato, probabilmente il fatto che non dovevo concentrarmi sulla lettura, ma seguirla passivamente e indignarmi ogni tanto. Aggiungo che il libro è davvero lungo, tant'è che a un certo punto l'autrice inserisce un'altra trama (amica maltrattata dal compagno) e un ulteriore possibile oggetto d'amore per la protagonista (amico di sempre che si innamora istantaneamente dell'amica maltrattata) aumentando la confusione e lo sconcerto.

Giudizio: 3/5

mercoledì 11 aprile 2012

Muffin alle fragole

Questa volta la foto è mia, scusate per la bruttezza!


Questo scorso weekend ho cucinato questi buonissimi muffin con le fragole. Mi dispiace che non ci siano rimandi letterari per questa ricetta che è davvero semplice e di sicuro successo. Ecco la ricetta, che ho preso da qui:


Fresh Strawberry Muffins

113 gr burro ammorbidito
150 gr zucchero
1 uovo
260 gr farina
due cucchiaini di lievito
mezzo cucchiaino di sale
125 gr latte
mezzo cucchiaino di vaniglia*
340 gr fragole
tre cucchiaini di zucchero
mezzo cucchiaino di cannella

Le misure sono un po' bizzarre perché sono conversioni dalle misure originali in cups (che comunque potete trovare nel link che ho inserito sopra, se preferite usare quelle). Per la conversione ho usato questa utilissima tabella.

Mescolare burro e zucchero Setacciare la farina con il lievito e il sale in una piccolo ciotola. Aggiungere la mistura di farina e il latte alternativamente alla mistura di burro. Aggiungere delicatamente le fragole (Tenere da parte mezza fragola per muffin - dovrebbero risultare dodici muffin).

Distribuire la miscela negli stampi da muffin. Mischiare i tre cucchiaini di zucchero e la canella e spruzzare sopra i muffin (aggiungere la mezza fragola tenuta da parte)


Cucinare a 200° per 20-25 minuti. Produce una dozzina di muffin. Assicuratevi di mangiarli il giorno in cui vengono cucinati, perchè non sono molto buoni il giorno successivo. Questa frase è tradotta direttamente dal blog di cucina da cui ho preso la ricetta. Personalmente posso dire che abbiamo mangiato gli ultimi due muffin a colazione il giorno dopo la cottura e li abbiamo graditi molto senza notare differenze. Forse è perché li ho lasciati all'aperto e non chiusi in un contenitore. In ogni caso, difficilmente ne avanzerete molti! Riescono morbidissimi, estremamente profumati di fragola, e con un tocco speziato donato dalla cannella (è davvero un tocco, niente affatto pesante).

* io ho usato l'aroma, ma immagino che il top sarebbe l'estratto di vaniglia vera.

martedì 10 aprile 2012

210 - A Start in Life

Autore: Anita Brookner
Titolo: A Start in Life
(non tradotto in italiano)
Edizione: Penguin, 1991 (1981)
Pag.: 176
ISBN: 9780140147438

Non è la copertina della mia edizione, che non ho trovato.

Anita Brookner è una scrittrice piuttosto nota, per lo meno in certi ambienti e in certi blog, soprattutto inglesi, o filo-britannici. Addirittura alcuni blogger hanno creato un International Anita Brookner Day, con tanto di blog. A Start in Life (pubblicato negli Stati Uniti con il titolo The Debut) è proprio il romanzo di debutto della Brookner, che esordì alla tenera età di 53 anni, dopo una carriera accademica e di insegnante. Il romanzo ha sicuramente molti punti di contatto con la vita della sua autrice.

La protagonista è Ruth Weiss, che all'età di quaranta anni, affermata accademica ed esperta di Balzac, e delle donne in Balzac in particolare, ritiene che la sua vita sia stata rovinata dalla letteratura: Dr. Weiss, at forty, knew that her life had been ruined by literature. Da qui parte una lunga reminiscenza della sua infanzia, adolescenza e gioventù. Afflitta da due genitori narcisi ed infantili, Ruth viene in realtà cresciuta dalla teutonica nonna, che riesce a fornirle la stabilità di cui tutti i bambini hanno evidentemente bisogno. Ruth cresce però insicura e trova rifugio, fin dalla più tenera età, nei libri e - soprattutto - nella moralità dei libri.

La letteratura ha rovinato la vita di Ruth non perché lei ha vissuto troppo nei libri e poco nel mondo reale, o perché si aspettava dal mondo reale qualcosa che eguagliasse il mondo della letteratura. Il problema principale è che Ruth ha imparato dai libri (e specialmente da Dickens) che la moralità viene premiata. Ha imparato che fare la cosa giusta, fare il proprio dovere, obbedire, portano ad una vita migliore, a un premio. E si è resa conto troppo tardi che non è così, e che la vita, fondamentalmente, premia i cattivi. Oddio, non proprio i cattivi, diciamo i furbetti, coloro che non si fanno particolari problemi a seguire la propria strada, a chiedere, ad ottenere.

E alla fine della riflessione sulla sua vita, io non ho visto in Ruth una epifania, la volontà di ricominciare davvero la propria vita. Nella frase finale Do you think anyone will notice? vedo molto di più che un interrogativo sui nuovi capitoli del suo libro. Mi sembra una domanda esistenziale, il riconoscimento di una vita ormai impostata in un certo modo. Un riconoscimento ironico, questo si, ma comunque una specie di accettazione del proprio fato. Non ho percepito una volontà di cambiamento.

Ci sono diverse caratteristiche che vanno tenute in considerazione, quando si approccia questo libro: non è un libro che ha una trama particolare. Certo, è la storia di Ruth, e la storia dei suoi genitori, e in parte anche la storia dei pochi comprimari. Eppure non ci sono grandi eventi, o eventi trattati in modo drammatico, ma semplicemente la descrizione di vite tutto sommato comuni. La grandezza del romanzo risiede proprio nella descrizione psicologica dei personaggi. La seconda caratteristica è la tristezza, di cui il romanzo è permeato (come dicevo sopra, non ho trovato il finale particolarmente allegro - nemmeno deprimente, se è per questo). Eppure io ho trovato il romanzo gradevole, godibile: la Brookner ha un senso dell'umorismo, un sarcasmo, che mi hanno impedito di di percepire solo la tristezza. Probabilmente lei non si prende sul serio, non prende sul serio i suoi personaggi, e fa in modo che nemmeno i personaggi si prendano poi così sul serio. Ovviamente non aspettatevi grasse risate, forse nemmeno sorrisetti. Diciamo più che altro la piacevolezza del riconoscere, spesso e volentieri, decisi sprazzi di arguzia. Per finire, avviso che il romanzo, pur breve, è particolarmente denso. Non solo si presta a una rilettura, ma anche a una prima lettura lenta, ponderata, e alla rilettura di qualche paragrafo per assorbire bene il tutto. Ma ne vale davvero la pena.

Giudizio: 4/5

lunedì 9 aprile 2012

209 - Jane Eyre

Autore: Charlotte Brontë
Titolo: Jane Eyre
(Titolo italiano: Jane Eyre)
Edizione: Barnes and Nobles, 2005 (1847)
Pag.: 592
ISBN: 9781593081171
Rilettura.

Jane Eyre

Reader, I married him.

Credo sia inutile soffermarsi sulla trama di un romanzo così noto, famoso ed apprezzato (nonché oggetto di innumerevoli riduzioni cinematografiche e non). Che cos'è che rende questo romanzo così apprezzato? Forse è la sua natura camaleontica. A seconda della prospettiva, Jane Eyre può risultare estremamente tradizionale (il lieto fine che premia l'eroina virtuosa) che coraggiosamente provocatorio (la donna che osa pensare con la sua testa, perseguire i propri ideali, rispettare i propri principi e formare il proprio carattere piuttosto che cedere ignominiosamente al primo assalto mascolino). E via dicendo, perché c'è chi (Virginia Woolf) reputava Jane Eyre eccessivamente pervaso dalla rabbia, chi invece (la critica femminista moderna) lo reputa troppo poco rabbioso (fonte: l'introduzione di Susan Ostrov Weisser della mia edizione - Barnes and Nobles Classics). E per questo probabilmente quasi ogni lettore trova in questo romanzo qualcosa di affascinante: la Romantica storia d'amore (uso l'aggettivo con la R per identificare l'appartenenza alla corrente letteraria), la oscura storia gotica, il romanzo di formazione, la critica sociale.

A me personalmente Jane Eyre piace per la sua indipendenza, per la sua volontà di essere prima una persona, con idee precise e individuali, e poi parte di una coppia, o oggetto/soggetto amoroso. E non è che sia una cosa così banale neppure al giorno d'oggi, figuriamoci nell'Ottocento. E se è vero che a tratti Jane appare eccessivamente dura, eccessivamente autonoma, è perché in quel momento era l'unico modo per farsi sentire, e poi perché sì, probabilmente nel romanzo traspare la rabbia di una donna vera, l'autrice di questo testo, che lottava in un mondo estremamente maschilista.

Devo ammettere che la prima parte del romanzo mi ha annoiata e infastidita, tanto che mi ero pentita della mia decisione di rileggere. Jane Eyre bambina a mio avviso è inquietante. La zia sicuramente è malvagia ma forse in parte è comprensibile la sua repulsione nei confronti di questa trovatella che con lei non ha nessun legame di sangue e che non riesce ad essere minimamente accattivante. E poi Jane Eyre bambina è _estremamente_ rabbiosa e melodrammatica. Quando poi si trasferisce alla scuola di Lowton il suo carattere migliora parecchio (certo, è anche merito dell'ambiente in parte differente) ma ho trovato obbrobrioso il sentimentalismo religioso della sua cara amica Helen (che mi pare sempre una versione di Beth di Piccole Donne). Per fortuna Jane Eyre non è una bigotta né una bacchettona, e riflette seriamente sui principi che intende seguire nella sua esistenza, rifiutandosi sempre di accettare quelle norme comuni e rispettate che però lei ritiene ingiuste.

Sicuramente cercherò prossimamente di leggere altro di Charlotte Brontë e forse addirittura la biografia scritta da Elizabeth Gaskell, che per quanto imparziale deve essere molto affascinante.

Giudizio: 4/5

giovedì 5 aprile 2012

208 - Something Rotten

Autore: Jasper Fforde
Titolo: Something Rotten
(Titolo italiano: C'è del marcio)
Edizione: Hodder & Stoughton, 2005 (2004)
Serie: Thursday Next, #4
Pag.: 393
ISBN: 9780340825952

Something Rotten (Thursday Next, #4)


A ottobre quest'anno a quanto pare uscirà The Woman Who Died a Lot, che è il _settimo_ volume della serie dedicata a Thursday Next. Ho così notato di essere parecchio indietro (specialmente considerando che mi piacerebbe leggere anche le altre serie che ha scritto Fforde) e ho pensato che quest'anno non mi dispiacerebbe rimettermi in pari, cosa che però potrebbe essere un po' complicata dalla mia convinzione che i libri di Fforde non si possano leggere in modo troppo ravvicinato. Vedremo, nel frattempo mi sono gustata questo quarto volume, Something Rotten.

Dopo il primo capitolo, ho fatto qualche ricerca su aNobii e Goodreads, in quanto ero convinta di essermi persa qualche pezzo per strada, e invece no: Friday, il figlio di Thurday, è davvero nato ed ha la bellezza di due anni. Due anni che entrambi hanno trascorso all'interno dei libri, Thursday lottando contro i cambiamenti di trama e Friday arrampicandosi sui mobili insieme alla sua tata gorilla. La vita è bella ma Thursday non si sente davvero a casa:

But despite all these moments of wonder and delight, my heart belonged back home in Swindon and to a man named Landen Parke-Laine. He was my husband, the father of my son, he didn't exist, and I loved him.
---
When I started this job it was great fun, as it still was for Bradshaw. But just lately the enjoyment had waned. It was no good. I'd had enough. I needed to go home.

Certo il ritorno a casa non è semplice, e non solo perché Thursday ha lasciato il mondo reale un po' precipitosamente ed alcune cose si sono accumulate, come ad esempio il rosso del conto in banca:

'So the rest of my overdraft is-?'
'Interest on the money we lent you, interest on the interest we lent you, letters asking for money that we know you haven't got, letters asking for an address that we knew wouldn't reach you, letters asking whether you got the letters we knew you hadn't received, further letters asking for a response because we have an odd sense of humour - you know how it all adds up!'

Thursday deve anche ritrovare suo marito Landen, che è stato eradicato, trovare una baby sitter per Friday, tornare al lavoro per pagare i debiti, far vincere alla squadra di croquet di Swindon la prossima partita, pena la distruzione di tutta l'umanità pianeta incluso, e far passare oltreconfine vari camion di libri danesi proibiti. Senza contare la Goliath Corporation, sempre più forse, e ora in procinto di trasformarsi in religione, e Kaine, il politico che sta per diventare dittatore e che proviene da un romanzo, oppure Amleto, che è in 'vacanza' nel mondo reale e non può tornare nella sua tragedia perché gli altri personaggi, in sua assenza, si sono ribellati...

mercoledì 4 aprile 2012

Seed Cake

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La foto proviene dal blog Cooking For Seven

A chi non piace iniziare la mattina con una buona fetta di torta? Magari non tutti i giorni, ma il sabato e la domenica, quando c'è più tempo per fare colazione con calma leggendo il giornale, spulciando i propri blog preferiti o immersi in un libro. A me piace cucinare un dolce alla settimana, anche se non sempre ci riesco. Ultimamente ho notato che le mie creazioni hanno uno sfondo letterario che ho deciso di sfruttare...

We will be a small party, but a merry enough one, I think, if our chief cook can manage the seed cakes. There is always trouble with the seed cakes.
Deanna Raybourn - Dark Road to Darjeeling
Having invited Helen and me to approach the table, and placed before each of us a cup of tea, with one delicious but thin morsel of toast, she got up, and unlocked a drawer, and taking from it a parcel wrapped in paper, disclosed presently to our eyes a good-sized seed-cake.
"I meant to give each of you some of this to take with you," said she; "but as there is so little toast you must have it now," and she proceeded to cut slices with a generous hand.
Charlotte Brontë - Jane Eyre
“I don’t mind some cake - seed-cake, if you have any.” “Lots!” Bilbo found himself answering, to his own surprise; and he found himself scuttling off…to a pantry to fetch two beautiful round seed-cakes which he had baked that afternoon for his after-supper morsel.
J. R. R. Tolkien - The Hobbit


La seed cake* inglese è una torta arricchita di caraway seeds (semi di cumino, anche se in realtà ho ancora un dubbio che caraway sia qualcosa di leggermente diverso dal cumino) che veniva spesso cucinata, in epoca vittoriana, in particolare per i pic nic, e che si mangiava dopo pasto, magari accompagnata da un bicchierino di Madeira, per i poteri digestivi dei semi di cumino, oppure anche all'ora del tè. I semi di cumino hanno un gusto aromatico e tendente al sapore dell'anice. Il loro uso in un preparato dolce mi lasciava un po' perplessa ma ho voluto provare e devo dire che il risultato è stato ottimo! Si tratta di una torta morbida, umida e pastosa, in cui la dolcezza dell'impasto bilancia il gusto aromatico dei semi di cumino. Perfetta per la colazione o per una pausa ristoratrice.

Vi lascio con il link a un paio di ricette, io ho utilizzato la prima, con la differenza che i miei semi non erano freschi, ma secchi.

http://marriedanirishfarmer.com/2010/09/30/caraway-seed-cake/

http://www.cookingforseven.com/2010/05/seed-cake/

* in realtà 'seed cake' può indicare una certa varietà di torte, ma nel nostro caso è quasi certo che si trattasse della caraway cake, tipicamente inglese.