sabato 31 dicembre 2011

Recensione 186 - The Radleys

Autore: Matt Haig
Titolo: The Radleys
(Titolo italiano: La famiglia Radley)
Edizione: Canongate, 2010
Pag.: 384
ISBN: 9781847678607

The Radleys

Era da un po' che tenevo d'occhio Matt Haig, soprattutto grazie al suo Il club dei padri estinti, senza essere però abbastanza invogliata da leggere qualcosa di suo. Almeno fino a quando non ho sentito parlare di questo The Radleys. Purtroppo è quasi impossibile aver sentito nominare questo romanzo e non sapere di cosa parla, per cui se non volete spoiler è meglio che smettiate di leggere, non riuscirò nemmeno io a circumnavigare il grande segreto della famiglia Radley.

La trama è semplice: siamo in un paesino rurale dell'Inghilterra, abbastanza rurale da non avere un suo ufficio postale, anche se non abbastanza da evitare che gli abitanti siano composti per la maggior parte da benestanti e borghesi famigliole. I Radley non fanno eccezione: Helen e Peter si sono trasferiti qui da Londra diciassette anni prima, quando la gravidanza di Helen ancora non si vedeva. Ora si sono inseriti quasi perfettamente nella piccola comunità borghese, pettegola e omologante. Certo, ci sono state delle stranezze... ma poche, e sicuramente non così importanti. Non tanto da tradire il loro grande segreto, comunque. Anche perché nemmeno i loro due figli, il diciassettenne Rowan e la quindicenne Clara, sono a conoscenza di questo segreto.

E' davvero una fonte di comicità l'idea di prendere una famiglia di vampiri (ebbene sì, ve l'avevo detto che avrei spoilerato) e collocarla in un contesto molto British e molto middle-class. L'idea che i disagi fisici e psicologici dei due adolescenti Rowan e Clara siano semplicemente il frutto della loro (non volontaria) astinenza da sangue umano o di vampiro, è quasi esilarante (gli sfoghi di Rowan, la protezione solare 70, la scelta di Clara di diventare vegana nella speranza che gli animali la lascino avvicinare...). Il romanzo parte davvero bene, utilizza il tema del vampirismo, così abusato, come scusa per indagare nei piccoli drammi domestici di una famiglia qualsiasi.

Fino a quando i piccoli drammi domestici non si trasformano in un unico, grande dramma, e sfortunatamente di proporzioni extra-domestiche: Clara, esacerbata dalla dieta vegana e provocata dalle attenzioni indesiderate di un compagno di scuola, lo mangia. Ebbene sì, il sangue proveniente da una piccola ferita inferta al ragazzo per autodifesa scatena la vera natura di Clara, che si abbandona a una vera e propria carneficina, per fortuna in assenza di testimoni. Sfortunatamente questo episodio è il momento in cui questo romanzo diventa un gran minestrone.

Invece di concentrarsi sulle conseguenze strettamente familiari (o magari anche comunitarie) di questo evento, l'autore tira fuori dal cappello altri due filoni narrativi che si intrecciano sovrastando le altre tematiche del romanzo. Nello shock provocato dalla presenza di un cadavere di cui liberarsi, Peter chiama il fratello Will, anche lui vampiro ma ancora attivo. L'entrata in scena di Will è un grande fattore di turbamento per una storia del passato che dovrebbe rimanere segreta. Il personaggio di Will è inoltre il classico stereotipo del vampiro romantico, maledetto e megalomane (e affascinante, chiaramente) che stona parecchio in un romanzo che si supponeva avesse un intento satirico. Dall'altra parte entra in gioco una fantomatica forza di polizia speciale che si occupa dei vampiri, premurandosi anche di tenere la loro esistenza nascosta al pubblico, ovviamente. Costoro hanno ben capito che cosa è successo al ragazzo mangiato e non esitano a piazzare la tenda di fronte a casa Radley.

Il tutto si trascina fino a un finale tragico, drammatico e zuccheroso, lontano anni luce dall'esordio del romanzo, ma non in senso positivo. Nel complesso una lettura carina e sicuramente godibile, ma anche un'occasione mancata.

Giudizio: 3/5

venerdì 30 dicembre 2011

Recensione 185 - 22/11/'63

Autore: Stephen King
Titolo: 22/11/'63
(Titolo originale: 11/22/63)
Traduzione: Wu Ming
Edizione: Sperling & Kupfer, 2011
Pag.: 768
ISBN: 978-88-200-5135-8


Una premessa è doverosa: io _adoro_  indiscriminatamente zio Steve, sin da quando, molti anni fa, mio padre portò a casa dei vecchi tascabili e io scoprii alcune delle pietre miliari della mia carriera di lettrice, fra cui sicuramente Il signore degli anelli e It. E' bizzarro, perché non sono mai stata un'amante del fantasy classico, né dell'horror, anche se ovviamente, con questi precedenti, ci ho provato. Eppure sebbene sia pronta ad ammettere che Il Silmarillion è una palla pazzesca e alcuni libri di King potrebbero non essere questo granché, nel complesso è davvero difficile per me sentirmi delusa da uno di questi tomi, che mi riporta ineluttabilmente al periodo della mia preadolescenza, quando passavo interi pomeriggi sui libri senza il minimo rimorso di coscienza.

Detto questo, la trama (anche se la saprete tutti a memoria, ormai): Jake Epping è un professore di lettere del liceo. I suoi studenti probabilmente lo considerano un ganzo, per essere un professore, ma sicuramente non è il classico eroe che salva il mondo. Quando il ristoratore e amico Al gli svela il segreto della dispensa del suo negozio, però, il mondo di Jake vacilla. Un varco spazio-temporale (o, come lo chiama il narratore, la tana del coniglio) che porta direttamente nel Maine del 1958. Al spiega a Jake di come lui volesse aspettare il 1963 e impedire l'assassinio del presidente Kennedy, e di come il suo piano fosse ora reso impossibile da un cancro incurabile, già nello stadio terminale. Ad Al serve un sostituto, e Jake è il candidato perfetto.

Leggendo i primi capitoli, mi sono chiesta perché King abbia deciso di scegliere l'assassinio di Kennedy come evento cardine da impedire. E visto come è andata a finire (chi ha letto, sa) dubito che lui volesse identificare Kennedy, o la sua opera politica, come il lato positivo della storia. Tempo fa lessi che l'omicidio di Kennedy rappresentò, per gli Stati Uniti, la perdita dell'innocenza. Nel romanzo il narratore nota spesso come la gente negli anni '50 fosse ancora molto fiduciosa e ingenua. Secondo me King gioca con l'idea che un singolo evento abbia avuto - e possa ancora avere, nell'ipotesi di un viaggio nel tempo - così tanta importanza per una singola nazione, e anzi per tutto il mondo. Forse King vuole ricordarci come sia più importante fare piccole scelte giuste nel nostro quotidiano, operare piccoli cambiamenti, piuttosto che sognare una formula magica che ci permette di rimettere tutto a posto senza fatica. Perché chiaramente questa non è una scelta operabile, e comunque, anche se lo fosse, forse non sarebbe la soluzione giusta. In ogni caso, non credo sia questo il punto. L'idea del viaggio nel tempo è solo un mezzo per parlare di storia, di responsabilità morale, di fato e di amore. Come dice King in un'intervista , è come I viaggi di Gulliver: a nessuno importa sapere perché esistono degli uomini minuscoli, se c'è stata una mutazione genetica o cosa, importa solo che essi esistano nella mente di uno scrittore, di modo che si possano utilizzare per stimolare una riflessione sulla vita reale.

E certamente questo romanzo ci fa pensare a che cosa noi cambieremmo del passato, se solo ne avessimo la possibilità. Saremmo egoisti a voler salvare qualcuno della nostra famiglia? Oppure torneremo indietro nel tempo per fermare Hitler, o evitare la strage delle Torri Gemelle? Ma soprattutto questo romanzo ci fa riflettere sulle scelte quotidiane, sulle piccole azioni che ognuno di noi può compiere, e compie, ogni giorno. E King ci fa appassionare alla storia di un ragazzone cresciuto per essere un rude sportivo che scopre di avere un incredibile talento nella recitazione. O alla storia di una bellissima e goffa ragazza che ha avuto la sfortuna di sposare uno squilibrato. E ci appassiona così tanto da farci quasi dimenticare perché siamo qui, a leggere questo libro. E questa è magia.

Giudizio: 5/5

giovedì 29 dicembre 2011

Recensione 184 - Se niente importa

Autore: Jonathan Safran Foer
Titolo: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?
(Titolo originale: Eating Animals)
Traduzione: Irene Abigail Piccinini
Edizione: Guanda, 2010 (prima pubblicazione 2009)
Pag.: 365
ISBN: 978-88-6088-113-7

Se niente importa: Perché mangiamo gli animali?


Jonathan Safran Foer è noto per essere l'autore dei due romanzi Ogni cosa è illuminata (Everything is Illuminated) e Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close). Li ho letti entrambi, apprezzandoli molto, anche se non è mai scattato quell'innamoramento letterario che mi sarei aspettata. Quando è stato pubblicato questo suo saggio, ero interessata, ma solo fino a un certo punto: non sono vegetariana e devo ammettere di non essere nemmeno particolarmente interessata alla questione del mangiare etico o biologico. Leggendo diverse recensioni positive mi sono però incuriosita e, in occasione della mia ultima sortita in biblioteca per recuperare una graphic novel di Manuele Fior, ho portato a casa anche questo volume.

In occasione della gravidanza della moglie (Nicole Krauss, anch'essa apprezzatissima romanziera), Foer si interroga su molti aspetti della sua vita, e in particolare sulle sue scelte alimentari. Vegetariano da anni, ma in modo altalenante, Foer sente di dover prendere una decisione netta, in modo da poter spiegare al figlio, eventualmente, nel futuro, il perché di una scelta vegetariana. E decide di chiarirsi le idee effettuando un'indagine, di piglio molto giornalistico, su come gli animali vengono allevati e macellati. La sua disamina riguarda gli Stati Uniti, ma non credo che in Europa le cose possano essere molto diverse.

Le conclusioni di Foer, supportate da dati precisi (pagine e pagine di note e fonti) sono queste: l'industria alimentare americana, per poter fornire al cliente ciò che egli desidera - ovvero molta carne, e a prezzo basso -, utilizza un tipo di allevamento industriale intensivo che punta non alla qualità del cibo prodotto, quanto alla quantità e al guadagno ricavabile pur mantenendo basso il prezzo finale. Questo significa accurata selezione genetica per garantire il massimo rendimento e manipolazione delle fasi di crescita dell'animale per anticipare quanto possibile il momento della macellazione. Ma dal punto di vista etico, o comunque dal punto di vista del consumatore, queste scelte significano che:

- nell'allevamento intensivo gli animali vengono trattati con una incredibile crudeltà, tale che qualsiasi persona si sentirebbe male assistendovi; inoltre la selezione genetica implica lo sviluppo di patologie molto dolorose;
- nell'allevamento intensivo gli scarti di produzione e le feci provocano un inquinamento molte volte maggiore rispetto ad un allevamento tradizionale;
- nell'allevamento intensivo gli animali vengono imbottiti di medicinali e antibiotici per evitare le malattie tipiche degli allevamenti intensivi e degli animali selezionati geneticamente.

Foer è abbastanza onesto da dare voce anche alla parte opposta: l'allevamento intensivo è l'unico tipo di allevamento che permette di fornire il quantitativo di carne richiesta. La gente non vuole mangiare meno carne, né tanto meno vuole pagarla di più. E ammette che certi cibi di origine animale hanno un significato culturale molto forte nella società occidentale. Eppure l'allevamento intensivo, per come funziona oggi, non è un sistema eticamente accettabile (e probabilmente non è accettabile nemmeno dal punto di vista della salute). Questo si può chiaramente capire grazie a questo video, la cui visione richiede solo poco più di dieci minuti.

Devo ammettere onestamente che non credo sarò mai in grado di diventare vegetariana. E' una scelta complicata, socialmente e a livello familiare. Inoltre sono convinta che l'uomo sia un animale onnivoro, e sia culturalmente che a livello di salute mi sentirei a disagio al pensiero di rinunciare a carne, pesce, uova, latticini. D'altra parte venire a conoscenza di come questi cibi arrivano alle nostre tavole rende necessario riflettere sulle nostre scelte, e farle in modo più consapevole, accettando se possibile di fare qualche sacrificio in più.

Nel complesso la lettura di questo saggio è sicuramente interessante e utile da un punto di vista etico e di salute, ma non la definirei indispensabile. Foer si concentra di più sull'elencazione di come funzionano gli allevamenti e i macelli, informazioni ripetute e ripetute ad nauseam nella parte centrale/finale del libro, al punto che ci si infastidisce e annoia mentre si leggono cose che dovrebbero invece riempirci di orrore. Stilisticamente, lo considero un passo falso. Inoltre mi aspettavo che ci fosse una parte più ampia di riflessione etica sulla sua scelta, sulla scelta di Foer come persona, ma questa parte in realtà non è molto sviluppata.

Giudizio: 3/5

mercoledì 28 dicembre 2011

Recensione 183 - The Joy Luck Club

Autore: Amy Tan
Titolo: The Joy Luck Club
(Titolo italiano: Il circolo della fortuna e della felicità)
Edizione: Vintage, 1991 (prima pubblicazione: 1989)
Pag.: 287
ISBN: 9780749399573

The Joy Luck Club

Nel 1949 quattro donne Cinesi recentemente immigrate a San Francisco, iniziano ad incontrarsi per giocare a mahjong, parlare e mangiare insieme, formando il circolo della fortuna e della felicità che dà il titolo a questo romanzo. La loro filosofia di vita è festeggiare quello che si possiede piuttosto che commiserarsi. Una generazione più tardi, le loro storie si intrecciano con quelle delle figlie: le madri cercano di rivelare i segreti della loro vita e di plasmare le figlie secondo i propri desideri; le figlie sono visceralmente legate alle madri anche quando le rifiutano, o rifiutano il loro modo di vivere.

Anche se questo romanzo tratta in modo specifico le problematiche del rapporto madre-figlia all'interno di un contesto di immigrazioni in un paese completamente diverso da quello di origine, i temi sono molto più generali e condivisibili di quanto non si possa credere. Le aspettative materne si scontrano con i tentativi di integrazione delle figlie, ma l'oggetto della narrazione non è tanto il rapporto tra immigrato di seconda generazione e paese di adozione, bensì lo scontro di generazioni che ha luogo in parte per motivi legati all'immigrazione, ma in buona parte anche proprio per motivi universali.

La cosa più curiosa è che in questo romanzo la maggior parte delle figlie, dopo aver rifiutato i valori imbarazzanti delle madri, scopre su di loro cose mai sapute, che risalgono alla loro vita in Cina, e che aprono una prospettiva completamente nuova e inaspettata. E le madri stesse, pur tacendo del loro passato nella maggior parte dei casi, desiderano che le figlie percepiscano le loro aspirazioni e realizzino i loro sogni, e alla fine delle storie questo scambio di visioni in qualche modo si realizza.

Giudizio: 4/5

martedì 27 dicembre 2011

Recensione 182 - Pyongyang

Autore: Guy Delisle
Titolo: Pyongyang
(Titolo italiano: Pyongyang)
Edizione: Drawn and Quarterly, 2005 (prima pubblicazione 2002)
Pag.: 184
ISBN: 9781896597898

Pyongyang: A Journey in North Korea

Questa graphic novel è il resoconto di due mesi passati da Guy Delisle nella Corea del Nord nel 2001. Uno dei pochi occidentali ad ottenere l'accesso a questa misteriosa nazione, Delisle racconta la sua peculiare esperienza mentre lavora per una compagnia di animazione francese.

Anche se è cosa nota che la Corea del Nord è una nazione molto chiusa, in cui gli occidentali raramente riescono ad entrare, e comunque praticamente mai riescono a vedere la 'vera' vita coreana, devo dire che questo romanzo è stato una delusione. Bellissimi i disegni, e comunque interessante la narrazione perché, applicando un filtro ai commenti decisamente negativi di Delisle, qualcosa arriva, ma è proprio l'atteggiamento del narratore che mi ha lasciata alquanto perplessa (e mi ha portato, a distanza di giorni dalla lettura, ad abbassare il giudizio).

Può essere che Delisle stia utilizzando una qualche tecnica narrativa che io non riesco a recepire, ma in generale mi sembra che il suo giudizio sui nord coreani sia davvero impietoso, e che non tenga in considerazione la loro storia e la loro cultura. Il fatto stesso che Delisle stia lavorando per una compagnia francese di animazione che ha sede in Pyongyang per motivi economici non viene affrontato, così come non si parla di politica estera (se non per ridicolizzare l'apparente incrollabile mito dell'intromissione degli Stati Esteri che impedisce l'unione tra Corea del Nord e Corea del Sud.) Nonostante sia chiara la difficoltà di approfondire la conoscenza della vita della nazione senza filtri, è evidente che Delisle ha i suoi bei pregiudizi, di cui è inconsapevole, o di cui non si cura. Non solo non tenta di andare oltre la superficie, ma sembra agire in modo ostile e anche sovversivo, senza rendersi conto che è in un paese 'altro', dove comunque sarebbe buona cosa portare del rispetto nei confronti di una cultura differente dalla nostra, ma non necessariamente peggiore, nonostante il regime dittatoriale della Corea del Nord non sia certamente auspicabile né sostenibile.
Non riesco a dare un giudizio netto su questa opera, che mi riservo di valutare in occasione della lettura di altre graphic novel di Delisle.

lunedì 26 dicembre 2011

Recensione 181 - Il settimo conte di Lucan

Autore: Muriel Spark
Titolo: Il settimo conte di Lucan
(Titolo originale: Aiding and Abetting)
Traduzione: Clauda Valeria Letizia
Edizione: Adelphi, 2002 (pubblicazione originaria: 2000)
Pag.: 148
ISBN: 9788845916779

Il settimo Conte di Lucan

Questo romanzo di Muriel Spark si basa su un fatto di cronaca vero: nel 1974 un uomo penetrò nella casa di Belgravia, Londra, dove la contessa di Lucan viveva, separata dal marito, con la figlia e la bambinaia. Quest'uomo aggredì sia la bambinaia che la contessa, e solo quest'ultima riuscì a salvarsi, ed accusò il marito, Lord Lucan, dell'aggressione. E non è un caso che Lord Lucan scomparve quella stessa notte, forse si suicidò, forse invece scappò con l'ausilio dei suoi danarosi amici, vivendo poi a lungo in esilio e sotto false spoglie.

Nel romanzo della Spark tre vicende si intrecciano: la storia della psichiatra tedesca a Parigi Hildegard Wolfe, e del suo passato nascosto come falsa martire con il nome di Beate Pappenheim, a Monaco; la storia di Lord Lucan, anzi di due persone che dichiarano di essere Lord Lucan, entrambe in cura presso Hildegard; la figlia una vecchia amica di Lord Lucan, e uno dei suoi vecchi compagni di gioco, che si imbarcano in una caccia all'uomo, certi che il famoso personaggio sia ancora vivo.

Il tema del doppio pervade tutto il romanzo, ma ancora più presente è l'elemento farsesco, che è davvero pervasivo. Il romanzo comincia come un noir, particolarmente inquietante a causa dell'elemento reale da cui prende partenza, per poi divenire quasi una commedia, una corsa in cui tutti cercano qualcuno, ma il concetto stesso di identità è gettato all'aria. E il finale è particolarmente assurdo. Un romanzo che sicuramente non mi aspettavo da Muriel Spark, ma che stranamente ho apprezzato parecchio.

Giudizio: 4/5

venerdì 23 dicembre 2011

Recensione 180 - Elementare, Randolph

Autore: J. F. Englert
Titolo: Elementare, Randolph. Un giallo a quattro zampe.
(Titolo originale: A Dog About Town)
Traduzione: Sara Caraffini
Edizione: Garzanti, 2008
Pag.: 251
ISBN: 9788811686224


Randolph, un labrador nero, vive a Manhattan con il suo padrone Harry, un pittore in crisi da quando, quasi un anno prima, la sua fidanzata Imogen è scomparsa nel nulla. La trama gialla riguarda la morte di uno scrittore, avvenuta nello stesso appartamento in cui Harry era stato invitato a una seduta spiritica. Quello che per Harry è una tragedia si rivela ben presto essere, per Randolph, un vero e proprio omicidio, in cui pian piano si dimostrano coinvolti diversi personaggi, alcuni piuttosto vicini ad Harry. Nonostante la sua intelligenza, per Randolph è difficile comunicare con il suo padrone, ma con qualche sforzo riesce a dargli qualche dritta per investigare in questo oscuro caso...

Non è il romanzo che vi cambierà la vita, questo è sicuro! Oddio, a meno che non scopriate che anche il vostro cane è dotato di un'intelligenza decisamente superiore alla media... In ogni caso piacevole e divertente, con un'atmosfera quasi britannica nonostante l'ambientazione newyorchese. Se capiterà, leggerò sicuramente anche il seguito.

giovedì 22 dicembre 2011

Recensione 179 - The Bookshop

Autore: Penelope Fitzgerald
Titolo: The Bookshop
(Titolo italiano: La libreria)
Edizione: Harper Perennial, 2008 (prima pubblicazione 1978)
Pag.: 156
ISBN: 9780006543541


Florence Green ha passato la sua vita in un piccolo paesino inglese. Vedova e di mezza età, a un certo punto della sua vita (e nel contesto degli anni Cinquanta) Florence sente che è arrivato il momento di fare qualcosa di particolare, di affermarsi. Decide così di acquistare Old House, una vecchio edificio appunto, vuoto da moltissimo tempo, e di aprirvi una libreria. Fin da subito Florence percepisce l'ostilità dei suoi concittadini (l'impiegato della banca, la signorotta del luogo) che evolve da leggero scetticismo a vero e proprio ostracismo. Per fortuna c'è anche qualcuno che la sostiene, ma il progetto di Florence non sembra avere un futuro roseo...

Questa è una novella adatta a chi vuole immergersi nella vita interiore (ma non solo) di una donna di mezza età con un sogno e pochi, pochissimi appoggi. Il finale è quasi scontato ma ovviamente ciò che conta in questo romanzo della Fitzgerald non è tanto la trama quanto la sensibilità e l'atmosfera. Lo chiamerei infatti uno studio di provincia, ambientato in un paesino che a tutti gli effetti è quasi completamente isolato dal mondo esterno e decisamente restio alle modifiche dello status quo. The Bookshop è un romanzo che, nonostante il ritmo blando, avvince: ogni lettore credo abbia sognato, prima o poi, e più o meno seriamente, di aprire una libreria. Ma non si tratta solo di questo: Florence lotta per definire la sua personalità e difende le sue scelte con gran dignità in un paese i cui abitanti vorrebbero farle cambiare idea fingendo che la motivazione sia il suo stesso bene. E sembra che sia proprio l'alzata di testa di una persona ormai ritenuta innocua (donna, vedova, di mezza età e senza lavoro) che spaventa tutti. Come se cambiare direzione alla propria vita o fare una scelta non condivisa fosse una cosa spaventosa e pericolosa. Forse in effetti lo è! E forse questo romanzo è un po' la versione autobiografica della vita della stessa Fitzgerald, che iniziò la sua carriera letteraria a quasi sessantanni e con ottimo esito direi.

Giudizio: 4/5

mercoledì 21 dicembre 2011

Recensione 178 - Divorzio all'islamica a viale Marconi

Autore: Amara Lackhous
Titolo: Divorzio all'islamica a viale Marconi
Edizione: e/o, 2010
Pag.: 188
ISBN: 9788876419294

Divorzio all'islamica a viale Marconi

Christian Mazzari è un arabista siciliano che, grazie alle sue doti linguistiche, viene reclutato dal Sismi per infiltrarsi nella comunità musulmana di Via Marconi a Roma, per scoprire una cellula terroristica che sta preparando degli attacchi.  Christian si trasforma così in Issa, un immigrato tunisino regolare, che cerca un posto letto e poi un lavoro. Durante la copertura Christian conosce Sofia, una giovane immigrata egiziana sposata e con una figlia, che deve gestire le difficoltà di conciliare le sue aspirazioni con un ambiente razzista e con un marito così strettamente musulmano da essere decisamente sessista.

Un capitolo a testa, i due raccontano la loro esperienza, con un linguaggio fresco e scorrevole, e con una diversità di voce piuttosto convincente. Questo romanzo è davvero divertente dato il piglio ironico e un po' sarcastico che entrambi i protagonisti assumono, evidenziando i chiari paradossi sia della società italiana che della società musulmana. Inoltre è interessante perché l'autore è lui stesso un immigrato algerino, per quanto evidentemente immigrato di successo. Se ne deduce che il punto di osservazione è autentico, sebbene ovviamente il gioco dei punti di vista (quello di un italiano, e quello di una donna) crea inevitabilmente qualche filtro di troppo. E poi bisogna proprio puntare il dito su un finale abbastanza ignobile, che non è nemmeno tanto un finale. Chissà se Lackhous scriverà mai un seguito? Io lo leggerei, perché nonostante qualche difettuccio il romanzo mi è piaciuto davvero molto.

Giudizio: 5/5

martedì 20 dicembre 2011

Recensione 177 - L'uomo del piano di sopra e altri racconti

Autore: P. G. Wodehouse
Titolo: L'uomo del piano di sopra e altri racconti
(Titolo originale: The Man Upstairs)
Traduzione: T. Del Tanaro
Edizione: Mursia, 1992
Pag.: 280
ISBN: 9788842512219

L'uomo del piano di sopra e altri racconti (Grande Universale Mursia. Letture)

Stessa collana di questa altra raccolta, stesso autore che sembra però lontano anni luce dalla solita apprezzabilissima produzione. A dire il vero questa raccolta mi è sembrata anche un poco peggio della precedente, non brutta, ma insipida. Sarà davvero colpa del traduttore? Non ho più il libro con me e non posso verificare se è lo stesso, per cui rimango nel dubbio.

Giudizio: 3/5

lunedì 19 dicembre 2011

Nella mia wishlist [ week 50 ]

La scorsa settimana ho davvero esagerato, ecco quindi un rapido riassunto di quanto aggiunto in wishlist con i link alle relative schede di aNobii:

* Pietro Grossi - Incanto


* Nina Mimica - Vivere fa solletico


* David Whitehouse - Buon compleanno Malcolm

* Amara Lackous - Un pirata piccolo piccolo


* Gary Romain - Cane bianco


* Julian Fellowes - Un passato imperfetto


* Giacomo Debenedetti - 16 ottobre 1943


* Leo Perutz - Tempo di spettri


* Andrea Molesini - Non tutti i bastardi sono di Vienna


* Kyung-sook Shin - Prenditi cura di lei

* Richard Mason - Le stanze illuminate


* John Irving - Preghiera per un amico


* J. F. Englert - Randolph. Un cane molto diplomatico


* Tullio Avoledo - L'ultimo giorno felice


* Federico de Roberto - L'illusione

venerdì 16 dicembre 2011

Recensione 176 - Il freddo modifica la traiettoria dei pesci

Autore: Pierre Szalowski
Titolo: Il freddo modifica la traiettoria dei pesci
(Titolo originale: Le froid modifie la trajectoire des poissons)
Traduzione: Bérénice Capatti
Edizione: Rizzoli, 2011 (prima pubblicazione 2007)
Pag.: 200
ISBN: 9788817047760


Il ragazzino voce narrante di questo breve romanzo scopre che i genitori vogliono separarsi e decide di chiedere aiuto al cielo. Questo lo accontenta immergendo tutta Montreal in una bufera di ghiaccio che modifica la vita di tutti i personaggi coinvolti, ovvero: la voce narrante e i suoi genitori, due 'fratelli' che vivono da reclusi, il piccolo Alex e il padre, il matematico russo Boris e una ballerina di night. La tempesta di ghiaccio e i relativi problemi, di ordine pratico e meno pratico, inducono tutti i protagonisti a rivedere le proprie scelte e le proprie attitudini.

Libro buonista per eccellenza, Il freddo modifica la traiettoria dei pesci ha un inizio decisamente amarogonolo ma ben presto si produce in una rapida escalation di zuccherosità. Periodo perfetto per questa lettura fresca, leggera, anzi leggerissima, che finisce in attimo e lascia il buonumore per qualche giorno.

Giudizio: 4/5

giovedì 15 dicembre 2011

Recensione 175 - Persepolis 2

Autore: Marjane Satrapi
Titolo: Persepolis 2 - The Story of a Return
(Titolo italiano: Persepolis vol. 2 Storia di un ritorno)
Edizione: Pantheon, 2004 (prima pubblicazione 2001)
Pag.: 192
ISBN: 9780375422881

Persepolis 2: The Story of a Return

Se nel primo volume della sua autobiografia a fumetti (recensito qui), mi aveva colpito lo stile di vita 'normale' della famiglia Satrapi, nonché la coscienza politica della piccola Marjane (certo ricordiamo che la sua famiglia in Iran era privilegiata e acculturata), in questo secondo capitolo - che termina così bruscamente da indurmi a pensare di avere un seguito - mi ha colpito il disincanto con cui Marjane racconta la sua 'fuga' in Europa, i suoi problemi di accettazione e di amore e il ritorno in Iran.

Dopo la partenza dall'Iran infatti Marjane non si trova molto bene a Vienna, dove vive gli universali problemi dell'adolescenza da sola, lontana dalla famiglia ed immersa in una cultura anni luce dalla propria. Nonostante riesca a fare amicizia con un gruppo di persone, è ancora ben lontana da sentirsi integrata in una società che la porta quasi a rinnegare le sue origini. Le sue difficoltà raggiungono il culmine dopo la brutta fine di una storia d'amore importante. Una volta ripresasi, Marjane torna in Iran dalla sua famiglia, ma anche qui reintegrarsi non è così semplice come si potrebbe pensare. Marjane si sforza di rimettersi in pari con i cambiamenti che sono avvenuti in Iran in sua assenza, e di riconciliarsi con quella che percepisce come un'esperienza fallimentare (il periodo a Vienna). Pian piano riesce a riprendere le redini della sua vita, ma proprio per questo a un certo punto torna a mettere in discussione la possibilità di un suo futuro in madrepatria.

Queste graphic novel mi hanno colpito per il sapore di verità che hanno. Marjane è ben lontana dall'essere un'eroina: da ragazzina è stata spedita lontano dai problemi e quando torna si riscuote dall'apatia solo per uscire a fare festa con gli amici e diventare un'istruttrice di aerobica. Ma proprio per questo ci si affeziona a questa ragazza: com'è possibile non capire che alla guerra, alla dittatura, alla morte, si reagisce con la vita, per quanto frivola essa possa essere?

Giudizio: 4/5

mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione 174 - PopCo

Autore: Scarlett Thomas
Titolo: PopCo
(Titolo originale: PopCo)
Traduzione: Carla De Caro
Edizione: Newton Compton, 2010 (prima pubblicazione 2005)
Pag.: 466
ISBN: 9788854116979

PopCo

Dopo un'infanzia decisamente anomala, che ci viene raccontata attraverso una lunga serie di flashbacks che si alterna al presente, Alice conduce una vita molto tranquilla: vive nella casa che ha ereditato dai nonni, si mantiene grazie alla scrittura di una rubrica enigmistica settimanale (anche questa ereditata dal nonno), frequenta quasi esclusivamente la sua amica di infanzia Rachel. Fino a quando non viene scovata dai cacciatori di teste di una multinazionale del giocattolo, la PopCo, che la reclutano grazie alle sue competenze di crittografa. Dopo la prima fase di adattamente, il nuovo lavoro di Alice si rivela non particolarmente impegnativo, per lo meno fino a quando non viene nuovamente reclutata dalla stessa PopCo durante la festa annuale dell'azienda in una tenuta sperduta nella campagna, per fare parte di una 'task force' di creativi che hanno il compito di conquistare l'universo delle teenagers. Per Alice il passaggio al settore delle adolescenti è piuttosto impegnativo, soprattutto da un punto di vista morale, dato che una full immersion nei meccanismi del marketing le rende sempre più chiaro che il lavoro che fa la PopCo è decisamente poco onesto... Mentre Alice riflette sulla moralità del suo lavoro qualcuno la contatta con brevi messaggi in codice ed Alice deve cercare di capire che cosa vuole da lei questa persona misteriosa.

Il mio primo incontro con Scarlett Thomas è avvenuto circa due anni e mezzo fa, un paio d'anni dopo l'uscita (con grande battage pubblicitario, mi pare di ricordare) di Che fine ha fatto Mr. Y, un libro che mi è piaciuto ma fino a un certo punto (forse dovrei rileggerlo?). Quest'estate ho letto L'isola dei segreti (che ho recensito qui) e che è stato piuttosto deludente nonostante lo stile decisamente limpido rispetto al precedente. PopCo potrebbe essere descritto come un più accattivante miscuglio dei due: come L'isola dei segreti ha uno stile semplice e coinvolgente, come Che fine ha fatto Mr. Y parla di scienza e di segreti e complotti misteriosi. Ho adorato le descrizioni dell'infanzia di Alice e le parti in cui la Thomas ci spiega come lavorano le multinazionali e in particolare cosa vuol dire fare marketing se ti occupi di giocattoli. Molto interessante inoltre il tema della personalità versus omologazione sociale. Certo, devo ammettere che l'autrice si dilunga molto su temi che possono essere poco interessanti per il lettore (per me non è stato così, ma in fin dei conti la crittografia non è _così_ affascinante, lo so). D'altra parte questo è proprio il mio genere di libro, si legge velocemente ed è avvincente. Il bonus? In questo romanzo la Thomas riesce finalmente ad imbastire un finale non dico grandioso, ma soddisfacente.

Giudizio: 5/5

martedì 13 dicembre 2011

Recensione 173 - Lover Avenged

Autore: J. R. Ward
Titolo: Lover Avenged
(Titolo italiano: Lover Avenged)
Serie: Black Dagger Brotherhood, #7
Edizione: NAL, 2009
Pag.: 527
ISBN: 9780451225856

Lover Avenged (Black Dagger Brotherhood, #7)

Ormai la Ward si è assestata sul romanzo corale, dove di fianco alla love story del libro ci sono diverse trame parallele, relative sia ai due protagonisti che ai coprotagonisti e ai Lesser. Buona scelta, per quel che mi riguarda, perché vivacizza la trama. Questo romanzo in particolare è dedicato al Reverendo, Rehvenge, e alla sua futura shellan, l'infermiera Ehlena. Rehvenge è ora a capo della glymera ma viene subito coinvolto in un tentativo di complotto ai danni di Wrath. Nonostante l'idea di un complotto stuzzichi la sua natura di sympath, Rehv decide di schierarsi con la Fratellanza. Ma il suo oppositore ha un asso nella manica anche da morto. Nel frattempo anche la sorellastra ricattatrice di Rehv diventa un fardello sempre più pesante e diventa anche sempre più ambiziosa. L'unico spiraglio di luce è la neonata relazione con Ehlena, di cui però Rehv non si sente degno...

Non posso dire che il romanzo mi sia dispiaciuto, ma un po' mi ha deluso e questo si riflette sul voto poco esaltante. Il motivo principale è che il libro è lunghissimo, e la cosa stranamente mi ha pesato nonostante la diversificazione in diverse trame. Forse il punto è proprio che per il primo terzo a malapena ho capito chi era il protagonista della love story dedicata, il che è tutto dire. La storia personale di Rehvenge, e il modo in cui si dipana e parzialmente si risolve in questo volume, mi è piaciuta molto. Mi è piaciuta anche la situazione di Ehlena e del padre. Nonostante questo, a mio avviso la storia tra di loro non ha fatto scintille, non ho sentito quell'urgenza di vedere come andava a finire dei volumi precedenti.

Non ho apprezzato moltissimo nemmeno la parte dedicata a Wrath o quella dedicata a Lash (in entrambi in casi c'è una novità ma le parti a loro dedicate le ho trovate lagnosissime e ripetitive). Per quanto riguarda John e Xhex, invece, non sono così ansiosa di proseguire il prossimo libro perché il loro rapporto finora è davvero deprimente. Buonissima invece la stora di Thor, che finalmente si scuota anche grazie a quell'atipico angelo che è Lassiter. Buon ingresso anche per l'avvocato Saxhton, poche battute ma spero la Ward gli dia più spazio nei prossimi volumi.

Giudizio: 3/5

lunedì 12 dicembre 2011

Nella mia wishlist [ week 49 ]

- Cobert, Harold - Un inverno con Baudelaire


Philippe, un giovane impiegato nell’ufficio marketing di una grande azienda di Parigi, si trova da un giorno all’altro senza lavoro. Il suo matrimonio inoltre è andato a rotoli da tempo, senza alcuna possibilità di recuperare un rapporto d’affetto con la ex moglie, tanto più che la donna sembra felice con il suo nuovo compagno. L’unica cosa che ancora dà un senso alla vita di Philippe è Clara, sua figlia. Per questo, nonostante non riesca più a far fronte alla spesa dell’affitto di un appartamento, o anche di una semplice stanza, e l’unica risorsa ormai siano diventati gli aiuti dei servizi sociali, Philippe cerca di restare a galla, di mantenere un’apparenza che gli consenta di poter continuare periodicamente a vedere la sua bambina, anche se è sempre più dura riuscirci. Un giorno, però, nel quartiere alla periferia della città dove passa le sue giornate, incontra un cane senza padrone, cui dà il nome di Baudelaire. Sarà proprio Baudelaire, autentico angelo custode randagio, a insegnare di nuovo a Philippe la speranza e, grazie all’aiuto di un venditore di kebab, della commessa di un forno e di altri abitanti del quartiere, a restituirgli la gioia di vivere e la fiducia in un domani migliore.

- Dundy, Elaine - Il dolce frutto


Sono gli anni Cinquanta e Parigi è "la più grande fabbrica di champagne del mondo", brulicante di scandalosa vitalità: l'ideale per perfezionare un'educazione sentimentale. Ne è certa Sally Jay Gorce, neodiplomata del Missouri, in visita premio all'ombra della Tour Eiffel. Si aspetta l'amore, la follia, il vizio. E troverà un uomo pronto a esaudirla. Più o meno. "Dolce frutto" porta in scena Sally Jay, alter ego della romanziera Elaine Dundy, amica di Orson Welles, Tennessee Williams e Gore Vidal che, giovanissima, scappò da casa per esplorare il Vecchio continente. Qui conobbe e sposò il critico teatrale Kenneth Tynan, che per tredici anni le avvelenò la vita con violenze e tradimenti. Ma Sally Jay, a differenza di Elaine, può sempre contare sulla dolcezza dell'happy end.

- Barreau, Nicolas - Gli ingredienti segreti dell'amore


Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, Aurélie gestisce da qualche anno il ristorante di famiglia, Le Temps des cerises. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso Menu d’amour. Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurélie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili. Ora però, dopo una brutta scottatura d’amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l’accogliente tepore della cucina dell’infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato Il sorriso delle donne. Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l’autore per ringraziarlo. Ma l’impresa è tutt’altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore – un misterioso ed elusivo inglese – viene bloccato da André, l’editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l’incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient’affatto casuale. Con mano fresca, leggera e piena di passione, Nicolas Barreau mescola amore, un pizzico di mistero, lo charme di Parigi e la sensualità della cucina per regalarci una storia tenera e gustosa, che nutre e scalda il cuore.

- Fuller, Alexandra - Nella terra dei leopardi


"Nella terra dei leopardi" è la storia di un'infanzia fuori del comune, vista attraverso lo sguardo limpido di una bambina, che sa cogliere gli aspetticomici delle situazioni più tragiche e che, con profonda naturalezza, sa svelare nei dettagli l'essenza di un paese. E' anche il ritratto di due genitori indimenticabili, che vivono con coraggio le prove più estreme e annegano l'angoscia, la rabbia, la paura nel whisky, ultimo legame con la madrepatria. Infine, è la testimonianza dello sradicamento dei giovani bianchi cresciuti in Africa che all'improvviso scoprono di aver perduto la patria.

- Thomas, Scarlett - Il giro più pazzo del mondo


Luke ha 25 anni, grandi idee e tanta voglia di fare, ma è allergico alla luce del sole, ed è costretto a trascorrere le sue giornaterinchiuso in casa. Le sue uniche finestre sul mondo sono la tv, internet e le visite serali di July, una vicina di casa che fa la cameriera e per hobby risolve astrusi teoremi matematici. Ma stavolta Luke ha deciso che è ora di guarire: entro la finedell’anno troverà una cura per la sua malattia. E così quando un guru con cui è entrato in contatto via internet gli assicura che può risolvere il suo problema e lo invita a raggiungerlo in Galles, Luke non ha più nessuna scusa per tirarsi indietro. Si procura un furgoncino e, in compagnia di July e di quattro amici – Charlotte, David, Leanne e Chantal – si mette in viaggio nella fitta pioggia di ottobre, imbacuccato in un’improvvisata tuta spaziale. Lasciata Londra, il furgoncino si inerpica per le stradine della campagna inglese, verso quella che si prospetta un’incredibile avventura…

- Thomas, Scarlett - Il nostro tragico universo


Si può sfuggire allo scorrere del tempo, come scrive l'autore di La scienza di vivere per sempre? Esiste una connessione profonda tra la presenza di uno strano essere a Dartmoor, una nave in bottiglia, il tracciato di un ricamo all'uncinetto che rappresenta il mondo intero e le fate di Cottingley? Tra una recensione da consegnare e un libro da scrivere, Meg Carpenter non se la passava né troppo bene né troppo male. Aveva un ragazzo che era il classico inetto, certo. Arrivare alla fine del mese non era proprio una passeggiata, certo. E i libri erano tutta la sua vita, si potrebbe dire. Almeno fino a quando, tra le pagine di un testo di pseudoscienza, Meg non ha cominciato a guardare il suo tragico universo con occhi diversi. Tra psicologia e tarocchi, enigmi buddisti e teoremi di fisica, antiche cosmologie e leggende fatate, Meg si è messa alla ricerca delle risposte definitive a tutte le domande sul senso della vita e su come le relazioni nascano, crescano e poi, miseramente, muoiano.

- McHenry, Jael - La cucina degli ingredienti segreti


Dopo l’improvvisa scomparsa dei genitori, Ginny, una ventiseienne riservatissima e patologicamente timida, cerca consolazione nella cucina di casa e fra le ricette di famiglia. Affettare, sbucciare, mescolare sono azioni metodiche che calmano la sua ansia, e il ricco aroma della ribollita – la cui ricetta ha scoperto sul vecchio ricettario della nonna italiana morta da anni – riesce a rassicurarla, malgrado la solitudine dovuta al trauma della perdita dei genitori e al carattere particolarmente introverso. Ma il profumo corposo e piccante della zuppa della nonna fa apparire in cucina un ospite del tutto inatteso: il fantasma della nonna stessa, che le sussurra una frase sibillina: Non lasciateglielo fare prima di scomparire. Tuttavia, l’apparizione della nonna non è l’unico problema di Ginny: la sorella maggiore, la prepotente Amanda, ha infatti deciso di far vendere la casa dei genitori dove sono sempre vissute. Rassegnata, Ginny comincia a raccogliere tutti gli oggetti dei suoi e scopre dei segreti sepolti negli angoli più remoti, tra cui una lettera della madre, nascosta nel camino della camera da letto, e alcune fotografie del padre con una donna di cui ignora l’identità. Più scopre, più capisce che ha bisogno di aiuto per sapere la verità e l’unico modo per farlo è cucinare le ricette dei familiari, richiamando il loro fantasma…
Una storia deliziosa, che scava in profondità nel personaggio di Ginny, con la sua visione della famiglia e del cibo, con il bisogno urgente di trovare un’identità e un senso di appartenenza che non è necessariamente omologazione al resto del mondo.
Una festa di parole che rende felici di essere dei lettori.

venerdì 9 dicembre 2011

Recensione 172 - Danny l'eletto

Autore: Chaim, Potok
Titolo: Danny l'eletto
(Titolo Originale: The Chosen)
Traduzione: Marcella Bonsanti
Edizione: Garzanti, 2001 (prima pubblicazione: 1967)
Pag.: 357
ISBN: 9788811685227


Siamo a Brooklyn, negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Reuven e Danny hanno la stessa età ma non si sono mai conosciuti poiché appartengono a due comunità ebraiche differenti: il padre di Reuven è un insegnante e studioso del Talmud, ma il padre di Danny è un severissimo rabbino chassidico che vede decisamente di cattivo occhio ogni deroga dalla legge religiosa. Il loro incontro avviene durante una ferocissima partita di baseball durante la quale Danny batte una palla direttamente in faccia a Reuven, causandogli una pericolosissima ferita ad un occhio, che lo conduce in ospedale con il rischio di perdere la vista. Paradossalmente questa disgrazia avvicina i due ragazzi che diventano ben presto amici, in un'accezione che davvero riscalda il cuore per quanto è lontana dal normale egoismo di un'amicizia fra ragazzini. Infatti il Talmud dice che ogni persona dovrebbe fare due cose per sè: una è trovarsi un insegnante, l'altra è trovarsi un amico. E tenerselo, evidentemente, alla faccia delle diversità di vedute e dell'avversità della vita.

Reuven ha un rapporto equilibrato con il padre e nel futuro si vede matematico o rabbino. Il padre è un insegnante e un ottimo insegnante direi, cosa che trasuda da ogni suo gesto. Danny invece ha meno scelta per quanto riguarda il suo futuro: è figlio di un capo religioso la cui carica si tramanda di padre in figlio, e la sua strada è già scelta. Ma Danny, nonostante la facilità che ha negli studi sacri grazie alla sua memoria fotografica, ha una grandissima sete di sapere che non può estinguere solo con la religione. Il rapporto con il padre, inoltre, che segue una bizzarra tradizione chassidica di insegnamento tramite il silenzio, è piuttosto sbilanciato, anche se il ragazzo riconosce che il padre è un grande uomo. I due ragazzi crescono e diventano uomini insieme, sostenendosi l'un l'altro nelle loro scelte e nelle loro lotte.

Sullo sfondo, anzi, protagonista anche lei, la Storia: l'entrata in guerra degli Stati Uniti, la realizzazione, alla fine del conflitto, degli orrori del nazismo, il profondo dolore della comunità ebraica, la nascita del sionismo e la conseguente richiesta della creazione di uno stato ebraico in Palestina e la votazione a favore dell'ONU, la nascita del conflitto palestinese, addirittura la morte di Roosevelt che viene descritta con grande coinvolgimento come un enorme dramma nazionale. Un romanzo decisamente consigliato per la sua scorrevolezza e per il profondissimo coinvolgimento, nonostante vengano spesso affrontate tematiche impegnative.

Giudizio: 5/5

giovedì 8 dicembre 2011

Natale


E' Natale, e io sono di nuovo in ritardo con i miei progetti natalizi. La scusante è che al lavoro mi stanno massacrando (in puro spirito natalizio) e quando sono a casa combino poco. Adoro questo periodo dell'anno, e ad ogni Natale mi ripropongo di organizzarmi per assaporare meglio lo spirito natalizio: mettere da parte qualche lettura natalizia, organizzare l'ennesima visione dei film tipici di Natale, cucinare dolci speziati e adornare la casa con deliziosi lavoretti home-made.

Ehm...

Ovviamente ho fallito. Le mie letture accantonate per le ferie di Natale sono A Dance with Dragons di George R. R. Martin e 22/11/'63  di Stephen King. Sono libri decisamente poco natalizi se non per il fatto che, essendo mattoni, è più probabile che io riesca a leggerli quando sono in ferie. Per quanto riguarda i dolci, di recente sono stata privata del forno (si è rotto il vetro) poi mi sono messa a dieta (lo so, è il periodo ideale!). Sicuramente produrrò qualcosa prima di Natale, comunque. Gli addobbi home-made sono una deliziosa assurdità e con questo il discorso è tristemente chiuso. Sul versante film invece sono stata brava. Ho fatto un elenco dei film natalizi e mi sono anche procurata tramite Amazon un dvd della Disney che dovrebbe contenere l'ormai introvabile 'Canto di Natale di Topolino', un vero must.

Inizio proprio questa sera (sto scrivendo di mercoledì sera) e ne approfitto per rivedere per l'ennesima volta un classico un po' sconcertante (e infatti il mio compagno lo detesta): Gremlins. Eppure io adoro questa famigliola così ingenua in cui tutti si aiutano l'un con l'altro, pure sotto l'assedio degli orribili esseri. Domani invece la giornata è dedicata alla tradizione credo più diffusa: fare l'albero, ebbene sì! E poi bersi una bella cioccolata calda, in barba alla dieta!;)

Elenco dei film (suscettibile di revisioni):

- Il bianco Natale di Topolino
- Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) l'originale non il rifacimento con Johnny Depp
- Gremlins
- Una poltrona per due
- Il miracolo della 34° strada
- Mamma ho perso l'aereo
- La vita è una cosa meravigliosa
- Piccole donne

Un Buon Natale, libresco e non, a tutti!

mercoledì 7 dicembre 2011

Recensione 171 - The Group

Autore: Mary McCarthy
Titolo: The Group
(Titolo italiano: Il gruppo)
Edizione: Virago, 2009 (prima pubblicazione 1954)
Pag.: 437
ISBN: 9781844085934

The Group

Nel 1933 un gruppo di amiche si laurea all'Università di Vassar e, nel pieno della crisi economica, si ritrova a far fronte alla vita 'vera'. Piene di entusiasmo e di progetti, accomunate dalla volontà di crearsi una vita propria, moderna, possibilmente molto diversa da quella delle loro madri, le nostre eroine si scontreranno non tanto con le difficoltà economiche (in fin dei conti, pur nel bel mezzo del New Deal di Roosevelt, le protagoniste sono middle class se non ricche e quindi non hanno grossi problemi economici) quando con la difficoltà di affermarsi, dal punto di vista del lavoro o della semplice personalità, in un mondo ancora dominato dagli uomini.

Scritto alla fine degli anni Cinquanta e pubblicato all'inizio degli anni Sessanta, vagamente autobiografico (anche la McCarthy si laureò alla Vassar nel 1933) The Group suscitò molto scalpore per la precisa scelta dell'autrice (non solo in questo romanzo, ma in tutta la sua produzione, e in tutta la sua vita) di essere decisamente onesta, se non disinibita, e di evitare scrupolosamente qualsiasi ipocrisia. E così insieme alle varie ragazze scopriamo la gioia del sesso senza amore, le difficoltà dell'adulterio e della contraccezione, l'incredibile scelta di allattare al seno, l'amore lesbico, la salute mentale e gli istituti di cura. Ma anche moltissimi altri argomenti più 'normali', come la difficoltà di mantenere un budget o di trovare l'uomo giusto. Il tutto senza inutile e gratuita volgarità, anzi! Un libro che fu di culto all'epoca della pubblicazione, ma anche per le generazioni successive, e dovrebbe esserlo anche per noi, in quanto l'emancipazione femminile è ancora da raggiungere, e forse, come dice Candace Bushnell nell'introduzione, l'unica differenza che c'è fra noi e le protagoniste del romanzo è che noi possiamo fregiarsi di avere delle scelte (vere o fittizie che siano). In effetti posso affermare che il libro risulta attualissimo.

Il personaggio più coinvolgente per me è stata Dottie Renfrew, forse fra le ragazze del gruppo quella con meno aspettative ma con cui ci si identifica di più grazie alle sue pene amorose (anche Polly ha i suoi problemi, c'è da dire però che è un po' troppo angelica).Ma forse tutte le protagoniste a un certo punto della storia provocano disagio, in quanto sono persone vere, con veri difetti. Un avvertimento: sopportate il primo capitolo, dal secondo cambierà tutto. Forse è stata una mia impressione, ma il primo capitolo, che mette in scena il matrimonio di Kay, una delle ragazze più carismatiche del gruppo, è decisamente caotico e non mette nemmeno molto in buona luce le protagoniste, anche se nel complesso ha una sua funzione narrativa specifica.

Lettura consigliata:

http://nonsoloproust.wordpress.com/2007/05/11/il-gruppo-mary-mccarthy/

Giudizio: 4/5

martedì 6 dicembre 2011

Riepilogo di novembre


Un mese non particolarmente brillante, in cui non ho assegnato cinque stelline a _nessun_ libro, sigh. Belli i libri da quattro stelle, ma ce ne sono diversi da tre e da due. Tutto sommato poche sorprese, a parte il libro di Yates su cui contavo decisamente di più, e quello della Maraini, che invece mi ha sorpreso in positivo.

R158 Richard Yates - Easter Parade 3/5
R159 Craig Clevenger - Il manuale del contorsionista 3/5
R160 Katarina Mazetti - Benny & Shrimp 4/5
R161 Richard Adams - La collina dei conigli 2/5
R162 Pamela Aidan - Per orgoglio o per amore 2/5
R163 Marina Lewycka - A Short History of Tractors in Ukranian 4/5
( George R. R. Martin - Il dominio della Regina #8 *rilettura* 4/5 )
R164 Walter Isaacson - Steve Jobs 3/5
R165 Marya Hornbacher - Al centro dell'inverno 4/5
R166 Craig Thompson - Blankets 4/5
R167 Margaret Atwood - L'assassino cieco 4/5
R168 Anna Maxted - Io ci provo 3/5
R169 Elizabeth Taylor - Angel 3/5
R170 Dacia Maraini - Il treno dell'ultima notte 4/5

Acquisti:

Pierre Szalawski - Il freddo modifica la traiettoria dei pesci
Stephen King - 22/11/'63

lunedì 5 dicembre 2011

Nella mia wishlist [ week 48 ]

Stefano Massaron - Ruggine


Ruggine


Negli anni Settanta in un cortile di un agglomerato-alveare della periferia milanese, una banda di bambini si ritrova ogni giorno a giocare. Sono figli di immigrati meridionali, e nella banda ci sono ragazze, fratelli minori e capi. Il luogo magico è per i bambini il capannone della ditta di recupero di materiali ferrosi che sorge nelle vicinanze e i bambini sono gli unici a sapersi orientare al suo interno. Poi un bambino scompare. Qualche settimana prima una bambina era stata ritrovata morta. I sospetti cadono su una specie di scemo del villaggio che però per i bambini è innocente...


Maeve Brennan - La visitatrice


La visitatrice


La ventenne Anastasia, orfana di entrambi i genitori, torna nella Dublino della sua infanzia. La aspetta la nonna, consacrata all'ossessiva memoria del passato, chiusa in un dolore freddo, ancora incapace di perdonare Anastasia che aveva scelto, alla separazione dei genitori, di seguire la mamma a Parigi. In equilibrio tra amore distorto e amore respinto, crudeltà delle situazioni e tersa limpidezza dei dialoghi, si dispiega tra le due donne un duello di sentimenti tanto intensi quanto controllati, che si snoda fino a un epilogo malinconicamente inatteso, una svolta orchestrata con spietata eleganza.