mercoledì 30 novembre 2011

Recensione 170 - Il treno dell'ultima notte

Autore: Dacia Maraini
Titolo: Il treno dell'ultima notte
Edizione: Rizzoli, 2008
Pag.: 429
ISBN: 9788817021661

Il treno dell'ultima notte

Amara è una giornalista che, poco dopo il secondo dopoguerra, viene inviata dal suo giornale nell'Europa dell'Est per raccontare la vita al di là del muro. In realtà Amara ha un altro fine: vuole ritrovare il suo compagno di giochi e innamorato, l'ebreo austriaco Emanuele, la cui famiglia rientrò in Austria proprio all'inizio del momento più buio del nazismo. Nel suo viaggio prima verso Auschwitz e poi a Vienna e ancora in altri paesi, Amara raccoglie amici e sostenitori e vive momenti storici ineguagliabili, ma il suo cuore è sempre con Emanuele.

Io con Dacia Maraini ho davvero un rapporto pessimo. Sulla carta è proprio l'autrice che vorrei adorare, ma poi di solito non tollero i suoi romanzi e la sua scrittura (Voci l'ho addirittura abbandonato), mentre mi va molto meglio con i memoir, in cui forse l'influsso di Fosco Maraini, suo padre, scrittore che io venero anche se di lui ho letto pochissimo (un solo libro in realtà), si fa sentire. Per cui leggere questo romanzo e scoprire che, con le dovute piccole riserve, mi piace e mi è piaciuto, per me è davvero una conquista. Devo dire che il finale non mi ha propriamente entusiasmata ma d'altra parte l'alternativa, per come la vedo io, non sarebbe stata migliore. La parte che mi ha affascinato di più è stata quella ambientata in Ungheria, proprio quella che molti lettori avrebbero tolto perché non molto pertinente... a me sinceramente pare quella riuscita meglio, più appassionata e appassionante. Forse è proprio questa ricerca amorosa ossessionata che a me convince meno.

Giudizio: 4/5

martedì 29 novembre 2011

Recensione 169 - Angel

Autore: Elizabeth Taylor
Titolo: Angel
(Titolo in italiano: Angel)
Edizione: Virago, 2001 (prima pubblicazione 1957)
Pag.: 256
ISBN: 9780860683551

Angel (Virago Modern Classics)

Angel Deverell è la figlia di una commerciante molto incline ai sogni ad occhi aperti e decisamente poco incline al lavoro manuale. Altezzosa, snob e incapace di empatia, Angel attraversa l'esistenza rinnegando la sua origine, la sua città e perfino i suoi stessi parenti. Per elevarsi al di sopra di quel livello sociale in cui è nata ma di cui non si sente parte, Angel decide di diventare una scrittrice di successo. La parte incredibile è che ce la fa, la parte più credibile è che Angel crede che i suoi romanzi siano capolavori mentre si tratta di romanzacci dileggiati dai più seppur molto venduti. Il fatto è che Angel è decisamente brava a far prevalere la sua visione della vita (o meglio, di come la vita dovrebbe essere secondo lei) sulla mera realtà, provocando negli altri spesso sgomento, a volte ammirazione, rarissimamente pietà.

Premetto che la Elizabeth Taylor che scrisse questo romanzo ovviamente non ha nulla a che fare con l'omonima e ben più famosa (per lo meno in Italia) attrice. In Inghilterra infatti la Taylor era una famosa scrittrice e questo, insieme a At Mrs. Lippincote's, è uno dei suoi testi più noti. La Taylor ha una bellissima capacità di descrizione che impiega nel presentarci questi personaggi così ben delineati da renderli più veri del vero. E forse è proprio questo che mi impedisce di dare un voto più alto a questo romanzo: Angel è davvero un'eroina (anzi, un'antieroina) antipaticissima e per cui si tifa davvero poco (anzi, per nulla), ma forse incarna difetti, sì esasperati nel suo caso, ma tutto sommato piuttosto condivisi anche da tutti noi, magari in proporzione più umana. Proverò sicuramente qualche altro suo romanzo ma non posso dire che questa prova della Taylor mi abbia convinta del tutto.

Giudizio: 3/5

lunedì 28 novembre 2011

Nella mia wishlist [ week 47 ]

Martin, Valerie - The Confessions of Edward Day (non tradotto in italiano, credo)

The Confessions of Edward Day

In questa autobiografia fittizia, Valerie Martin ricrea brillantemente il sordido mondo teatrale della New York degli anni Settanta, quando gli affitti erano bassi, l'amore era libero, e la nudità sul palco era all'ultima moda. La vita di Edward Day, un giovane attore dotato e ambizioso, cambia per sempre durante una festa sulla Jersey Shore, durante la quale seduce la deliziosa Madeleine Delavergne ed è salvato dall'affogamento dal misterioso Guy Margate, un uomo che assomiglia allo stesso Edward in modo inquietante. Da questo momento in poi Edward sarà sempre diviso tra il suo desiderio per Madeleine e il suo debito nei confronti di Guy, il suo rivale in amore e nell'arte, sul palcoscenico e fuori.

venerdì 25 novembre 2011

Recensione 168 - Io ci provo

Autore: Anna Maxted
Titolo: Io ci provo
(Titolo originale: Running in Heels)
Traduzione: S. De Franco
Edizione: TEA, 2006 (prima pubblicazione 2001)
Pag.: 338
ISBN: 9788850211494

Io ci provo

Quando la migliore amica di Nat, Babs, incontra il vero amore e si sposa, sembra la fine di un'era. Per non parlare della nuova relazione di Nat, così emozionante e coinvolgente da mettere a rischio il suo lavoro e le sue amicizie...

Anticipo subito che questo post sarà pieno di spoiler, per cui regolatevi di conseguenza. Io ci provo è un romanzo strano. E' chick lit, e nelle prime pagine (non dico metà, ma quasi) ho combattuto contro una protagonista decisamente adolescenziale, antipatica e superficiale: Nat ha una carissima amica, che la chiamava tre volte al giorno perfino quando vivevano insieme, ma ora che si sposa piuttosto che essere felice per lei Nat sceglie di essere meschinamente gelosa e oltraggiosamente antipatica nei confronti del futuro sposo. Al matrimonio Nat partecipa da sola, complice un impegno di lavoro del fidanzato, e cade subito fra le braccia del belloccio di turno, seduto accanto a lei. Quando decide di confessare il tradimento all'affidabile ma noioso (ma dai!) findanzato, sperando di essere perdonata, e costui decide di lasciarla senza troppi patemi, si sente tradita (!). Invece di capire che il belloccio è un'avventura occasionale, cerca di tenerselo stretto, inizia a sniffare cocaina e perde la concentrazione al lavoro, e quindi il lavoro stesso. Inveisce contro la madre che le riempe il frigo di cibo e le pulisce l'appartamento, e contro il fratello perfettino agli occhi di mammà, ma che nasconde una figlia illegittima in Australia. Poi a metà libro scopriamo che Nat è anoressica, perché sublima nel suo rapporto con il cibo il rancore verso i genitori che si sono separati anni prima. E quindi non è che lei sia superficiale e stupida, è che ha un problema. Mah!

Il libro è leggibile e scorrevole ma sinceramente l'ho trovato un po' stupidello.

Giudizio: 3/5

giovedì 24 novembre 2011

Recensione 167 - L'assassino cieco

Autore: Margaret Atwood
Titolo: L'assassino cieco
(Titolo originale: The Blind Assassin)
Traduzione: Raffaella Belletti
Edizione: Tea, 2006 (prima pubblicazione 2000)
Pag.: 552
ISBN: 9788850209484

L'assassino cieco

All'età di ottantadue anni Iris Chase decide di mettere su carta la storia della sua vita, della sorella Laura e della famiglia Chase. Non sa bene perché o per chi sta scrivendo, ma asseconda il suo impulso nel momento della sua vita in cui è a un passo dalla perdita dell'autosufficienza. Il suo scritto si intreccia ai capitoli di un romanzo scritto dalla sorella Laura, L'assassino cieco, in cui un uomo in fuga racconta alla sua amante una storia ambientata in un altro pianeta. Tre storie in una, dunque, ben intrecciate fra di loro, e a loro volta intrecciate a polverosi e ingialliti articoli di giornale. Pian piano la storia di Iris rivela la verità dietro la superficie della patinata vita di società, una verità angosciante e difficile, con cui la stessa Iris forse non è ancora venuta a patti.

L'assassino cieco è stato un libro difficile, per me. Da una parte ho adorato l'ambientazione, la forma della 'memoria' e la storia di una famiglia con tutti i suoi segreti. Dall'altra, bisogna ammettere che a volte la trama della Atwood è vagamente telenovelistica e induce allo scetticismo: sarà mai possibile che alla nostra eroina accada davvero di tutto? e cose così gravi? Ma soprattutto ho trovato la protagonista troppo remissiva in gioventù e troppo combattiva (ma solo nelle intenzioni, visto che la vecchiaia e la mancanza di soldi la rendono praticamente innocua) in vecchiaia. Non ho amato particolarmente la storia dentro la storia (tutti questi incontri amorosi clandestini dopo un po' stufano) né la storia nella storia nella storia (la fantascienza non è il mio genere preferito) ma ho adorato i 'ritagli' di giornale, un tocco di realismo. Nel complesso un libro da leggere, anche se probabilmente mi aspettavo qualcosa di un po' diverso.

Giudizio: 4/5

mercoledì 23 novembre 2011

Recensione 166 - Blankets

Autore: Craig Thompson
Titolo: Blankets
(Titolo italiano: Blankets)
Edizione: Top Shelf Productions, 2003
Pag.: 582
ISBN: 9781891830433

Blankets

Non leggo molte graphic novel, come già saprete dai miei precedenti post (qui e qui), ma ogni tanto c'è un titolo che mi colpisce (probabilmente perché diventa molto famoso) e quindi mi tuffo. Nel caso specifico il protagonista è un giovane ragazzo americano che vive in una cittadina della Bible Belt. La sua famiglia è infatti molto religiosa, lui stesso crede e frequenta non solo la chiesa ma anche dei campi religiosi. Durante uno di questi conosce Raina, una ragazza che, insieme a diversi fattori, contribuisce a fargli capire cosa vuole fare della sua vita. Si tratta fondamentalmente di un racconto di formazione.

Quello che mi ha colpito è che, come in Fun Home, anche questo romanzo descrive una vita - familiare, di comunità - triste, di privazione e di angoscia. Della sua infanzia il protagonista sembra salvare solo il rapporto con il fratello, ma anche questo solo in parte in quanto nell'equazione entra anche un padre severo e con una certa tendenza alla violenza. Il romanzo sicuramente mi è piaciuto - ed è stato molto interessante imparare qualcosa di più sulla vita rurale nel Wisconsin, ma non lo descriverei un capolavoro come è stato spesso fatto nelle recensioni.

Giudizio: 4/5

martedì 22 novembre 2011

Recensione 165 - Al centro dell'inverno

Autore: Marya Hornbacher
Titolo: Al centro dell'inverno
(Titolo originale: The Center of Winter)
Traduzione: L. Pignatti
Edizione: Tea, 2008
Pag.: 362
ISBN: 9788850216574

Al centro dell'inverno

Analisi di una famiglia dopo la morte - per suicidio - del capofamiglia Arnold. Claire, la moglie, cerca di sopravvivere ai sensi di colpa e oppone resistenza, anche a distanza di un anno, alla creazione di un nuovo legame affettivo. I suoi due figli, Esau e la piccola Katie, non sono semplici da accontentare. Esaus, dentro e fuori dagli istituti psichiatrici per anni, ha bisogno di molte attenzioni e altrettanto Katie che, più forte psicologicamente, non manca di essere volitiva fino allo sfinimento. Il romanzo alterna in vari capitoli il punto di vista di questi tre personaggi.

Un libro molto interessante anche se forse non dà quello che potrebbe a livello di introspezione. Ho trovato particolarmente ostiche le parti narrate dall'adulta Claire, mentre le parti riservate ai bambini mi sono piaciute moltissimo e, per me, salvano il libro. E' per questo che ora sono molto curiosa di leggere gli altri due libri della Hornbacher, autobiografici. Per il resto non so bene cosa pensare di questo romanzo, intriso di forti sentimenti personali che cozzano contro una 'rispettabilità' esteriore da mantenere a tutti i costi (mirabile in questo senso la descrizione della madre del defunto mentre sceglie cosa chiedere al funerale). Mi ha colpito molto la quasi totale assenza di figure maschili forti, la preoccupazione delle donne nei confronti di questi uomini fragili e, per converso, la loro grandissima forza con cui attraversano la vita nel dolore.

Giudizio: 4/5

lunedì 21 novembre 2011

Nella mia wishlist [ week 46 ]

McGill, Bernie -La donna che collezionava farfalle (The Butterfly Cabinet)


La donna che collezionava farfalle


Irlanda del Nord, 1892. Charlotte Ormond, quattro anni, viene trovata morta nella stanza del guardaroba della dimora di famiglia. Ha le mani legate con una calza annodata a un anello infisso nel muro. La piccola si è strangolata nel tentativo di liberarsi. A chiuderla lì dentro è stata la madre Harriet, mettendo in atto i rigidissimi principi educativi in cui crede: la situazione le è sfuggita di mano, la sua colpevolezza è evidente, ma le cose sono davvero andate nel modo che appare più ovvio? Sessanta anni dopo, Maddie, la vecchia tata di Charlotte, nel ricevere una lettera di Anna, l'ultima discendente degli Ormond, capisce che è giunto il momento di confessare un segreto che serba ormai da troppo tempo: solo lei sa cosa accadde veramente nell'ultimo giorno di vita di Charlotte. Al racconto di Maddie si alternano le pagine del diario che Harriet Ormond ha scritto in carcere dopo la condanna con cui si è concluso il processo a suo carico. Due voci potenti e straordinarie, quella arcaica, intrisa di spunti gotici, della popolana Maddie, e quella secca, tagliente, aristocratica di Harriet, una donna fiera e indipendente, algida e volitiva, incapace di scendere a compromessi. La piccola comunità del luogo è stata pronta a giudicarla, ma il suo diario rivela una realtà ben più complessa.

venerdì 18 novembre 2011

Recensione 164 - Steve Jobs

Autore: Walter Isaacson
Titolo: Steve Jobs
(Titolo originale: Steve Jobs)
Traduzione: Luca Vanni, Laura Serra, Paolo Canton
Edizione: Mondadori, 2011
Pag.: 642
ISBN: 9788804616320

Steve Jobs

Non sono una fan dei prodotti Apple, che non ho mai acquistato (sono troppo costosi per me). Utilizzo solo da un paio d'anni un Ipod che appartiene al mio compagno, ma non avendo mai utilizzato altri lettori mp3 non so dire che differenza ci sia. Non sono mai stata particolarmente affascinata dal mito Steve Jobs, in quanto non sono il tipo di persona che mitizza la tecnologia (io la considero uno strumento, utile e che può essere anche carino e morta lì). Il motivo fondamentale per cui ho deciso di leggere questa biografia (e appena pubblicata) è che mi ha affascinato profondamente l'alone di 'santità' che circonda questa persona, e ho pensato: quest'uomo ha vissuto le più grandi trasformazioni tecnologiche (e, di conseguenza, di costume) sulla propria pelle, la sua vita deve essere sicuramente interessante!

La risposta è: ni. Fondatore della Apple, ebbe le mani in pasta anche in Next (sconosciutissima direi, e fallimentare) e Pixar. Questo romanzo parla poco della vita privata di Jobs (scelta che potrei condividere) e pochissimo di Steve Jobs l'uomo, scelta che non capisco. Le beghe sul lavoro, il carattere collerico e la tendenza ad aggredire le persone per farle rendere meglio non mi sono bastate per capire chi fosse quest'uomo, e se dovessi fermarmi a questa biografia dovrei comunque ammettere di essere enormemente delusa da una persona che non solo aveva un gran brutto carattere, ma non era neppure chissà quale genio. Steve Jobs era un pifferaio magico, un uomo che aveva delle visioni e abbastanza carattere da costringere gli altri a realizzarle, contro tutti i pronostici. Sono un po' perplessa da questo libro, e in corso di recensione ho tolto una stellina, ma non sconsiglio la lettura. Diciamo che va bene solo per i davvero motivati.

Giudizio: 3/5

giovedì 17 novembre 2011

Recensione 163 - A Short History of Tractors in Ukranian

Autore: Marina Lewycka
Titolo: A Short History of Tractors in Ukranian
(Titolo italiano: Breve storia dei trattori in lingua ucraina)
Edizione: Penguin, 2007 (prima pubblicazione 2005)
Pag.: 336
ISBN: 9780141034997

A Short History of Tractors in Ukranian (Penguin Celebrations)

Quando Nadezhda scopre che l'anziano padre sta per risposarsi con una giovane ucraina, è ovviamente preoccupata, a tal punto che decide di contattare la sorella Vera, con la quale non parla da due anni (dal loro litigio per l'eredità della madre, avvenuto subito dopo il funerale). La loro stessa famiglia è di origine ucraina, ma questa Valentina, giovane, bionda e pettoruta (nonché divorziata) promette guai. E così comincia una guerra: guerra fra Vera e Nadia (Nadezhda), che pur essendo sorelle hanno due modi molto diversi di guardare alla vita; guerra fra le due figlie e il padre, Nikolai, ovviamente lusingato anche se si rende conto che la sua è più una missione umanitaria che una storia d'amore; guerra tra Nikolai e Valentina, che si aspetta molto di più (macchine più costose, più soldi, più tutto) dal loro matrimonio. E attraverso tutte queste scaramucce, arriviamo a conoscere bene la famiglia, i vari personaggi satelliti e anche un pochino la storia dei trattori, attraverso la lettura di alcuni passi del libro che Nikolai sta scrivendo (ma non preoccupatevi, sono pochi stralci). Ovviamente pian piano ci viene rivelata anche la storia di questa famiglia, il loro passato che cercano di dimenticare e di seppellire.

Questo è un romanzo che parla soprattutto di famiglie, ma anche di immigrazione, di immigrati di seconda generazione, dell'Ucraina moderna e di quella del passato, con una storia ingombrante. E parla della solitudine della terza età, pur facendolo attraverso Nikolai, un personaggio assai poco caratteristico, direi. E' un libro dolceamaro, che a volte prende alla sprovvista, molto vero e poco buonista, un po' alla fine forse, ma va bene. Lo consiglio.

Giudizio: 4/5

mercoledì 16 novembre 2011

Recensione 162 - Per orgoglio o per amore

Autore: Pamela Aidan
Titolo: Per orgoglio o per amore
(Titolo originale: An Assembly Such As This)
Serie: Fitzwilliam Darcy, Gentleman, #1
Traduzione: Bruno Amato
Edizione: TEA, 2010 (prima pubblicazione 2003)
Pag.: 278
ISBN: 9788850219827


Questo romanzo è il primo di una trilogia (così composta: 1. Per orgoglio o per amore 2. Tra dovere e desiderio e 3. Quello che resta) che si ripropone di raccontare Orgoglio e pregiudizio dal punto di vista di Darcy. Sono da sempre una grande ammiratrice dei romanzi della Austen (anche se il mio preferito non è Orgoglio e pregiudizio) e negli anni ho provato a leggere diversi romanzi a lei ispirati, con esiti altalenanti (la serie scritta da Stephanie Barron che vede protagonista la stessa Jane Austen in versione detective non mi è dispiaciuta - finora ho letto solo il primo volume - mentre ho trovato allucinante la serie di Carrie Bebris che riprende i vari romanzi della Austen - ho letto Sospetto e sentimento). Ogni tanto cedo all'acquisto, come in questo caso, e spesso me ne pento, e di nuovo questo è esattamente il caso.

Non vi parlo della trama perchè è ben nota. Diciamo che il romanzo termina con Darcy a Londra che cerca di convincere Bingley a lasciare perdere Miss Bennet. Noi fan tenderemo sempre a lasciarci infinocchiare da questo genere di libri, ma la Aidan è ambiziosa e ha deciso di 'spalmare' le famose vicende di Elizabeth e Darcy su ben tre libri. Se la Austen era dotata di una scrittura invidiabile, altrettanto non si può dire della Aidan (che io ho letto in traduzione italiana, però). Le parti aggiuntive, quelle scritte per fare polpa, non sono degli approfondimenti caratteriali, bensì delle noiose ripetizioni (non so quante scene mi sono dovuta sorbire di Miss Bingley che cerca di accalappiare Darcy servendogli tazze di te o caffè o lamentandosi della noia della vita sociale di campagna). In questo volume addirittura i comprimari sembrano anche meno approfonditi rispetto all'originale! E Darcy, che ovviamente in questa narrazione è il personaggio più delineato, secondo me risulta molto diverso dall'originale, troppo altalenante nei suoi sentimenti, troppo paranoico, con troppi pensieri, troppo... femminile?

Nel complesso non ne consiglio la lettura, perché anche se siete disposti a perdonare un certo stravolgimento dei personaggi, il romanzo della Aidan non aggiunge nulla, anzi è piuttosto noioso e logorroico.

Giudizio: 2/5

martedì 15 novembre 2011

Recensione 161 - La collina dei conigli

Autore: Richard Adams
Titolo: La collina dei conigli
(Titolo originale: Watership Down)
Traduzione: Pier Francesco Paolini
Edizione: Rizzoli, 1975
Pag.: 386
ISBN: non presente


Il volume La collina dei conigli che ho letto è più vecchio di me. E' entrato in casa dei miei in qualche modo prima ancora che io nascessi, ed era lì quando ho cominciato ad avere l'età per leggerlo. Credo di averlo iniziato almeno un paio di volte, senza successo. Quest'anno mi sono imposta: che La collina dei conigli sia! Romanzo generalmente considerato per bambini (non so in lingua originale come sia questo libro, ma sarei proprio curiosa di vedere la reazione di un bambino a cui si osasse proporre la traduzione italiana!) è in realtà una elaborata metafora della condizione umana. Un gruppo di conigli si allontana dalla comunità di appartenenza spinto dalla visione catastrofica di uno di loro. Insieme si allontanano alla ricerca del posto ideale per fondare una nuova comunità. Una volta riusciti nel loro obiettivo, si rendono conto che i loro sforzi saranno vani se non riusciranno a portare qualche coniglia femmina da loro (i nostri eroi sono tutti maschietti infatti). Nel corso dei loro tentativi incapperanno in una conigliera in regime totalitario provocando una guerra.

Io penso che se da ragazzina non sono riuscita ad appassionarmi e da adulta non sono riuscita ad appassionarmi un motivo ci sarà... evidentemente questo non è pane per i miei denti! Ho trovato la traduzione orribilmente datata ma soprattutto la storia troppo 'costruita', moralistica. Non li ho 'sentiti' questi coraggiosi coniglietti. Peccato.

Giudizio: 2/5

lunedì 14 novembre 2011

Nella mia wishlist [ week 45 ]

Mazetti, Katarina - Tomba di famiglia




Ne Il tizio della tomba accanto avevamo lasciato Desirée e Benny decisi a fare un figlio, con la promessa di non rivedersi mai più se il tentativo non avesse avuto buon esito. Ma quando il test di gravidanza si rivela negativo, la delusione è talmente grande che non possono fare a meno di ritentare, a prezzo di bugie e sotterfugi nei confronti di Anita, la cugina con cui Benny vive ormai da quasi un anno. Il secondo tentativo però va in porto e, dopo qualche esitazione, Desirée vende il suo appartamento in città e va a vivere con Benny. Il bambino, Arvid, nasce in agosto, proprio nel bel mezzo della falciatura del fieno, e Benny si perde il parto, ma ben presto la vita si trasforma per lui in un idillio: Desirée s’impegna a diventare la perfetta moglie di un allevatore e, anche se a febbraio è già incinta di nuovo, quando lui si rompe una gamba gli subentra nella mungitura, portandosi dietro Arvid su un seggiolino. Nonostante le buone intenzioni, però, per la donna non sarà affatto semplice seguire il lavoro della fattoria ed essere madre, alla fine, di ben tre pargoli. La vita diventa presto una lunga e sfiancante corsa a ostacoli che mette a dura prova la tenuta della giovane coppia. Riusciranno ancora una volta i sentimenti a sopravvivere alle fatiche della quotidianità oppure il matrimonio è davvero la tomba (di famiglia) dell’amore?

venerdì 11 novembre 2011

Recensione 160 - Benny & Shrimp

Autore: Katarina Mazetti
Titolo: Benny & Shrimp
Titolo originale: Grabben i graven bredvid
Traduzione dallo svedese: Sarah Death
(Titolo italiano: Il tizio della tomba accanto - ed. Elliot del 2010 anche pubblicato nel 2005 da Salani con il titolo O me o muuh!)
Edizione: Short Books, 2008 (prima pubblicazione 1999)
Pag.: 224
ISBN: 9781904977414

Benny and Shrimp

Benny e Shrimp (o meglio, Desiree) hanno ben poco in comune: una panchina al cimitero, di fronte alle tombe dei loro defunti. La tomba di Orjan, il marito di Shrimp, è una lapide così semplice e disadorna da essere quasi offensiva. La tomba dei genitori di Benny, invece, è un accorato tributo al barocco e un trionfo di piante.
Benny è un agricoltore che vive fuori città in una fattoria che riesce a malapena a gestire, ora che anche sua madre è morta. Shrimp è una bibliotecaria che sta cercando di venire a patti con la sua intempestiva vedovanza. Incredibilmente i due si attraggono ma hanno caratteri e stili di vita così diversi da rendere impossibile a tutti gli effetti una classica storia d'amore.

Benny & Shrimp è un romanzo destabilizzante perché è un chick lit sotto molti aspetti, ma leggendolo ci si aspetta molto di più (di questa ovvia celebrazione dell'amore romantico, intendo). Il problema di Benny è, fondamentalmente, il suo essere uomo. Un uomo che lavora duro e si aspetta una partner che lo aiuti e lo sostenga e crei una casa a cui tornare la sera dopo essersi sfasciato di lavoro. E come biasimarlo? Certo forse dà troppo per scontato che la controparte sia favorevole alla cosa, ma in fin dei conti le sue prospettive non sono _così_ assurde. Shrimp è una donna che pur essendo decisamente adulta ha sempre vissuto in un mondo di rapporti interpersonali tiepidi, e quando per la prima volta si ritrova in una storia invadente e destabilizzante sente il costante desiderio di tirarsi indietro per non essere fagocitata dagli eventi. Shrimp in particolare ha la sua vita, i suoi affetti, i suoi hobby, il suo lavoro, e non ha nessuno intenzione di cedere su nulla per far funzionare un rapporto che vede già destinato al fallimento.

Fondamentalmente un romanzo d'amore che si interroga, un po' per gioco e un po' sul serio, su quanto siamo disposti a sacrificare al *vero* amore, e anche su cosa possiamo, in fin dei conti, considerare *vero* amore. Scorrevole e appassionante, anche se non indimenticabile. E' già stato tradotto in italiano (ma non in inglese) il secondo volume con il titolo Tomba di famiglia.

Giudizio: 4/5

giovedì 10 novembre 2011

Recensione 159 - Il manuale del contorsionista

Autore: Craig Clevenger
Titolo: Il manuale del contorsionista
(Titolo originale: The Contortionist's Handbook)
Traduzione: Antonio Caronia
Edizione: Mondadori, 2005 (prima pubblicazione 2002)
Pag.: 257
ISBN: 9788804539162


Non ricordo come mai questo titolo è finito nella mia whislist, ma qualche tempo (anno?) fa l'ho trovato in un cesto di offerte a pochi euro e me lo sono portato a casa. Recentemente ho deciso di leggerlo, finalmente, e ho visto le scritte in copertina: "Giuro che negli ultimi cinque, anzi dieci anni non ho letto un libro all'altezza di questo" di Chuck Palahniuk e "Un libro perfetto, un trionfo, destinato di sicuro allo status di culto" di Irvine Welsh. Ora, Palahniuk è un autore che mi attira abbastanza ma finora di suo ho letto solo Soffocare, che mi ha fatto piuttosto schifo, non tanto per la struttura del romanzo e la storia ma proprio per i particolari (chi lo ha letto capirà). Ho anche visto il film Fight Club ma non penso che conti. Con Welsh ci ho provato due volte, ed è andata anche peggio: teoricamente apprezzo l'utilizzo letterario del lerciume, poi però in pratica non è che ne capisca moltissimo il senso (almeno nel caso di Welsh) e comunque non ho nessuna voglia di leggere cose del genere. Cominciamo bene, ho pensato.

Il manuale del contorsionista però mi ha subito catturato, e così è stato per il primo terzo del romanzo, più o meno. Dopodiché, a parte introduttiva conclusa, mi aspettavo che l'autore andasse a parare da qualche parte e invece no, e questa sensazione mi è rimasta anche dopo aver letto il finale, e non è che sia proprio un buon segnale. Nel complesso la lettura è molto piacevole, perché narrata in prima persona dal protagonista, tale John Dolan Vincent, un abilissimo falsario che, dopo alcune brutte esperienze in gioventù e una vita familiare poco edificante, ha cominciato a crearsi false identità una dopo l'altra, soprattutto nell'intento di non farsi mettere le mani addosso dal sistema sanitario nazionale. John soffre infatti di fortissime emicranie, per le quali i medici non hanno trovato causa. Queste emicranie sono talmente forti da costringerlo a prendere un numero assurdo di medicine (ottenute poi in modo illegale, dato che non avendo una patologia non ha nemmeno le ricette per gli antidolorifici 'strong') che lo porta all'overdose. Ogni emicrania porta per cui al ricovero ospedaliero e al conseguente colloquio psichiatrico con cui la struttura cerca di stabilire se l'overdose è stata davvero accidentale oppure se c'è una tentativo di suicidio. Ben sapendo che la ricorrenza di un tale ricovero lo porterebbe in un ospedale psichiatrico (John non è mai riuscito a convincere nessuno che le sue emicranie sono vere e di origine fisiologica), il nostro protagonista cambia identità dopo ogni episodio. Tramite una serie di flashback (tecnica non pesante, in questo caso), John ci racconta della sua vita: infanzia, episodi più significativi, il suo lavoro come falsario, e anche un innamoramento.

Il protagonista di questo romanzo è anomalo e interessante e possiede una voce forte e accattivante. Peccato che il romanzo non abbia una trama vera e propria e dopo il primo centinaio di pagine i continui salti temporali e la ripetizione tematica stufano. Carino, quindi, ma niente di più.

Giudizio: 3/5

mercoledì 9 novembre 2011

Recensione 158 - The Easter Parade

Autore: Richard Yates
Titolo: The Easter Parade
(Titolo italiano: Easter Parade)
Edizione: Methuen, 2004 (prima pubblicazione 1976)
Pag. 226
ISBN: 9780413772022



Richard Yates mi ha completamente affascinato due anni fa con il suo capolavoro Revolutionary Road. All'epoca avevo già sentito molto parlare di questo romanzo e del suo autore, ma ovviamente è stato l'omonimo film del 2008, diretto da Sam Mendes e con protagonisti Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, a incuriosirmi definitivamente. Dopo aver letto questo The Easter Parade (finalmente in lingua originale, e ne vale la pena), posso dire con sicurezza che i romanzi di Yates sono tristi e anche deprimenti, se affrontati con lo spirito 'sbagliato', ma descrivono determinate situazioni in modo chirurgico, rendendole metafore della condizione umana.

Sarah ed Emily Grimes sono due sorelle che vivono con la madre Pookie (i genitori sono separati), una donna irrequieta e dai facili entusiasmi ma poco incline a trattare le figlie con autentico affetto e sicuramente più ammaliata dalla superficie delle cose che dalla loro essenza. Sarah, la sorella più vecchia, si sposa giovane con  un uomo che ama, riamata, e mette su famiglia. Sicuramente influenzata dalla madre, sente la necessità della stabilità e considera il matrimonio un vincolo indissolubile. Emily, la più giovane, sembra essere altrettanto sognatrice, ma viene bruscamente risvegliata dalla sua prima - orribile - esperienza amorosa. Questa esperienza, il rapporto con i genitori e soprattutto la vita con una madre ben lontana dall'essere irreprensibile, portano Emily a decidere di privilegiare un altro aspetto della sua esistenza: la vita intellettuale (An intellectual could lose her virginity to a soldier in the park, but she could learn to look back on it with wry, amused detachment. An intellectual might have a mother who showed her underpants when drunk, but she wouldn't let bother her.) Dopo aver vinto una borsa di studio, Emily frequenta il Barnard College.

Yates ci conduce per mano lungo l'esistenza delle due sorelle (anche se la prospettiva è più quella di Emily che quella di Sarah) mostrandoci come due scelte molto diverse possono risultare ugualmente disastrose, e come ogni sorella desideri, in fin dei conti, quello che ha avuto l'altra, nonostante sia evidente che non è stata una fonte di felicità. Sarah sceglie la vita di moglie e madre e decide di non metterla in discussione nemmeno quando appare evidente che ha problemi di alcolismo e vive in un matrimonio violento in cui nemmeno i figli sono una fonte di completa soddisfazione. Eppure sente la mancanza di un lavoro intellettuale e, nonostante i tentativi in questo senso (una breve esperienza come scrittrice di testi per la radio, e un tentativo di scrivere la biografia di un antenato del marito, e poi dei brevi sketch familiari), non riesce a realizzare i suoi desideri, non per mancanza di bravura, ma per mancanza di tempo, opportunità, sostegno. Emily, d'altra parte, conduce una vita intellettuale: dopo la laurea svolge lavori impiegatizi in ambiti creativi/intellettuali, e frequenta intellettuali, ma i suoi rari svogliati tentativi di scrivere degli articoli non danno nessun frutto per mancanza di entusiasmo. Emily cerca continuamente di instaurare rapporti duraturi con gli uomini, ma tutti i suoi tentativi falliscono, vuoi perché a un certo punto subentra una mancanza di interesse dall'una o dall'altra parte, vuoi perchè Emily stessa sembra bloccata, incapace di lottare per i suoi desideri, quasi fosse sconveniente ammettere di volere qualcosa e darsi da fare per ottenerla. Il suo atteggiamento blasé che nel passato l'ha aiutata ad affrontare la sua situazione ora le impedisce evidentemente di gestire la sua vita.

Dicevo prima che i romanzi di Yates possono essere deprimenti se affrontati con l'atteggiamento 'sbagliato'. Metto sbagliato fra virgolette perché ovviamente si tratta di una mia opinione personale: secondo me Yates va letto tenendo ben presente che ciò che scrive è verissimo, ma è anche solo una delle tante sfaccettature della condizione umana. Con Revolutionary Road Yates denunciava gli ideali borghesi portandoci a credere di vivere una finzione. In questo The Easter Parade Yates sembra dirci che, si scelga la carriera o la famiglia, l'intelletto o l'amore, alla fine della fiera la nostra vita sarà una delusione e terminerà miserevolmente  (sarei curiosa di sapere cosa avrebbe da dire oggi sulle mamme lavoratrici). Da una parte trovo poco edificante leggere romanzi che non mi forniscano una soluzione, uno stimolo positivo, dall'altra penso che Yates sia davvero incisivo e che abbia una capacità descrittiva e di introspezione incredibile. Mi viene in mente la scena in cui un'amica di Emily cerca di portarla fuori di casa dopo che per un anno è stata senza lavoro e ha vissuto grazie all'assistenza sociale. Le due vanno a un party da amici, che si rivela essere una semplice cena in cui sono le uniche donne non sposate o comunque non accompagnate. La cena è orribile ma l'amica di Emily quando la riaccompagna a casa insiste nel dire che è stato divertente (Then the party was over and she was out on the sidewalk, saying goodnight to Grace Talbot, who insisted several times that the evening had been 'fun', and then she was on her way home.).
Nel caso specifico il voto piuttosto basso si riferisce alla mia incapacità di sentirmi davvero coinvolta da queste sorelle. Forse è proprio il dualismo che non mi ha convinta, l'ho trovata un'operazione riuscita solo in parte. In ogni caso un'esperienza di lettura piacevole, grazie alla scrittura magitrale.

Giudizio: 3/5

domenica 6 novembre 2011

Nella mia wishlist [ week 44 ]

Collins, Paul - La follia di Banvard (Banvard's Folly)



Capita, nella vita di tutti, che qualcosa vada storto, magari proprio quando fortuna e gloria erano appena state assaporate, o sembravano a portata di mano. E, a volte, la differenza fra successo e fallimento passa per un capriccio di troppo. A tardiva ricompensa dei loro sogni infranti, i tredici personaggi ritratti in questa galleria di sconfitti hanno tuttavia avuto la ventura di incontrare un biografo, Paul Collins, scrittore contemporaneo capace di trasformare un dagherrotipo svanito, la pubblicità di un rimedio taumaturgico o il brevetto di un'invenzione portentosa, ma assolutamente inutile, in altrettanti microromanzi.

Graham, Lorna - La ragazza del Greenwich Village (The Ghost of Greenwich Village)


In splendida palazzina d’epoca nel cuore del Greenwich Village, 2 locali, caminetto, lampadario a gocce, affitto modico. La nuova vita di Eve Weldon comincia in un delizioso appartamento del quartiere più affascinante di Manhattan, sulle orme della madre Penelope, che nei favolosi anni Sessanta aveva vissuto proprio qui la sua personale età dell’oro. Arriva dritta dall’Ohio, Eve, con la valigia piena dei meravigliosi abiti vintage di Penelope, il sogno di fare la scrittrice e la voglia di trovare un nuovo amore nella città dove tutto è possibile. E mentre Eve prova ad assaporare l’atmosfera bohémien, tutta jazz e sigarette, scrittori maledetti e martini, di un tempo lontano, sarà l’incontro con Donald Bellows, il più improbabile e inatteso dei coinquilini, a regalarle il senso di un passato dal fascino misterioso e irresistibile. Con La ragazza del Greenwich Village Lorna Graham ci regala un tributo lieve, ironico e scintillante alla Manhattan resa immortale da Colazione da Tiffany. Una commedia romantica, brillante e sorprendente per chi non ha mai smesso di credere alle favole. Né ai fantasmi…

Raichev, R. T. - Alla ricerca di Sonya Dufrette (The Hunt for Sonya Dufrette)


Indipendente come Cordelia Gray, arguta come Miss Marple, tenace come Jessica Fletcher: è Antonia Darcy, una nuova e indimenticabile figura di detective per gli amanti del giallo classico, protagonista di una serie di grande successo in Inghilterra.
Luglio 1981. Nella villa di campagna di Lady Mortlock, durante il party dato in onore del matrimonio reale tra Carlo e Diana, una bambina di nome Sonya scompare. La sua bambola viene ritrovata sulla riva del fiume che scorre vicino alla casa, ma della piccola nessuna traccia.
Vent’anni dopo Antonia Darcy, assistente bibliotecaria in un esclusivo club londinese per ex militari, pensa ancora al terribile evento di quella giornata, del quale si sente in parte responsabile. Cerca di ricomporre nella memoria il puzzle degli avvenimenti e dei personaggi che vi presero parte, a cominciare dal tremendo padre della bambina, Lawrence Dufrette, e dalla sua bella ed esotica moglie Lena, per arrivare alla stessa Lady Mortlock.
Abilmente aiutata dal maggiore Payne, socio del club nonché suo ammiratore, Antonia decide di impegnarsi a risolvere dopo tanti anni il mistero della scomparsa della piccola Sonya.
Personaggi ben sviscerati dal punto di vista psicologico, uno stile fluido venato da una sottile ironia e trame impeccabili sono gli ingredienti che hanno reso la serie di Antonia Darcy, amatissima in Inghilterra, uno dei migliori esempi di crime fiction di stampo classico.
Kinsella, Sophie - Ho il tuo numero (I'Ve Got Your Number)
Cosa accade se ti scippano il telefonino e tutta la tua vita è lì dentro? Ti senti persa, naturalmente. È quello che capita a Poppy, una scombinata fisioterapista prossima alle nozze con un affascinante docente universitario. Proprio quando il telefono le serve per una faccenda a dir poco urgente! Perché tra le altre cose, nel bel mezzo di una festa con le amiche ha appena perso il suo prezioso anello di fidanzamento, uno smeraldo come non ne ha mai visti nella sua intera esistenza. Poppy è nel panico, e mentre cerca affannosamente l'anello perduto cosa vede in un cestino dei rifiuti? Un cellulare nuovo di zecca che sembra aspettare proprio lei. È un attimo. Ed è suo. Non può permettersi il lusso di rimanere scollegata, non in questo momento. Ma di chi è quel telefono? E a cosa si riferiscono gli strani messaggi che riceve? Poppy non ha il tempo di farsi troppe domande. Ha un anello da ritrovare, un matrimonio da organizzare e qualche cosuccia in sospeso con i suoi futuri suoceri. Ma non sa che quel telefono e lo sconosciuto con cui si troverà a condividerlo le metteranno a soqquadro la vita. Ancora una volta Sophie Kinsella supera se stessa in questa scoppiettante commedia degli equivoci incentrata sul telefonino, protagonista assoluto della nostra vita di tutti i giorni e di questo romanzo. E soprattutto complice in un'adorabile storia romantica che diverte e fa sognare.
Simpson, Mona - Anywhere But Here (Dovunque ma non qui)
Il ritratto commovente e spesso comico di una saggia ragazzina, Ann August, e della madre Adele, un'esagerata sognatrice americana. Mentre viaggiano attraverso il paesaggio delle loro contraddittorie ambizioni, Ann e Adele portano in vita un romanzo che è una brillante esplorazione della necessità perenne di continuare a muoversi, anche a rischio di un profondo disorientamento.

giovedì 3 novembre 2011

Riepilogo di ottobre


Un mese non esaltante, sia per qualità che per quantità. 'Solo' 15 libri letti e solo due voti pieni, uno alla rilettura dell'ennesimo tomo della saga di Martin, l'altro al meraviglioso romanzo di Barbara Kingsolver, la cui lettura consiglio caldamente. Se da una parte ci sono state diverse letture meritevoli (menzione speciale per The Silver Linings Play Book di Matthew Quick) ce ne sono state molte mediocri e alcune davvero brutte (La taverna del Doge Loredan!) tanto da collezionare ben due abbandoni questo mese. Il libro di John Connolly è il primo di una serie di thriller. Non è _davvero_ brutto nel suo genere, ma di thriller ce ne sono un'infinità e ho deciso di non perdere tempo con questo, piuttosto sconclusionato e noioso. 11, Emerald Street è stata una gran delusione, frammentario e sconclusionato, dopo poche pagine l'ho abbandonato al suo destino nonostante avesse tutte le carte in regola per piacermi.

John Connolly - Tutto ciò che muore *abbandonato*
R144 Barbara Kingsolver - The Poisonwood Bible 5/5
R145 Erlend Loe - Naif.Super 3/5
R146 Anne Fine - In Cold Domain 4/5
R147 Matthew Quick - The Silver Linings Play Book 4/5
R148 Laura Lee Guhrke - And Then He Kissed Her 4/5
R149 Scott Westerfeld - L'ora segreta 3/5
R150 Eva Rice - The Lost Art of Keeping Secrets 4/5
R151 Alberto Ongaro - La taverna del Doge Loredan 2/5
R152 Sue Miller - The Senator's Wife 4/5
R153 Jacquelin Kelly - L'evoluzione di Calpurnia 4/5
R154 Brendan O'Carroll - The Granny 3/5
R155 Marco Presta - Un calcio in bocca fa miracoli 4/5
(George R. R. Martin - Il portale delle tenebre #7 *rilettura* 5/5)
R156 Kathy Reichs - Corpi freddi 3/5
R157 Joshua Ferris - E poi siamo arrivati alla fine 3/5
Hugh O'Donnell - 11, Emerald Street *abbandonato*

Fra gli acquisti del mese Un calcio in bocca fa miracoli e E poi siamo arrivati alla fine, già letti e recensiti. Proprio l'ultimo del mese ho invece acquistato A Dance With Dragons di George R. R. Martin!

Buone letture a tutti!

mercoledì 2 novembre 2011

Recensione 157 - E poi siamo arrivati alla fine

Autore: Joshua Ferris
Titolo: E poi siamo arrivati alla fine
(Titolo originale: Then We Came to the End)
Traduzione: Katia Bagnoli
Edizione: Beat, 2010 (prima pubblicazione 2006)
Pag.: 351
ISBN: 978-88-6559-024-9


E poi siamo arrivati alla fine (BEAT)

Doveva esserci una storia migliore di quella che vivevamo, per questo molti di noi passavano tanto tempo persi nel loro piccolo mondo.

E poi siamo arrivati alla fine è un romanzo che parla dei dipendenti di una grande agenzia pubblicitaria di Chicago, e lo fa utilizzando una prima persona plurale, un 'noi' collettivo. I protagonisti sono ovviamente i dipendenti, annoiati, frustrati, che muoiono dalla voglia di ascoltare un aneddoto piccante o di spettegolare gli uni sugli altri, i dipendenti sui superiori, tutti su tutti. E' come se l'essere rinchiusi otto ore al giorno in un edificio insieme alle stesse persone esaltasse le caratteristiche peggiori di queste persone, che spesso si comportano come crudeli scimmie adolescenti. La mia attitudine nei confronti di queste persone che raramente si comportano come individui è in parte di comprensione e di condivisione e in parte di disprezzo.

Mentre i dipendenti frustrati sognano vite alternative che non avranno mai il coraggio di provare, l'economia crolla e l'agenzia comincia a licenziare. Al panico causato dalle lunghe ondate di licenziamento si aggiunge l'ombra della morte: sembra che il supervisore Lynn abbia il cancro al seno (ma, come sempre, sono voci di corridoio non confermate). Proprio in questo momento ai dipendenti viene assegnato un progetto assurdo: creare una pubblicità che faccia ridere le donne ammalate di cancro. E tutti si impegnano in modo fanatico in un progetto che può decretare la salvezza o il licenziamento, in questo periodo di crisi. Ovviamente la fine non è una vera e propria fine, come d'altronde nel libro non esiste una vera e propria trama.

L'idea iniziale è molto buona, così è affascinante la narrazione collettiva. Pian piano però le meschine preoccupazioni dei dipendenti superano di gran lunga le comprensibili frustrazioni di un lavoro d'ufficio e diventano completamente insensate di fronte ai problemi di Lynn, a cui viene eccezionalmente dedicato un capitolo non collettivo. Nel complesso mi è parso esagerato, troppo lungo, troppo costruito, troppo falso o forse troppo vero, chi lo sa?

Giudizio: 3/5

martedì 1 novembre 2011

Recensione 156 - Corpi freddi

Autore: Kathy Reichs
Titolo: Corpi freddi
(Titolo originale: Déjà Dead)
Traduzione: Alessandra Emma Giagheddu
Serie: Temperance Brennan, #1
Edizione: Rizzoli, 1998 (prima edizione 1997)
Pag.: 466
ISBN: 9788817671071


Non ho mai visto la serie tv Bones, ma ne sono rimasta abbastanza incuriosita da scoprire che è tratta dalla serie di thriller scritta da Kathy Reichs e con protagonista l'antropologa forense Temperance Brennan. Molti anni fa avevo letto il terzo volume della serie, Resti umani, senza apprezzarlo particolarmente. Prima di lanciarmi nella visione della serie tv, ho comunque deciso di dare alla Reichs una seconda chance leggendo il primo della serie.

Temperance Brennan è un'antropologa forense che divide il suo tempo tra il North Carolina, dove insegna, e Montreal, in Canada, dove lavora per il laboratorio di medicina legale. E' una donna di mezza età, divorziata, con una figlia al college e un passato da alcolista. In questo volume Temperance viene chiamata ad esaminare delle ossa ritrovate dai tecnici del servizio idrico durante la manutenzione. Ben presto Temperance realizza che le ossa sono recenti, e appartengono a una vittima di omicidio. Poichè lo stato delle ossa le ricorda moltissimo un caso di alcuni anni prima, Temperance cerca di convincere il detective assegnato al caso, Claudel, di indagare in questo senso e ipotizzare che il loro assassinio sia un serial killer. Claudel si ostina a non prendere in considerazione la sua ipotesi, anche perchè al momento priva di indizi a sostegno, ma ben presto i fatti riveleranno che Temperance ha ragione.

Normalmente prediligo thriller o gialli in cui l'assassino ha un motivo per uccidere la sua vittima, perché questo comporta un'indagine psicologica sia della vittima che dei possibili sospetti. Nel caso in cui il thriller si concentra su un serial killer, è evidente che il legame fra assassino e vittima è molto più casuale e a mio avviso ne risulta una narrazione meno interessante, che può essere però ravvivata da un protagonista carismatico. Nel caso specifico non mi sembra che la protagonista Temperance sia approfondita bene: l'autrice parla spesso del marito, della figlia, dei problemi di alcolismo, dell'amica di Temperance, senza però rivelare davvero fatti significativi del suo passato o presente. Una caratteristica fastidiosa della protagonista è il costante lamentarsi, e specialmente l'attribuire qualsiasi atteggiamento spiacevole al sessismo dei suoi colleghi poliziotti (e di tutti gli uomini in generale).

Ho trovato poi particolarmente fastidiosi i continui scontri fra la Brennan e il detective Claudel. Claudel non brilla per simpatia, ma Temperance tende a 'dimenticare' il suo lavoro di antropologa e a lanciarsi in investigazioni per cui forse ha l'istinto giusto, ma sicuramente non il fisico. La sua stupidità nell'affrontare senza rinforzi situazioni a rischio è rivaleggiata solo dall'assurda mancanza di logica nelle indagini della polizia. Se poi aggiungiamo che entrambi le parti tendono a non condividere le informazioni, diventa chiaro che la soluzione del caso è avvenuta più per fortuna che per impegno.

Nonostante questi difetti, la parte finale del romanzo è stata sicuramente avvincente, ma non consiglierei questo libro. Ho cominciato a vedere la prima stagione di Bones e posso dire che mi sembra decisamente più avvincente e meritevole.

Giudizio: 3/5