lunedì 31 ottobre 2011

Nella mia wishlist [ week 43 ]

Hamilton, Hugo - The Speckled People. A Memoir of a Half-Irish Childhood (non tradotto)


Il mondo dell'infanzia di Hugo Hamilton è un luogo confuso: suo padre, un brutale nazionalista irlandese, pretende che i figli parlino Gaelico a casa mentre la madre, un'emigrata tedesca che è sfuggita alla Germania nazista all'inizio della guerra li incoraggia a parlare tedesco. Tutto ciò che Hugo vuole è parlare inglese. L'inglese è, dopo tutto, quello che gli altri bambini di Dublino parlano. L'inglese è quello che usano quando rincorrono Hugo (o 'Eichmann' come lo chiamano) per le strade di Dublino. Da questa paura e confusione Hugo cerca di costruire una visione bilanciata del mondo, di trasformare la logica contorta di ciò che gli viene detto in verità.
E' un viaggio che termina con la liberazione ma non prima che questo ragazzino abbia scoperto gli oscuri segreti a lungo nascosti sul fondo dell'armadio dei suoi genitori.

Dexter, Colin - L'ultima corsa per Woodstock (Last Bus to Woodstock)


In questo, che è il primo romanzo della serie, due ragazze a Oxford attendono alla fermata l'ultimo autobus per Woodstock. Il bus è in ritardo e le due ragazze si incamminano a piedi sperando di trovare un passaggio. E lo trovano perché dopo un po' una macchina si ferma e le fa salire a bordo. Passaggio fatale per una delle due, che verrà ritrovata assassinata poche ore dopo. L'ispettore Morse inizia l'indagine con l'aiuto del sergente Lewis, suo aiutante (in questa e tutte le avventure che seguiranno). La verità si fa strada con difficoltà e non sarà una scoperta facile né felice.

Schreiber, Claudia - La felicità di Emma (Emmas Glück)


Emma alleva maiali in un angolo sperduto della campagna tedesca. E' libera, forte e quello a una vecchia scrofa, che stringe quando riflette, è l'abbraccio più vigoroso che abbia mai dato. Gli animali sono la sua cura all'assenza di un amore, ai debiti che stanno per farle perdere la fattoria. Una notte, però, il silenzio viene rotto dal fragore di un incidente stradale e nella sua vita arriva Max, giovane impiegato in fuga con il denaro rubato all'azienda per cui lavora e con il sogno di trascorrere gli ultimi mesi di vita in Messico. Come d'incanto Emma si ritrova fra le braccia tutto ciò che poteva desiderare: una borsa piena di soldi e un uomo da amare. Ma la felicità c'entra qualcosa con i desideri? Delicato, surreale, commovente, a tratti triste e a tratti rabbiosamente comico questo romanzo ci consegna una storia d'amore e di incontro tra destini.

venerdì 28 ottobre 2011

Recensione 155 - Un calcio in bocca fa miracoli

Autore: Marco Presta
Titolo: Un calcio in bocca fa miracoli
Edizione: Einaudi, 2011
Pag.: 190
ISBN: 9788806206321

Un calcio in bocca fa miracoli

Il protagonista di questo romanzo è un vecchiaccio, un uomo cinico e fallito che affronta la fase finale della sua vita senza smentirsi e in piena consapevolezza dei suoi difetti. Ad accompagnarlo nelle sue avventure l'amico (senza motivo) Armando, pizzicagnolo in pensione, ottimista e felice ad oltranza, anche se vedovo dell'amatissima Francesca. Ed è proprio Armando che decide di lasciare un 'dono' al mondo, l'unica cosa che a lui pare importante: una storia d'amore. Facendo conoscere due giovani che apparentemente hanno poco in comune ma che secondo lui sono fatti per stare insieme per tutta la vita.
Nel frattempo il protagonista cerca di conquistare la bella portinaia del palazzo in cui vive, rubandola al Don Giovanni condominiale, e ruba penne dai negozi.
Ma un giorno la sua routine viene sconvolta dalla notizia che la figlia ha deciso di separarsi dal marito. Non solo, lo ha comunicato solo a lui ed è da lui che viene a rifugiarsi, nascondendosi anche alla madre, solitamente la depositaria delle sue confidenze. Il vecchiaccio è atterrito dall'idea che la figlia si aspetti qualcosa da lui, ma in realtà le cose vanno meglio del previsto...

Romanzo schietto, dolceamaro ma soprattutto divertente nonostante l'aperta descrizione di tristi realtà, Un calcio in bocca fa miracoli è ipnotico e seducente ma a tratti anche terrorizzante (lucidissima la disamina del vecchiaccio dei suoi difetti e dei suoi fallimenti, e altrettanto lucida la descrizione di una situazione che non è migliorabile, è così e basta, prendere o lasciare, semmai peggiora). Uno spiraglio di speranza lo apre il carattere 'incazzoso' del protagonista, che mai si svilisce ma al contrario si arrabbia e se la prende con il mondo intero. Se non fosse una lettura così inebriante, ci sarebbe da dire che la trama è un pochino inesistente, che il romanzo è un po' sfilacciato con tutti questi incisi che poco c'entrano con quel che precede e segue, e ci sarebbe pure da dire che una volta finito, a parte l'applauso per il finale perfetto e snervante, mi viene da chiedermi dove Presta volesse andare a parare. Che è un interrogativo che mi sale solo con certi libri, e con altri, che pure non è che vadano a parare chissà dove, no. Chissà come mai.

Giudizio: 4/5

giovedì 27 ottobre 2011

Recensione 154 - The Granny

Autore: Brendan O'Carroll
Titolo: The Granny
(Titolo italiano: Agnes Browne nonna)
Edizione: Plume, 2000 (prima pubblicazione 1996)
Pag.: 192
ISBN: 9780452281844

The Granny

Terzo capitolo della saga di Brendan O'Carroll, The Granny vede Agnes impegnata a riconciliarsi con l'idea di essere ormai una nonna. Ma il tema principale del romanzo a mio parere è un altro: la dispersione della famiglia Browne. Tutti i figli (Mark escluso) si disperdono ai quattro venti, chi per lavoro, chi per matrimonio, chi per altri motivi ancora. Agnes risente profondamente di questa situazione e vessa ancora più del solito il povero adorabile Pierre.

Inizialmente avevo deciso di assegnare quattro stelline per l'amore che ho per questa serie. Pensando a cosa scrivere in questa recensione, però, ho realizzato che in realtà questo romanzo non mi è piaciuto tantissimo, e un paio di cose mi sono rimaste sul gozzo. E quindi tre stelline.

*** spoiler alert***


Agnes non deve affrontare solo l'incredibile novità di essere così vecchia da essere nonna, ma anche l'esodo dei figli: Cathy si sposa con il suo fidanzato poliziotto che è stato trasferito, Simon decide di convivere con la sua fidanzata, Rory si trasferisce dal suo fidanzato Dino con cui ha intenzione di aprire un negozio da parrucchiere, e Trevor trova un lavoro a Londra. L'unico figlio che rimane in casa è Dermot, che con il suo amico del cuore ne combina di tutti i colori senza riuscire però ad assurgere alla delinquenza 'vera'. Poi un giorno putroppo Dermot e il suo amico, ubriachi, rubano un autobus dal deposito e lo sfasciano strada facendo, senza rendersi conto di aver ucciso un pover'uomo che si trovava per caso lungo la strada. Dermot si becca così sette anni di prigione, oltre che ovviamente un enorme senso di colpa per la povera vittima e la sua vedova.

La cosa che mi ha sconvolto di più è stata l'insistenza sul livello goliardico di bricconaggine dei due compari. Per carità, negli anni Settanta/Ottanta a Dublino forse non si sentiva come oggi il problema della pirateria stradale, eppure mi sembra che anche allora, rubare e guidare un mezzo pubblico in preda ai fumi dell'alcool non rientrasse propriamente nell'ambito delle 'ragazzate'. Agnes sembra più preoccupata del fatto che Dermot non riconosca il figlio di Mary Carter (che potrebbe - oppure no - essere suo visto che la ragazza è non solo tossicodipendente ma anche promiscua) che del fatto che abbia ucciso un uomo perchè troppo ubriaco e stupido per pensare.

Al di là di questo, ho trovato tutto il romanzo molto meno coinvolgente dei precedenti. La voce e il carattere di Agnes non si sentono, lei è decisamente fuori fuoco, i figli spesso sono macchiette sullo sfondo (Mark che diventa il cocco di mamma saccente, Rory che litiga con il suo fidanzato Dino) e in generale non sono riuscita ad appassionarmi tantissimo alle loro avventure (o meglio dire disavventure). Si risolleva nella seconda metà quando ci parla di Trevor, della sua storia con Maria e del ricongiungimento con Dermot e dell'avventura della loro casa editrice. Per poi crollare definitivamente in un finale zuccherosissimo e di un buonismo insopportabile.

Nel complesso una lettura direi gradevole ma con alti e bassi e poca coerenza dovuta forse allo sforzo di 'riepilogare'.

Giudizio: 3/5

mercoledì 26 ottobre 2011

Recensione 153 - L'evoluzione di Calpurnia

Autore: Jacqueline Kelly
Titolo: L'evoluzione di Calpurnia
(Titolo originale: The Evolution of Calpurnia Tate)
Traduzione: Luisa Agnese Dalla Fontana
Edizione: Salani, 2011 (prima pubblicazione: 2009)
Pag.: 287
ISBN: 9788862564175

L'evoluzione di Calpurnia


Calpurnia Tate ha undici anni e vive a Fentress, Texas, alla fine del diciannovesimo secolo. Mentre la madre tenta disperatamente di farle imparare le cose necessarie per sposarsi e dirigere una casa, Calpurnia fugge nei campi per osservare le cavallette e la natura in generale. Nel corso di una caldissima estate la nascente curiosità scientifica di Calpurnia la avvicina al nonno, appassionato naturalista. Mentre Callie Vee ci descrive la sua vita all'interno di un'ampia famiglia benestante, la sua passione per i libri e il suo odio per i lavori di casa, assistiamo alla sua formazione come improbabile scienziata in erba, sperando che il suo futuro sarà quello di una novella Marie Curie e che la sua passione non venga spenta dalle aspettative sociali.

L'evoluzione di Calpurnia è un romanzo davvero affascinante, non solo per il carattere della sua eroina, ma anche per la sua ambientazione in un'epoca davvero particolare: attraverso gli occhi di Calpurnia beviamo la prima Coca Cola, vediamo la prima macchina a motore in commercio e assistiamo alle inedite meraviglie del telefono. Purtroppo è anche l'epoca in cui una donna non sposata, una donna che si mantiene con il suo lavoro, è più un'aberrazione che una variante. Ed è terribile rendersi conto insieme a Calpurnia che da lei ci si aspettano molte cose, ma sicuramente nessuna di quelle che le interessano. E' anche bello vedere quanto i personaggi che circondano Calpurnia non siano magari illuminati, ma nemmeno cerberi, semplicemente figli della loro epoca.

Giudizio: 4/5

martedì 25 ottobre 2011

Recensione 152 - The Senator's Wife

Autore: Sue Miller
Titolo: The Senator's Wife
(Titolo italiano: La moglie del senatore)
Edizione: Bloomsbury, 2008
Pag.: 306
ISBN: 9780747594833

The Senator's Wife

Meri è sposata da meno di un anno con Nathan quando il marito riceve un incarico prestigioso presso l'università di una cittadina del New England. La coppia si trasferisce nella casa a fianco di quella del senatore Naughton, che però apparentemente non vive più con la moglie Delia, anche se i due sono ancora formalmente sposati. Mentre Meri lotta per conservare la sua identità all'interno di un matrimonio che sembra puntare in una direzione che lei non è sicura di voler prendere, veniamo a conoscenza della burrascosa storia dei Naughton, di come lui non sia mai stato capace di non tradire Delia, e di come la moglie abbia comunque deciso di mantenere un rapporto con lui, anche se non tradizionale, perché troppo innamorata per voltargli le spalle.

The Senator's Wife è un libro difficile e disturbante. Sue Miller è bravissima nel farci entrare nella psiche di due donne con una vita complicata, e negli equilibri di due matrimoni apparentemente destinati alla distruzione.  Sicuramente ogni lettrice (ma anche lettore, perché no?) si potrà identificare alternativamente con Meri o Delia, oppure prendere ferocemente le distanze dal loro comportamento. Romanzo ipnotico e affascinante, benché non ci sia in definitiva una vera e propria trama, mi ha però deluso nel finale, che ho trovato un po' fuori stile.

Giudizio: 4/5

lunedì 24 ottobre 2011

Nella mia wishlist [ week 42 ]

Solomons, Natasha - Mr. Rosenblum's List: Or Friendly Guidance for the Aspiring Englishman (Un perfetto gentiluomo)


Mr. Rosenblum's List: Or Friendly Guidance for the Aspiring Englishman


Centosessanta centimetri di incrollabile tenacia: è Jack Rosenblum, aspirante gentiluomo inglese. Che compila una lista completa degli usi e costumi britannici: impara che la marmellata si compra solo da Fortnum & Mason, studia a memoria l'albero genealogico della famiglia reale, e si appassiona alle previsioni del tempo della BBC. Dal 1937, quando è sbarcato in Inghilterra, non parla più nemmeno tedesco, a parte qualche parolaccia nei momenti di estrema tensione. Perché Jack vuole a tutti i costi trovare un posto da chiamare nuovamente casa. Ebreo di Berlino, fuggito dalla Germania nazista con la moglie e la figlioletta, è determinato più che mai a integrarsi nel Paese adottivo. E dopo anni di caparbia dedizione, gli rimane soltanto una voce da spuntare. L'ultimo, essenziale, requisito dell'inglesità: diventare socio di un golf club. Quando l'ennesimo rifiuto stronca con impietosa freddezza le sue speranze, l'inesauribile Jack decide di costruirsi il suo green a nove buche. In men che non si dica vende la casa di Londra e convince Sadie a seguirlo in un cottage sperduto nelle campagne del Dorsetshire. Ma l'impresa si rivela più ardua del previsto. Un romanzo tenero, divertente e toccante, che affronta con tono lieve temi drammatici quali identità e integrazione. E un protagonista davvero irresistibile, di cui ci si innamora fin dalla prima pagina.


Holtby, Winifred - South Riding (non tradotto)


South Riding


Il capolavoro di Winifred Holtby è una ricca evocazione delle vite e relazioni dei personaggi di South Riding. Sarah Burton, la giovane e fiera direttrice della scuola per ragazze locale - basata sulla stessa madre della Holby; e Robert Carne, il conservatore fattore gentiluomo incastrato in un matrimonio disastroso - di cui la radicale Sarah Burton si innamora. Mostrando come le decisioni pubbliche possono modellare l'individuo, questa storia offre una vista panoramica ed indimenticabile della vita nello Yorkshire. 


O'Farrell, Maggie - The Hand That First Held Mine (La mano che teneva la mia)


The Hand That First Held Mine


Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair, appena arrivata dalle campagne del Devon, sente che tutto è possibile. Mentre cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista, viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Quartiere bohème di locali rumorosi, prostitute, immigrati, e di artisti e intellettuali, come Francis Bacon, Lucien Freud o John Deakin. Qui Lexie trova anche l'amore in un uomo più grande di lei, un importante editore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant'anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi nel proprio lavoro. Ma Elina è diventata mamma da poco e fatica a superare le difficoltà delle prime settimane a casa con un neonato. Ted, il padre del bambino, le sta accanto in questo momento delicato e anche lui fa i conti con la paternità. Guardando il figlio, la mente di Ted corre alla propria infanzia, ma riaffiorano immagini, ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato... Un romanzo cinematografico e insieme poetico che avvicina sino a fonderle due storie unite da un legame segreto.

venerdì 21 ottobre 2011

Recensione 151 - La taverna del Doge Loredan

Autore: Alberto Ongaro
Titolo: La taverna del Doge Loredan
Edizione: Piemme Pocket, 2006 (prima edizione 2004)
Pag.: 301
ISBN: non presente


Schultz, editore e tipografo veneziano, vive in una palazzina antica insieme ad una specie di suo alter ego soprannominato Paso Doble, non si capisce bene se uomo reale o proiezione del protagonista. Costui osteggia le scelte di vita di Schultz (i libri che pubblica, il fatto che non chiami un certo Avvocato il cui ruolo rimane inspiegato fino all'ultima pagina, ecc.) e concretizza il suo disgusto nascondendo in casa svariati oggetti di cui Schultz ha bisogno. Una sera Schultz ritrova in cima all'armadio della sua camera le bozze su cui stava lavorando, una serie di altri oggetti nascosti da Paso Doble, e un oggetto misterioso: un libro privo delle pagine che riportano il nome dell'autore e il titolo. Schultz abbandona le bozze e comincia a leggere il libro, ambientato nell'Ottocento inglese, nel quale il narratore, tale Jacob Flint, dichiara fin dalle prime pagine di essere ossessionato da un personaggio misterioso che somiglia in modo inquietante allo stesso Schultz. La lettura del libro si alterna a riflessioni di Schultz e sue conversazioni con Paso Doble, in un crescendo di aderenze tra la vita 'reale' di Schultz e quella 'fittizia' di Jacob.

Premetto che io _odio_ profondamente i giochi metaletterari. E ho acquistato questo libro pensando che fosse un 'semplice' romanzo storico.

La cosa più misteriosa di questo romanzo è che cosa, esattamente, mi abbia indotto a concludere la lettura invece di lanciare il libro dalla finestra e non pensarci più, scelta che sarebbe stata sicuramente più salutare. Il romanzo è un gioco intellettuale in cui due (tre) piani della realtà (o meglio, della finzione) si intrecciano. Per troppe pagine. Sulla base di una trama che ho trovato decisamente insignificante. Con uno stile pretenzioso e pesantissimo. E che, quando non è pretenzioso e pesantissimo, è volgare e pesantissimo. Per quel che mi riguarda, lasciate perdere.

Giudizio: 2/5

giovedì 20 ottobre 2011

Recensione 150 - The Lost Art of Keeping Secrets

Autore: Eva Rice
Titolo: The Lost Art of Keeping Secrets
(Titolo italiano: L'arte perduta di mantenere i segreti)
Edizione: Headline Review, 2005
Pag.: 352
ISBN: 9780755325504

The Lost Art of Keeping Secrets



The Lost Art of Keeping Secrets è un libro molto piacevole, che mi ha letteralmente portato in un'altra epoca con la sua introspezione e la sua attenzione a tutti quei particolari che costruiscono l'atmosfera di un romanzo. Come molti hanno già fatto notare, non succede molto in questo romanzo, ma questo non è necessariamente un difetto. Siamo a Londra nel secondo dopoguerra, quando le cose cominciano a tornare 'normali', il razionamento è ormai finito e i giovani cominciano a pensare al loro futuro. Fuori Londra, nella grande dimora storica di Milton Magna, la diciottenne Penelope vive insieme alla madre Talitha e al fratello sedicenne Inigo. La loro è una famiglia importante ma ormai impoverita e Milton Magna, un po' per il passare del tempo, un po' per i danni arrecati dall'esercito che in tempo di guerra l'aveva requisita, necessita di grandi lavori, lavori che la famiglia Wallace, che stenta a sostenere le spese quotidiane, non può permettersi. Questa situazione ricorda molto quella iniziale di I Capture the Castle di Dodie Smith. In entrambi i romanzi c'è la sensazione di un'epoca in via di estinzione. Per noi lettori moderni è inconcepibile che in una famiglia in ristrettezze economiche nessuno pensi di trovarsi un lavoro (a parte Penelope, che lavora addirittura _una_ giornata alla settimana, come aiuto in un negozio di antichità che appartiene a un amico di famiglia). E' altrettanto inconcepibile che la stessa famiglia tenga alle dipendenze una cuoca e un giardiniere. Questa incosistenza è sia snervante che divertente, e ovviamente richiede un qualche deus ex machina perchè la situazione si sblocchi o si risolva.

Penelope non è solo incapace di pensare a un modo di dare una mano alla madre (il padre è morto in guerra e la madre è ancora giovanissima) ma non riesce neppure a capire cosa vuole fare nella vita. Per il momento si limita a prendere lezioni di italiano e a progettare un viaggio in Italia l'anno successivo (a noi può sembrare una stravaganza, ma all'epoca, e nella classe sociale di Penelope in Inghilterra, questa era una scelta piuttosto banale e diffusa). La vita di Penelope viene sconvolta dall'incontro con la stravagante Charlotte, che la 'preleva' a una fermata dell'autobus per portarla a prendere il te a casa della Zia Clare e del cugino Harry. Penelope, che ha un carattere piuttosto perbenista, rimane un po' sconvolta dall'audacità di Charlotte, ma bene presto abbandona le sue riserve, troppo interessata a questa affascinante famiglia. E proprio Harry coinvolge Penelope in una trama ancora più sconcertante: fingere di essere la sua ragazza per ingelosire il suo grande amore, la miliardaria americana Marina, una specie di Paris Hilton vintage ma molto carismatica, che ha lasciato Harry per sposare una persona molto più adatta. Le nuove frequentazioni di Penelope metteranno in atto in qualche modo una serie di azioni che porteranno a una nuova vita per tutti i personaggi del romanzo.

Bisogna ammettere che questo romanzo non è sicuramente troppo cerebrale o impegnativo, anzi si potrebbe quasi quasi definire chick lit (molti lo hanno già fatto) anche se di una tipologia decisamente particolare. La parte più affascinante a mio avviso è proprio l'ambientazione, e questo stile di vita così lontano dal nostro e per questo così affascinante. Il problema è che, rispetto ad altri romanzi dell'epoca (I Capture the Castle, i romanzi semi autobiografici di Nancy Mitford, ecc.) questo risulta un po' 'spento'. The Lost Art of Keeping Secrets parla, fondamentalmente, di un'epoca che sta finendo, e di un'altra che inizia. E ne parla prendendo un gruppetto di personaggi e mostrandoci le loro vite stravolte dalla storia ma soprattutto dalla voglia di vivere e d'amore. Per funzionare al cento per cento questo romanzo avrebbe avuto bisogno di una voce narrante più forte, capace di bucare la pagina, e l'incerta Penelope è troppo sfumata per assolvere a questo compito. Nel complesso un romanzo comunque piacevole, un po' frivolo che consiglio per qualche ora di svago.

Giudizio: 4/5

mercoledì 19 ottobre 2011

Recensione 149 - L'ora segreta (I diari della mezzanotte)

Autore: Scott Westerfeld
Titolo: L'ora segreta
Serie: I diari della mezzanotte (Midnighters), #1
(Titolo originale: The Secret Hour)
Traduzione: Sandro Ristori
Edizione: Newton & Compton, 2009 (prima edizione: 2004)
Pag.: 239
ISBN: 9788854114098

L'ora segreta. I diari della mezzanotte (Nuova narrativa Newton)

Jessica Day si trasferisce a Bixby, Oklahoma, a seguito della famiglia e soprattutto della madre che vi ha trovato lavoro. Trasferirsi in una nuova città e - soprattutto - in una nuova scuola non è mai semplice, ma Jessica scopre che i suoi nuovi compagni non sono male, simpatici e accoglienti. Certo i corsi avanzati a cui la madre l'ha ottimisticamente iscritta sono davvero duri, ma forse Jessica ha già trovato chi potrà aiutarla con delle ripetizioni. Anche in famiglia la situazione è ancora incerta: la madre lavora troppo, il padre è ancora a casa perché non ha trovato un nuovo lavoro, e la sorellina minore non riesce assolutamente ad accettare il trasferimento ed è _davvero_ odiosa. Prima o poi però tutto si assesterà, Jessica non è molto preoccupata. Inoltre la prima notte che passa a Bixby Jessica fa un sogno bellissimo in cui esce di casa e la pioggia è sospesa nell'aria. E' vero, quando trova la sua maglia appallottolata e fradicia ai piedi del letto Jessica è un po' sconcertata, ma ben presto dimentica questo particolare.

Lo dimentica, almeno fino a quando non cala nuovamente la notte e Jessica scopre che Bixby è una cittadina _molto_ particolare. Qui esiste un'ora in più, chiamata l'ora segreta. E' una specie di ripiegamento del tempo, un'ora durante la quale il mondo si congela, e solo i mostri che appartengono a questo 'mondo' vivono. I mostri, e alcuni adolescenti che hanno avuto la dubbia fortuna di nascere proprio a mezzanotte. Particolarità che garantisce loro la possibilità di vivere in entrambi i mondi: in quello 'reale' e nell'ora segreta. Dess, Rex e Melissa incontrano Jessica durante l'ora segreta della sua seconda notte a Bixby, e tentano di spiegarle la situazione. Il problema è però che quell'ora che di solito per i midnighters (così si definiscono queste persone) era un'occasione di divertimento, è diventata molto pericolosa. Jessica sembra infatti una calamita per quei mostri che fino a qualche notte prima non causavano molti problemi. E altri, nuovi, più grandi  mostri si profilano all'orizzonte per lei. Urge scoprire qual è il superpotere di Jessica. Ebbene sì, i midnighters hanno dei super poteri proprio come gli X-Men o i Fantastici Quattro. Dess è particolarmente dotata per la matematica e i numeri, Rex possiede la Vista, Melissa è una telepate e può manipolare le menti. C'è anche un fuoricasta, per scelta, un ragazzo di nome Jonathan che è un acrobata. Poiché Jessica non è consapevole del suo potere, gli altri midnighters decidono di organizzare una cerimonia in un punto di potere nel deserto.

Romanzo fantasy per young adults, L'ora segreta non trascende in nulla i limiti del genere. Non esiste una vera e propria trama: Scott Westerfeld sembra pensare che il primo romanzo di una trilogia non sia altro che un prologo, o capitolo di introduzione. Non c'è nemmeno atmosfera, approfondimento psicologico, contorno. Privato di ogni aspetto interessante, questo libro si rivela noioso, poco coinvolgente, superficiale. Si fa leggiucchiare, più o meno, dato che è così inconsistente e breve, ma nulla di più. Sicuramente non leggerò il seguito e non lo consiglio.

Giudizio: 3/5

martedì 18 ottobre 2011

Recensione 148 - And Then He Kissed Her

Autore: Laura Lee Guhrke
Titolo: And Then He Kissed Her
(Titolo italiano: E infine la baciò)
Serie: Girl Bachelors, #1
Edizione: Avon, 2007
Pag.: 375
ISBN: 9780061143601

And Then He Kissed Her (Girl Bachelors, #1)


Emmaline Dove lavora come segretaria per l'affascinante Lord Marlowe, editore di successo, ma sogna di diventare scrittrice, pubblicando i suoi manuali di etichetta. Quando Lord Marlowe rifiuta per l'ennesima volta un suo manoscritto, dimostrando chiaramente di non averlo praticamente nemmeno letto, Emma decide di licenziarsi e di tentare la fortuna presso un editore rivale. Lord Marlowe non solo si ritrova nel caos più totale, privato dell'efficienza della sua dipendente, ma deve anche riconoscere di aver sbagliato quando la rubrica di buone maniere che Emma pubblica per giornale rivale si rivela essere un roboante successo. Ora la sua missione nella vita è di recuperare Emma come sua dipendente, ma dovrà prima vedersela con il suo insospettabile caratterino...

Avviso che questa sarà una recensione piena di spoiler.

And Then He Kissed Her è un romance piacevole e coinvolgente che però avrebbe guadagnato molto da un attento editing. Devo dire che per me questo è stato un difetto non particolarmente importante, tant'è che la mia esperienza di lettura è stata comunque positiva, ma a onor del vero il romanzo si dilunga troppo sia nella trama che nei dialoghi, anche se non è particolarmente descrittivo. Per me comunque se la lettura è piacevole il voto non scende sotto le quattro stelline, a prescindere dagli obiettivi difetti del romanzo.

Il problema vero che è costato la quinta stellina a questo romance risiede nella trama. Emma è una zitella di trent'anni e per la società di fine Ottocento questo significa che ormai non si sposerà più. Nonostante il suo aspetto e il suo comportamento molto severi, Emma ha in realtà un carattere piuttosto focoso e poco convenzionale, schiacciato e represso da un'educazione _molto rigida_. Inoltre alcuni aspetti del suo passato la spingono ad aderire a un'etichetta per la quale non è in realtà molto portata. Quando il suo datore di lavoro Lord Marlowe le rifiuta l'ennesimo manoscritto, e inoltre dimostra di non averlo letto, Emma si rende conto che per tutta la sua vita lei non si è mai goduta nulla, tutta compresa nello sforzo di essere 'sensible', ovvero ragionevole. Da parte sua Lord Marlowe è un libertino che rifiuta l'ipotesi di risposarsi per via del suo orribile primo matrimonio. Quando si rende conto che Emma dietro la sua etichetta è in realtà una persona molto interessante, Lord Marlowe cerca di sedurla e chiaramente... ci riesce. Esatto, ci riesce, e i due per molti mesi vivono come amanti.

Confesso di essermi commossa sul finale, ma non come avrei potuto se la tensione fosse stata ancora davvero alta, se ci fosse stato il precedente abbandono dei sensi, che fra l'altro mi è sembrato poco coerente sia con il contesto storico sia con il carattere e l'educazione di Emma. Nel complesso inoltre ho trovato la narrazione molto concentrata sui due protagonisti, senza spazio per i comprimari, anche se forse questa è una caratteristica del genere più che un vero difetto.

Giudizio: 4/5

lunedì 17 ottobre 2011

Nella mia wishlist [ week 41 ]

Lemony Snicket - Horseradish. Bitter Truths You Can't Avoid

Horseradish: Bitter Truths You Can't Avoid

La vita è un viaggio turbolento, pieno di confusione, afflizioni e fastidi. Sfortunatamente, questo libro non vi sarà di nessun aiuto.
Al contrario, questo libro di arguzia e saggezza offre una selezione di verità allarmanti ma inevitabili dal lavoro di Lemony Snicket, insieme a selezioni dalle sue carte inedite e osservazioni che ha fatto durante cene e sommosse di anarchici.

Catherine O'Flynn - What Was Lost (La bambina che sapeva troppo)

What Was Lost

Negli anni Ottanta, Kate Meaney è solo una ragazzina che gioca a fare il detective in compagnia dell'inseparabile Mickey la scimmia, il suo pupazzo preferito. Armata di penna e di taccuino, Kate si lancia in missioni spericolate, annotando con dovizia di particolari i tratti del volto delle persone che la incuriosiscono e, naturalmente, stilando liste contenenti i nomi di tutti i probabili sospetti. Col tempo ha affinato un metodo di indagine che prevede disegni e fotografie "rubate" preferibilmente all'interno del grande Green Oaks Shopping Centre: un gigantesco centro commerciale dal quale la piccola Kate sparisce all'improvviso, senza lasciare traccia. Mentre la memoria della bambina-detective si dilegua con il passare del tempo, vent'anni dopo la sparizione di Kate, le telecamere a circuito chiuso dell'Oaks Shopping Centre iniziano a trasmettere le immagini di una bambina con un pupazzo a forma di scimmia...

Susan Breen - The Fiction Class

The Fiction Class

Sulla carta, Arabella Hicks sembra più che qualificata per insegnare nel suo corso di scrittura nella Upper West Side: lei stessa è una scrittrice, è appassionata di libri, è anche stata chiamata Arabella come l'eroina di un romanzo di Georgette Heyer.

D'altra parte, ha trentotto anni, è single, e sta scrivendo lo stesso libro da sette anni. Ed è stata distratta recentemente: nello stesso giorno in cui fa lezione, Arabella va anche a visitare la madre in una casa per anziani fuori città. E ogni volta litigano. Arabella vuole che i litigi finiscano ma, come dice la madre, "Solo perchè siamo parenti, non significa che dobbiamo piacerci per forza". Quando il suo corso prende una piega sorprendente e le sue lezioni iniziano a riversarsi nelle sue visite settimanali, Arabella scopre improvvisamente che potrebbe avere la chiave per l'amore della madre e, osa pensare, anche per la sua ispirazione. Dopo tutto, come amante dei libri da una vita, conosce il potere di una buona storia.

Carlos Maria Dominguez - La casa di carta


L’Io narrante è un docente argentino di ispanistica all’Università di Cambridge, che ha sostituito una collega, Bluma Lennon, travolta mortalmente da un’auto mentre leggeva, incantata nel verso, una poesia di Emily Dickinson. Il professore riceve un libro a lei spedito, La linea d’ombra di Conrad, impastato con frammenti di cemento, recante una dedica della stessa Bluma che sembra accennare a un’avventura amorosa. Una restituzione, secondo tutte le apparenze. E non resiste alla tentazione di entrare nell’intimità di Bluma, di decifrare il mistero di un legame tranciato dal destino, che, attraverso quel testo dell’amato Conrad recuperato da chissà quale distruzione, gli manda una specie di messaggio imperioso racchiuso in un silenzio da squarciare. Approfitta così di un ritorno al suo paese, per trovarsi, tra Buenos Aires e Montevideo, dietro le tracce evanescenti di un uomo, Carlos Brauer. Era il destinatario, all’inizio di tutto, di quel volume dedicato poi restituito; e in una occasione aveva espresso su Bluma – rivela al professore un individuo che lo conobbe bene nelle sue ossessioni – una profezia stranamente precisa. Celebre bibliofilo, prigioniero della divorante passione per le collezioni bibliotecarie, Carlos era svanito verso terre estreme, dopo aver inseguito una chimera di dominio che lo aveva precipitato nell’inquietudine o nell’insania. Raggiunto il rifugio finale del bibliofilo, sulla costiera di una finisterre sudamericana, il professore apprende finalmente il segreto che lega Bluma a Carlos: un capriccio, una beffa del tempo circolare. La casa di carta si situa in quella narrativa incentrata su temi fantastico-intellettuali, e ha nobili maestri nel paese dell’argentino Domínguez. Le tenaci realtà generate dalla finzione o dall’interpretazione o dall’equivoco; «i libri che cambiano il destino delle persone»: con svolgimenti, in questo racconto, che seguono le linee dell’allegoria e della ricerca avventurosa.

John McNally - After the Workshop

After the Workshop: A Novel

"Ti laurei presso lo Iowa Writers' Workshop con un racconto pubblicato dal New Yorker e poi nella raccolta The Best American Short Stories. Rimani in città e lavori sul tuo romanzo. E lavori sul tuo romanzo. E lavori sul tuo romanzo. E poi dodici anni sono passati e ora lavori come media escort per i tour degli autori. Il tuo romanzo incompiuto è in una scatola sotto il letto. La tua ragazza ti ha lasciato. Alla tua macchina manca la marmitta. Il tuo vicino se ne va in giro nudo perchè ha le mani bendate e non riesce a chiudere la cerniera dei pantaloni. Sei alla mercè di una massa di scrittori sempre più pazzi, e quando uno di loro scompare, un pazzo editore di New York comincia a perseguitarti." Questa è la vita di Jack Hercules Sheahan, un personaggio perfettamente realizzato da John McNally. Anche McNally si è laureato alla Iowa Writers' Workshop, e anche lui era un media escort, e queste disavventure nascono dalle disavventure stesse dell'autore. After the Workshop racconta la storia satirica di uno scrittore che affronta i demoni del passato mentre accompagna quelli del presente.

Walter Isaacson - Steve Jobs. A Biography (Steve Jobs)

Steve Jobs: A Biography

Il giorno di Capodanno del 2009 Walter Isaacson riceve una lunga telefonata da Steve Jobs, con il quale già alcuni anni prima era nato il progetto di una biografia. Il creatore di Apple insiste sul fatto che è arrivato il momento di raccontare la sua vera storia: "Ho fatto tante cose di cui non sono fiero ma non ho scheletri nell'armadio che non possano essere mostrati e penso che tu sia bravo a far parlare le persone". Oltre a raccontare a lungo in prima persona, Steve invita quindi Isaacson a contattare le persone che hanno attraversato la sua vita, nel bene e nel male: il risultato è un eccezionale racconto e un documento unico sulla storia di Steve Jobs e di Apple. Dall'infanzia, insieme alla famiglia adottiva, all'adolescenza a Cupertino, tra i pionieri dell'informatica, dai mesi passati in India alla ricerca del lato filosofico e spirituale della vita alla fondazione di Apple con l'amico Steve Wozniack, dal successo commerciale all'uscita temporanea dall'azienda, dal boom planetario nell'ultimo decennio alla verità sulla sua malattia, la storia di un imprenditore la cui passione per la perfezione e il carisma unico hanno rivoluzionato per sempre l'industria della comunicazione e della tecnologia. La storia vera di Steve Jobs, l'uomo che ha cambiato il modo di lavorare e di pensare di milioni di persone.

James Wight - The Real James Herriott. A Memoir of My Father


Nessuno può scrivere la biografia di James Herriott meglio del figlio che lavorò con lui nello studio di veterinaria dello Yorkshire quando Herriott divenne un autore di bestseller internazionali. In questa calda e commovente biografia, Jim Wight si avventura oltre la vita di suo padre come veterinario per rivelare l'uomo dietro le storie - l'individuo riservato che rifiutò di permettere alla fama e alla ricchezza di interferire con il suo lavoro o la sua famiglia. Con l'accesso a tutte le carte, le lettere, i manoscritti, le fotografie del padre - e gli intimi ricordi dei fattori, locali e amici che popolano le pagine dei libri di James Herriott - solo Jim Wight poteva scrivere questa biografia definitiva dell'uomo che non fu solo suo padre ma anche il suo migliore amico.

Monica Pradhan - The Hindi-Bindi Club (Il gusto proibito della cannella)


Da decenni sono inseparabili. Fiere delle loro origini, cucinano piatti tradizionali, amano la lingua, i cibi, i profumi indiani. Compilano lunghi ricettari da tramandare alle nuove generazioni e con coraggio e caparbietà difendono il loro mondo. La memoria per loro sa di curry e cannella. Ma le figlie di queste donne decise e appassionate non ne possono più: nel circolo Hindi-Bindi – così le ragazze chiamano l’affiatato gruppo delle madri – non entreranno mai. Preity, Kiran e Rani si sentono e sono americane fino in fondo: combattono le antiche convinzioni per affermare le proprie, provano a dimenticare i colori e i suoni dell’India per cercarne di nuovi. Ma il legame tra una madre e una figlia non si può recidere, il gusto e il sapore di quella terra non si possono cancellare. Dopo aver fatto le proprie scelte e aver vissuto delusioni e successi, le figlie dovranno affrontare il passato per vivere un nuovo presente. Cercando come le madri di proteggere i propri sogni, e di continuare ad avere un cuore pieno d’amore.


venerdì 14 ottobre 2011

Recensione 147 - The Silver Linings Playbook

Autore: Matthew Quick
Titolo: The Silver Linings Playbook
(Titolo italiano: L'orlo argenteo delle nuvole)
Edizione: Picador, 2009 (prima pubblicazione 2008)
Pag.: 289
ISBN: 978-0-330-47977-6


...since I can remember, I have been driving on a dark highway, passing endless dashes and lines. Everything else has only been a pit stop - family, Eagles, dancing, my workouts. I have been driving toward you the whole time, only desiring one thing - our reunion. And now I finally realize I'm trying to woo a married woman, which I know is a sin. But I don't think you understand how hard I worked for this happy ending. I am very fit, and am now practicing being kind rather than right. I am not the man you were married to for all those lonely years. I am a better man. A man who will take you dancing and will give up sports entirely - coaching and Eagles - if that makes you happy. (220)
Pat Peoples viene rilasciato dall'istituto psichiatrico dove è ricoverato da tempo (the bad place) grazie alla battaglia legale intrapresa dalla madre. Ci sono delle condizioni: non deve cercare contatti con la famiglia della moglie Nikki (anche se Pat non capisce davvero il perchè, dato che adora i suoceri) e deve continuare la sua terapia con l'eccentrico ed amabile dott. Patel. Pat ha però un programma tutto suo: tornare in forma a forza di corse e palestra casalinga, e leggere i grandi classici della letteratura che Nikki insegna a scuola, in modo da poter sostenere una conversazione letteraria con i suoi amici. Il tutto in visione del momento in Nikki tornerà da lui dopo il periodo di separazione che gli ha chiesto per riflettere sulla loro relazione. Ebbene sì, perchè Pat è molto fiducioso, e sa che non solo Nikki tornerà da lui, ma anche che avranno il loro lieto fine. E poichè Pat crede davvero nel lieto fine, trova insopportabili i pessimisti medici del bad place, che gli dicono brutte cose su Nikki. Eppure, dato che è proprio Pat il narratore della storia, ed è evidente che non è un narratore affidabile, diventa ben presto chiaro che c'è qualcosa di non detto: cosa avrà mai combinato l'ingenuo e bambinesco Pat per finire in un ospedale psichiatrico ed essere bandito dalla presenza dei suoceri? dov'è finita Nikki? Mentre pian piano il passato di Pat viene a galla, lui deve fare i conti con il rientro a casa: con lo scorbutico padre i cui umori dipendono direttamente dai risultati delle partite degli Eagles, con il fratello, l'amico Ronnie e la nuova conoscenza, Tiffany, vedova e anche lei mentalmente instabile. Sarà proprio l'incontro con Tiffany a spingere Pat a sperimentare nuove cose e ad affrontare il passato. 

Nonostante la tematica difficile dei problemi mentali (quei problemi mentali che ognuno può doversi trovare ad affrontare, in certe circostanze), questo romanzo riesce a trasmettere speranza. Pat è un uomo che nel suo modo fanciullesco e a tratti difficile riesce comunque a credere nel lieto fine e ad impegnarsi per raggiungerlo e meritarselo. La speranza è il motivo per cui Pat continua a tifare gli Eagles, nell'attesa che il padre cominci a parlargli; è quello che manca a tanti autori classici i cui libri sono pervasi di disperazione (bellissime le critiche di Pat a mostri della letteratura quali Sylvia Plath ed Ernest Hemingway). Per me The Silver Linings Playbook è stato un libro commovente, ma non in modo scontato, e anche divertente, per il modo scanzonato con cui il protagonista Pat affronta la vita, dimostrandosi spesso più saggio delle persone 'normali'. E' un romanzo che celebra le piccole gioie della vita, e invita a dare _davvero_ valore alle persone che abbiamo vicino e che amiamo, e a quello che fanno - volontariamente o involontariamente - per noi. Forse le parti meno apprezzabili sono quelle dedicate allo sport, decisamente troppo lunghe e particolareggiate, con troppi cori e troppe partite. 

Nel complesso però posso dire di aver amato questo libro, che mi ha comunicato un gran senso di calore e fatto riflettere ancora una volta sul reale valore che hanno le nostre azioni quotidiane e sulla prospettiva che non dovrebbe mai abbandonarci nella vita. Un libro che mi ha dato una piccola lezione di vita facendomi divertire e commuovere senza essere troppo sdolcinato.

Giudizio: 4/5

giovedì 13 ottobre 2011

Recensione 146 - In Cold Domain

Autore: Anne Fine
Titolo: In Cold Domain
(Titolo in italiano: Villa Ventosa)
Edizione: Black Swan, 1999
Pag.: 239
ISBN: 9780552998277


Dopo i primi capitoli di questo romanzo non ho fatto altro che pensare a quanto la terribile protagonista, Lilith Collett, mi facesse venire voglia di gettare via il libro. Lilith Collett e le sue manie, le sue sottili e perverse punizioni per i figli che non le rispettano ed il vezzo di comprimere le labbra quando uno di loro dice o fa qualcosa che lei non approva. Pian piano però sono stata assorbita dalla splendida narrazione con cui Anne Fine allarga la prospettiva includendo nel quadro anche i suoi quattro figli: un maschio, William, e tre femmine, Barbara, Victoria e Gillyflower. William è omosessuale ed è soprattutto un egocentrico e un piagnucoloso incapace di gestire un lavoro stabile. William convive con il compagno Caspar, che è molto più vecchio di lui, non è omosessuale dichiarato e lavora come ginecologo, oltre ad avere alle spalle un matrimonio fallito e un figlio adolescente. Caspar è una persona pacata ed equilibrata, che per qualche assurdo motivo tollera il teatrino del compagno, e guarda con curiosità ma anche raccapriccio ai rapporti tra i vari membri della sua disfunzionale famiglia. E, per amore di pace, rimane invischiato più di quanto vorrebbe nelle loro vicissitudini. Victoria e Gillyflower sono entrambe sposate con uomini che non si vedono mai, dato che hanno saggiamente deciso di evitare _sempre_ la maligna suocera. Mentre Victoria è una ambientalista incallita che vessa la madre perchè utilizzi prodotti ecologici, Gillyflower è un cosino privo di volontà che ruota la testa a seconda di dove gira il sole e guarda sempre gli altri prima di decidere come reagire agli eventi. Barbara è l'unica figlia non ancora sposata e fidanzata: molto grassa, vive in una stanza dell'istituto dove lavora come infermiera. E' proprio l'annuncio del suo fidanzamento con uno straniero, Miguel-Angel, che dà la stura a una serie di tragicomici eventi.

Una delle particolarità di questo romanzo è che il vero protagonista è il giardino di Cold Domain, la casa di campagna dove Lilith Collett vive ormai sola, vedova da tempo. Mentre Lilith percepisce la grande casa e l'enorme giardino come un peso, e gli oggetti custoditi all'interno della casa per conto dei suoi figli un vincolo, la sua prole guarda al giardino come alla rappresentazione della magia di un infanzia che è stata però ben lontana dall'essere magica. Tutti sentono di avere ancora diritti sulla casa e sul giardino, e in particolare insistono perchè il giardino rimanga com'era quando erano piccoli (selvaggiamente lussureggiante e incolto) e la casa rimanga a loro disposizione facendoli sentire sempre bene accolti. Ed è così che ogni volta che Lilith vuole punire uno dei figli, pota selvaggiamente qualcosa, o sradica qualche pianta, o stronca qualche aiuola.

Il problema fondamentale della famiglia Collett risiede proprio nell'incapacità di Lilith Collett di essere una moglie e madre, compiti che per lei sono gravosissimi e che vive malissimo:

What did people without children know about going months and months unable to sit and enjoy a meal for having to think forward to the next one? Of not having the option, even for a single day, of ignoring the shopping, or cooking, or washing, or cleaning? Just having to keep at it. And not even being able to listen to the radio as you drudged, what with doorbells and telephones forever interrupting, and things needing carrying from one end of the house to the other. Why, even if you settled to something in one room, like mending or getting the supper, some child would be bound to appear within seconds, wanting to chat, or asking for help with their homework. Practically as far back as she could remember, Lilith had hated every minute of mothering. And like some dreadful form of allergy, it had got worse and worse, until she could hardly do anything, anything at all, without resenting how much being the linchpin of a family ruined it. Everything was spoiled, somehow. (50)
Il giorno in cui realizza che il suo ruolo non è così scontato, che Lilith Collett non è nata per fare la serva alla sua famiglia, l'amarezza prende il sopravvento su tutto:
From that day on, the tiny and subversive thought took root. Was I put on this planet to make Hector Collett happy? No, I was not. And the tiny resentful feeling had grown like a cancer, encompassing the children, making the difficult impossible, and spoiling all of married life. What mistakes women made, attempting to atone for each and every small ungenerous impulse with ludicrous offers of further self sacrifice. The trouble was that no one could every truly imagine how very long, how very fine, the wheel of life was going to grind. (149)
Personalmente sono convinta che non tutte le donne siano adatte a fare le madri (nemmeno le mogli, se è per questo, ma fra adulti ci si può accordare) e Lilith Collett, se fosse reale, sarebbe il manifesto vivente della mia tesi. C'è da dire che nemmeno i figli sono proprio perfetti, anzi: morbosamente legati a questa madre autoritaria e fredda, e alla casa che la rappresenta, non sono in grado di chiudere il capitolo infanzia e andare avanti, costruendosi una propria vita. E' così che quando entra in scena Miguel-Angel, il fidanzato di Barbara, ciò che subito sembra un disastro annunciato diventa una possibilità di cambiamento, e in ultima anche una beffa cosmica!

Giudizio: 4/5

mercoledì 12 ottobre 2011

Riepilogo di settembre


Un po' in ritardo eccomi qua con il riepilogo del mese passato.
Settembre di letture pazze, con ben ventuno (21) libri finiti (e nessun abbandonato)!
I libri peggiori senza dubbio I'm the Vampire, That's Why, il primo di una saga che decisamente non leggerò, For One More Day di Mitch Albom (cocente delusione...) e La nipote del signor Linh di Philippe Claudel (altra cocente delusione). Alcune letture non completamente soddisfacenti, molte buone, alcune buonissime: I marmocchi di Agnes di Brendan O'Carroll, La libreria dei nuovi inizi di Anjali Banerjee, Family Album di Penelope Lively, Galeotto fu il libro di Ian Sansom. Ci sono state anche due riletture (Denti bianchi di Zadie Smith e I fiumi della guerra di George R. R. Martin), e un fumetto (Persepolis di M. Satrapi).

R125 Lorna Landvik - Patty Jane's House of Curl 4/5
R126 Anthony McCarthen - Death of a Superhero 3/5
R127 Mitch Albom - For One More Day 2/5
R128 Stefan M. Block - Io non ricordo 3/5
R129 Natalino Balasso - Livello di guardia 3/5
R130 Brendan O'Carroll - I marmocchi di Agnes 5/5
R131 Penelope Lively - Family Album 5/5
R132 J. D. Robb - Soltanto un sorriso 3/5
R133 Alice Thomas Ellis - The Summerhouse Trilogy 4/5
(Zadie Smith - Denti bianchi *rilettura* 4/5)
(George R. R. Martin - I fiumi della guerra *rilettura* 5/5)
R134 Katie Fforde - Practically Perfect 3/5
R135 Anjali Banerjee - La libreria dei nuovi inizi 4/5
R136 John Mortimer - Rumpole of the Bailey 4/5
R137 Scarlett Thomas - L'isola dei segreti 3/5
R138 Paul Collins - Al paese dei libri 4/5
R139 Winifred Wolfe - Tutte le ragazze lo sanno 4/5
R140 Michele Bardsley - I'm the Vampire, That's Why 2/5
R141 Marjane Satrapi - Persepolis 4/5
R142 Ian Sansom - Galetto fu il libro 5/5
R143 Philippe Claudel - La nipote del signor Linh 2/5

Nuovi acquisti del mese:

Jacquelin Kelly - L'evoluzione di Calpurnia
Brendan O'Carroll - Agnes Browne ragazza

Buone letture a tutti!

martedì 11 ottobre 2011

Recensione 145 - Naif.Super

Autore: Erlend Loe
Titolo: Naif.Super
(Titolo originale: Naiv.Super)
Traduzione: Giovanna Paterniti
Edizione: Feltrinelli, 2006
Pag.: 211
ISBN: 9788807819100



Il protagonista di questo romanzo entra in crisi il giorno del suo venticinquesimo compleanno: improvvisamente sembra che la vita non abbia più un senso, e ha perso tutto il suo entusiasmo per qualsiasi cosa. Così decide di abbandonare l'università - anche se è all'ultimo anno - lasciare il suo appartamento e licenziarsi dal suo lavoro part time per trasferirsi nell'appartamente del fratello, che sarà all'estero per un mese. Un mese di tempo per scoprire il senso della vita: il protagonista decide di ricominciare da capo, palleggiando contro un muro, andando in giro sulla sua bicicletta e martellando sul suo banco da falegname per bambini.

Difficilmente riesco a provare simpatia per i personaggi come questo, che hanno una vita splendida e improvvisamente vanno in crisi. Per nessun motivo reale. Soprattutto perchè di solito questi personaggi finiscono per ritrovare il senso della vita in modo altrettanto assurdo e insignificante: non c'è una ricetta di vita, un suggerimento di cura. Niente. In questo caso ci sono molti elenchi, attività più o meno banali e un viaggio a New York. Se avete problemi veri nella vita, di quelli gravi, penso potreste sentirvi giustificati nel cercare l'autore e dargli fuoco. Se siete in un periodo più sereno probabilmente spesso il libro vi annoierà, salterete gli elenchi a partire dal terzo e alla fine del libro vi chiederete allibiti qual è il senso di tutto ciò. Però forse vi capiterà quello che è capitato a me, ovvero di provare un improvviso impeto di ottimismo e il desiderio di indulgere più spesso in attività banali ma rilassanti e che donano gioia. Della serie: uscite e compratevi un pallone rosso!

Giudizio: 3/5

lunedì 10 ottobre 2011

Nella mia wishlist [ week 40 ]

Barbara Kingsolver - Animal Dreams (non tradotto in italiano)


"Gli animali sognano le cose che fanno di giorno esattamente come le persone. Se vuoi sogni dolci, devi avere una vita dolce." Così dice Loyd Peregrina, un piacente ferroviere Apache e moderno filosofo. Ma quando Codi Noline torna al paese natale, il consiglio di Loyd è dolorosamente fuori dalla sua portata.
Senza sogni e ormai alla frutta, Codi ritorna a Grace, Arizona, per affrontare il suo passato e il suo sofferente e distante padre. Quello che trova è una città minacciata da una silenziosa catastrofe ambientale, alcuni sorprendenti indizi sulla propria identità, e un uomo la cui visione del mondo può cambiare il corso della sua vita. Mischiando flashbacks, sogni, e leggende Nativoamericane, Animal Dreams è una storia d'amore ricca di suspence e una commovente esplorazione dei più grandi impegni della vita.

Pierre Szalawski - Il freddo modifica la traiettoria dei pesci


E' una mattina qualunque in un quartiere residenziale di Montreal. Julie, ballerina in un night, saluta l'ennesimo amore durato una sola notte. Il giovane Alex, dai gradini della casa di fronte, la spia con il cuore e gli ormoni in tumulto. Boris, ricercatore russo, solo nel suo studio come ogni giorno, traduce in astrusi diagrammi le traiettorie tracciate dai pesci che nuotano nel suo acquario. Michel e Simun, innamorati da più di dieci anni, non hanno ancora trovato il coraggio di smettere di nascondersi. Un ex poliziotto e la moglie annunciano al figlio undicenne la decisione di separarsi. Ma una implacabile tempesta di ghiaccio si abbatte sulla città. E in soli tre giorni, tutto cambia.

Anne Fine - The Killjoy (non tradotto in italiano)


Nessuno ha mai trattato Ian Laidlow in modo naturale. Con il viso sfigurato da orribili cicatrici, non è mai stato trattato se non con distante cortesia. Ma poi Alicia Davie, una giovane studentessa ignorante e spensierata, rompe questo modello ridendogli in faccia. Alicia si infiltra dietro l'uomo nascosto, andando oltre la faccia che presenta al mondo, attraverso le sue cicatrici, senza rendersi conto che sta giocando con il fuoco...

Matthew Quick - Sorta Like a Rock Star (non tradotto in italiano)


Mentre vive nello scuolabus giallo che la madre guida per lavoro, l'ottimista teenager senza fissa dimora Amber si concentra su come migliorare la vita della sua variegata cerchia di amici, incluso...


domenica 9 ottobre 2011

Recensione 144 - The Poisonwood Bible

Autore: Barbara Kingsolver
Titolo: The Poisonwood Bible
(Titolo italiano: Gli occhi negli alberi)
Edizione: Faber and Faber, 2000 (prima edizione 1998)
Pag.: 626
ISBN: 9780571201754


Nel 1959 Nathan Price, prete battista, parte da Bethlehem, Georgia per Kilanga nel Congo Belga, portando con sè la moglie Orleanna e le quattro figlie Rachel, Leah, Adah e Ruth May. Kilanga è un paesino minuscolo raggiungibile solo tramite aereo e la famiglia Price vi giunge a dir poco impreparata, nonostante i sette strati di vestiti che nascondono a loro volta tutta una serie di indispensabili oggetti, che spesso si riveleranno insensati e ridicoli. Nel villaggio di Kilanga infatti la minima operazione domestica si rivela lunghissima ed enormemente difficoltosa, e i pericoli della natura richiedono innumerevoli accorgimenti. Come se non bastasse, l'opera di evangelizzazione di Nathan Price non procede affatto come nei suoi progetti: arrivato a Kilanga armato della sua Bibbia e di una visione religiosa preconfezionata e ovviamente inadatta all'Africa. Visione che si rifiuta di modificare anche solo minimamente, e che porta solo all'incomprensione.
"Tata Jesus is Bangala! declares the Reverend every Sunday at the end of his sermon. More and more, mistrusting his interpreters, he tries to speak in Kikongo. He throws back his head and shouts these words to the sky, while his lambs sits scratching themselves in wonder. Bangala means something precious and dear. But the way he pronounces it, it means the poisonwood tree. Praise the Lord, hallelujah, my friends! for Jesus will make you itch like nobody's business." (Adah, 312)

Le difficoltà della vita in Congo vengono raccontate da cinque voci narranti, ovvero da Orleanna Price, la moglie di Nathan, e dalle loro quattro figlie. La più vecchia è Rachel, che ha quasi sedici anni, una personalità piuttosto superficiale e una discutibile (e divertente) padronanza della lingua inglese:  Maybe he's been in Africa so long he has forgotten that we Christians have our own system of marriage, and it is called Monotony. (Rachel, 460) E' Rachel colei che soffre di più per la lontananza dall'America proprio nella sua adolescenza. Dopo di lei ci sono Adah e Leah, gemelle ma estremamente diverse poichè l'intelligente, sarcastica e irriverente Adah è una storpia. Leah vive con un costante senso di colpa (è forse colpa sua se la gemella Adah è nata con dei problemi?) è un perfetto maschiaccio ed è l'unica figlia che ama davvero il padre e farebbe qualsiasi cosa per guadagnarsi il suo affetto e la sua approvazione. Ruth May è la piccolina, e proprio per questo cerca sempre di essere di più, di arrivare prima delle sorelle. Queste cinque donne hanno delle voci meravigliose e ben distinguibili, mentre a Nathan Price, uomo misogino, collerico ed invasato, non è permesso raccontare la sua storia. E' attraverso gli occhi delle quattro figlie e della moglie che lo vediamo, e anche che intravediamo qualche accenno all'uomo che era prima di cambiare irrimediabilmente dopo un'esperienza di guerra nelle Filippine. Ma quell'uomo ormai non c'è più e il regime che Nathan impone in casa sua è talmente autoritario da farci pensare che la moglie avrebbe dovuto abbandonarlo già da molto tempo. Lei stessa, vessata dal marito, si rende conto che avrebbe dovuto farlo, ma il contesto non l'ha  mai aiutata (What did I have? No money, that's for sure. No influence, no friends I could call upon in that place, no way to overrule the powers that governed our lives. This is not a new story: I was an inferior force.) e perfino la religione prevede che la donna sia sottomessa e non combattiva. Quello che Orleanna non si perdona davvero è però non aver badato ai segni, non essere scappata dal Congo quando era il momento giusto.

Pian piano nelle cinque narrazioni infatti si intrecciano motivi politici, legato all'oppressione belga e statunitense dei congolesi. Quando il Belgio è costretto a riconoscere l'indipendenza del Congo, ora guidato da Patrice Lumumba ('My brothers,' he said, 'Mes frères, we have suffered the colonial oppression in body and heart, and we say to you, all of that is finished. Together we are going to make a place for justice and peace, prosperity and grandeur. We are going to show the world what the homme noir can do when he works for freedom. We are going to make the Congo, for all of Africa, the heart of light.' I thought I would go deaf from the roaring. (210)) i Price vengono invitati ad andarsene, e i fondi per le missione smettono di arrivare. Nonostante le insistenze e la disperazione della famiglia, Nathan è irremovibile, non vuole abbandonare la missione anche se la situazione diventa sempre più instabile. Quando anni dopo iniziano le udienze che indagano sugli avvenimenti del Congo, ora Zaire, Orleanna non riesce a ricordare che le battaglie per mangiare e rimanere vivi in una Kitanga ancora più selvaggia e pericolosa ora che sia i soldi sia la protezione dei missionari (e del governo belga) non ci sono più. Eppure è vano illudersi di poter rimanere al di fuori dell'ombra dei potenti. E in qualche modo la tragedia che si abbatte sui Price sembra esserne la prova. E' a questo punto che la famiglia Price si disintegra completamente, perchè è un punto di non ritorno:

Until that moment I'd always believed I could still go home and pretend the Congo never happened. The misery, the hunt, the ants, the embarrassments of all we saw and endured - those were just stories I would tell someday with a laugh and a toss of my hair, when Africa was faraway and make-believe like the people in history books. The tragedies that happened to Africans were not mine. We were different, not just because we white and had our vaccinations, but because we were simply a much, much luckier kind of person. I would get back home to Bethlehem, Georgia, and be exactly the same Rachel as before. I'd grow up to be a carefree American wife, with nice things and a sensible way of life and three grown sisters to share my ideals and to talk to on the phone from time to time. This is what I believed. I'd never planned on being someone different. Never imagined I would be a girl they'd duck their eyes from and whisper about as tragic, for having suffered such a loss. (Rachel, 418)

Tutti i componenti della famiglia Price infatti rimarrano legati, materialmente e mentalmente, in qualche modo, all'Africa. E per ognuno di essi le esperienze congolesi rivestiranno un diverso significato e un diverso motivo di riflessione. Romanzo lunghissimo ma davvero appassionante, The Poisonwood Bible è soprattutto denso di idee e di stimoli alla riflessione. Lo consiglio davvero a tutti.

Giudizio: 5/5

sabato 8 ottobre 2011

Recensione 143 - La nipote del signor Linh

Autore: Philippe Claudel
Titolo: La nipote del signor Linh
(Titolo originale: La petite fille de Monsieur Linh)
Traduzione: Francesco Bruno
Edizione: Ponte alle Grazie, 2005
Pag.: 116
ISBN: 9788879287517



Quando il suo villaggio (in un paese asiatico non specificato, ma probabilmente il Vietnam) viene distrutto dalle bombe, e il figlio e la nuora uccisi, al signor Linh sembra di non avere più nessun motivo per vivere. Ma la nipotina Sang Diu è miracolosamente sopravvissuta ed è per lei che Linh si imbarca come profugo in una nave che lo porta in una grande e fredda città sconosciuta (anche questa non nominata, penso francese dato che l'autore è francese). Qui Linh vive con Sang Diu in un dormitorio insieme a dei connazionali che gli riservano il rispetto tradizionalmente dovuto agli anziani solo formalmente, ma non gli forniscono nessun appoggio e nessun calore, anzi lo prendono in giro e guardano con sospetto al suo feroce attaccamento alla nipotina. Linh non sente più il sapore della vita, e mangia solo perchè sa di dover essere in forze per Sang Diu.

Quando Linh viene convinto ad uscire dal dormitorio dalla donna che ogni giorno vi si presenta in compagnia di una giovane traduttrice, incontra su una panchina il signor Bark, un omaccione che tiene fede al suo nome: esuberante e chiacchierone, Bark è un uomo di buon cuore a cui di recente è morta l'amatissima moglie e che chiacchiera serenamente con Linh nonostante la mancanza di una lingua in comune. Nonostante questo problema, a qualche livello i due si comprendono benissimo, e la loro amicizia si dipana tra chiacchierate sulla panchina e bevute di ponce in un locale nelle giornate piovose. Ma questo idillio è solo paggessero, un giorno infatti Linh viene accompagnato dalla donna e dall'interprete ad una visita medica e poi preso in carico dalle autorità preposte che, sotto forma di persone prive di nome e di descrizione fisica, tentano di schiacciare il signor Linh e la neonata amicizia con il signor Bark fra le pesanti maglie della burocrazia.

Il punto di svolta del romanzo è proprio la presa in carica del 'caso' del signor Linh da parte delle autorità preposte. Qui la faccenda diventa un po' interessante e anche viene praticamente confermato un particolare che anche a me - stordita come sono nel cogliere gli indizi nel romanzo - aveva suscitato qualche interrogativo. La trama di questo breve romanzo rimane però esile esile, e anche l'immedesimazione con il dolore e lo shock del signor Linh è difficile vista la scelta narrativa fatta dall'autore. Voto basso proprio per questa esilità, una scelta di stile mi pare, ma non vincente, per lo meno per quanto mi riguarda.

Giudizio: 2/5

venerdì 7 ottobre 2011

Recensione 142 - Galeotto fu il libro

Autore: Ian Sansom
Titolo: Galeotto fu il libro
(Titolo originale: The Bad Book Affair)
Traduzione: Claudio Carcano
Serie: Mobile Library, #4
Edizione: TEA,  2011
Pag.: 336
ISBN: 9788850223893


<i>[...] per ogni cosa c'è una stagione; un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per ridere e un tempo per piangere.</i>

Questa serie non va per la maggiore. Molti si sono avvicinati al primo romanzo attratti ovviamente dalla figura del personaggio principale, un bibliotecario, e dall'ambientazione in Irlanda. Israel Armstrong è però un librario molto sfigato e molto poco convinto del suo ruolo (come del resto tutti quelli che lo circondano), e l'Irlanda che vediamo qui descritta è piena di bifolchi che parlano in modo assurdo e vivono immersi nel fango.

In questo capitolo Israel è seriamente depresso a causa della sua rottura con Gloria, che non dà cenni di vita. Ma non è solo la sua vita amorosa a preoccuparlo: in generale tutta la esistenza - con particolare riferimento al suo lavoro di bibliotecario itinerante - sembra aver preso una piega totalmente inaspettata e destabilizzante, e non ci sembrano essere spazi di miglioramento. Quando poi l'unica persona con cui Israel amava parlare muore, e nel frattempo Israel viene più o meno obliquamente incolpato della sparizione di un'adolescente (il legame è un libro preso a prestito dai fuori banco - ovvero libri che vengono ritenuti destabilizzanti per i sensibilissimi minorenni) la situazione precipita.

Il mistero di questo volume è davvero piccolino, ma ovviamente come sempre in questa serie il romanzo è fatto non dalla trama ma da piccoli siparietti di quotidianità. Particolarmente interessanti i dialoghi di Israel con vari personaggi locali, specialmente la sua diretta superiore e il prete locale. Charming!

Giudizio: 5/5

giovedì 6 ottobre 2011

Recensione 141 - Persepolis

Autore: Marjane Satrapi
Titolo: Persepolis (vol 1)
(Titolo italiano: Persepolis)
Edizione: Pantheon 2004 (prima edizione 2002)
Pag.: 160
ISBN: 9780375714573


Persepolis è un memoir, sotto forma di graphic novel, della scrittrice iraniana Marjane Satrapi. Con umorismo Marjane racconta com'è stato crescere in Iran durante la Rivoluzione Islamica, dai sei ai quattordici anni. I genitori di Marjane erano marxisti convinti, e uno dei loro antenati era l'ultimo imperatore dell'Iran, due ottimi motivi per essere completamente investita dalla storia del suo paese, che nel segmento raccontato include la fine del regno dello Shah, la rivoluzione islamica e la guerra con l'Iraq. Marjane, in quanto bambina - e molto diretta grazie all'educazione ricevuta dai genitori - presenta una visione decisamente disincantata della situazione iraniana, raccontando tutte le difficoltà e i terrori della vita quotidiana.

Divertente e commovente, Persepolis è un racconto veramente intenso, anche grazie alle scelta del bianco e nero e al tratto deciso e pulito del disegno. Normalmente non leggo graphic novels, preferisco i romanzi 'normali'. Esco però dalla mia zona di conforto per volumi particolari, e particolarmente importanti (Maus, questo Persepolis - di cui sicuramente leggerò il seguito -, Fun Home). E quando lo faccio ne vengo sempre gratificata, perchè questi libri sono davvero fantastici: mi lasciano molto e rimangono con me sempre. Il problema è leggere l'ultima tavola e alzare gli occhi da libro consapevoli del fatto che non stiamo leggendo un'invenzione, ma la descrizione di una terribile realtà.

Giudizio: 4/5

mercoledì 5 ottobre 2011

Recensione 140 - I'm the Vampire, That's Why!

Autore: Michele Bardsley
Titolo: I'm the Vampire, That's Why
(non tradotto in italiano)
Serie: Broken Heart Vampires, #1
Edizione: Signet Eclipse, 2006
Pag.: 321
ISBN: 9780451219374



Jessica Matthews è una mamma single e proprio mentre sta portando fuori l'immodinzia che il figlio adolescente ha abilmente trascurato, viene assalita e uccisa da un mostro assetato di sangue. Fortunatamente, il mostro in questione è 'solo' un vampiro reso folle da un virus, e suo fratello, l'antico e potente Patrick O'Halloran, si preoccupa di 'salvare' Jessica trasformandola a sua volta in vampiro. E così la nostra eroina scopre un mondo che nemmeno si immaginava e blah blah blah.

Noioso. Assurdo. Le priorità di Jessica Matthews sono totalmente sballate, e il suo comportamento non ha niente a che vedere con ciò che è plausibile aspettarsi da un personaggio che improvvisamente viene lanciato in un mondo alieno e deve assorbire così tante (assurde) novità. Il rapporto con il protagonista maschile è macchinoso: i due non si conoscono ma in un batter d'occhio, grazie a una fede e a un'antica profezia, si ritrovano costantemente avvinghiati. Ma non è solo attrazione sessuale, nonnò, è puro amore dell'anima.

Nonostante tutto, se siete a digiuno di letteratura simile (e migliore) e avete bassissime aspettative, può anche andare. Io personalmente ero in viaggio con nient'altro a disposizione da leggere e ho rischiato di abbandonarlo _più_ volte.

Giudizio: 2/5

martedì 4 ottobre 2011

Recensione 139 - Tutte le ragazze lo sanno

Autore: Winifred Wolfe
Titolo: Tutte le ragazze lo sanno
(Titolo originale: Ask Any Girl)
Traduzione: Laura Dalla Rosa Prati
Edizione: Elliot, 2011 (pubblicazione originale 1958)
Pag.: 288
ISBN: 9788861922402


Un classico della commedia rosa (o addirittura il capostipite della più moderna chick lit?) Tutte le ragazze lo sanno è la storia di Meg Wheeler che, in pieni anni Cinquanta, si trasferisce a New York per cercare lavoro (e marito). Meg è ingenua e involontariamente divertente: le sue reazioni trasformano episodi banali in siparietti divertenti che portano a scene surreali. Dopo aver abbandonato un posto di lavoro in cui il titolare, a causa di un malinteso, cerca di farla diventare la sua amante, Meg si ritrova a lavorare per una società di ricerche, sotto la dispotica guida del burbero Miles Doughton. Il bonus di questo lavoro è il fratello di Miles, Evans, un bellimbusto giuggiolone che ogni tanto si degna di presentarsi in ufficio (solitamente per ammaliare qualche dipendente). Meg cerca di conquistare Evans con il metodo scientifico della ricerca di mercato, avvalendosi dell'aiuto di Miles, ma come succede nelle commedie, l'esito non è così scontato.

Nonostante il suo candore, Meg ha le idee molto chiare, e la fermezza di difenderle alla vigilia degli anni Sessanta e della sua turbolenta rivoluzione sessuale. Anche se questo romanzo è sicuramente leggero e divertente, può offrire qualche interessante spunto di riflessione insieme a qualche ora di relax.

Giudizio: 4/5

lunedì 3 ottobre 2011

Nella mia wishlist [ week 39 ]

Marco Presta - Un calcio in bocca fa miracoli


Il protagonista di questo libro è un vecchio scorbutico, vitale, simpaticissimo, che fa i conti con l'ostinazione della sua prostata, con un'insana passione per la portinaia e con la sua amicizia per Armando, aspirante Cupido in pensione.
L'ironia e il caratteraccio invecchiando migliorano come la grappa, per questo ci diverte così tanto la sua voce cinica, borbottante, capace di battute fulminanti sempre in bilico tra la sciocchezza e il colpo di genio.
Dentro quella voce, poi, ne sentiamo guizzare un'altra che conosciamo bene: quella di Marco Presta, autore della trasmissione cult «Il ruggito del coniglio».

Winifred Wolfe - Un matrimonio perfetto


Esiste un metodo infallibile perché una coppia possa restare unita nel tempo? A quanto pare sì, secondo questa divertente e sofisticata commedia sulla natura dell'amore e del matrimonio. La giovane Chantal possiede un fascino irresistibile, per quel misto di anticonvenzionale sangue francese che le deriva dalla madre e di conformista sangue americano proveniente dal ramo paterno. La sua bellezza fa girare la testa ai migliori rampolli di Boston, senza che lei riesca a decidersi su quale scegliere. Quando si trasferisce a New York con la famiglia e conosce il fotografo Eugene Wright, capisce che è lui quello giusto. Eugene è il classico scapolo impenitente, circondato da belle ragazze con le quali intrattiene simpatiche "amicizie" a cui non intende rinunciare. Ciononostante si ritroverà felicemente sposato prima di quanto non creda. Per un po' la loro vita procede idilliaca, finché non arrivano i primi litigi. Sconsolata, Chantal si confida con la madre che le rivela il metodo con cui ha realizzato un matrimonio perfetto. Incredula, la ragazza prova ad applicare la prima regola, scoprendo che funziona a meraviglia! È l'inizio di una seconda luna di miele per la coppia, fino a quando il segreto non viene a galla.

Martin Gaite Carmen - Cappuccetto Rosso a Manhattan


Una nonna che vive tutta sola, ricordando i bei tempi in cui cantava nei music hall. E una nipotina che va a portarle la torta di fragole della mamma. Un amabile lupo pasticciere e un "bosco" che in realtà è un'isola piena di grattacieli... Sì, questa è proprio Cappuccetto Rosso riscritto da una scrittrice che ne ha preso spunto per regalarci una surreale fiaba urbana sulla libertà.

William P. Kinsella - Shoeless Joe


Ray Kinsella, agricoltore dell’Iowa, vive con la moglie Annie e la figlia Karin in una fattoria. Una sera sente una voce misteriosa che gli dice: «Se lo costruisci, lui verrà». Sulla scia di questa esortazione inizia l’avventura che lo porta a costruire un campo da baseball tra le piante di granturco
dove torna a giocare «lui», il suo eroe, il campione Shoeless Joe Jackson, coinvolto nello scandalo dei Black Sox del 1920. In compagnia di J.D. Salinger, strappato dal suo esilio volontario sulle montagne del New Hampshire, Ray intraprende un viaggio attraverso le strade d’America.
L’aiuto dello scrittore si rivela decisivo per realizzare il campo dei sogni…

domenica 2 ottobre 2011

Recensione 138 - Al paese dei libri

Autore: Paul Collins
Titolo: Al paese dei libri
(Titolo originale: Sixpence House - Lost in a Town of Books)
Traduzione: Roberto Serrai
Edizione: Adelphi, 2010
Pag.: 216
ISBN: 978-88-459-2488-0


Paul Collins e la sua famiglia lasciano San Francisco per trasferirsi nel Galles, e nello specifico nella pittoresca cittadina di Hay-on-Wye, noto per l'altissima percentuale di librerie. Paul è infatti non solo uno scrittore ma anche un appassionato di libri, un forte lettore, accumulatore e amante dei vecchi libri pieni di nozioni ammuffite ma interessantissime. Questo libro racconta il tentativo dei Collins di acquistare una casa d'epoca a Hay-on-Wye e contemporaneamente parla del libro che Paul stava per pubblicare negli Stati Uniti, del suo lavoro temporaneo presso la più grande libreria (di usato) del paese e in generale di tutte le singolari nozioni che Paul dilettevolmente colleziona leggendo vecchi libri. Paul ci racconta di tutti i luoghi e i personaggi caratteristici di questo paesino e lo confronta con la sua vita negli Stati Uniti (Paul Collins è cresciuto negli Stati Uniti e ha la cittadinanza americana, ma è di nascita inglese e ha anche la cittadinanza inglese).

Non è il libro che mi aspettavo ma sicuramente è stata una lettura godibilissima, quasi come sedersi davanti al fuoco parlando con un amico di interessanti e piacevoli inezie. Discutibile il confronto Stati Uniti/Inghilterra, così come vagamente deludente il finale.

Giudizio: 4/5

sabato 1 ottobre 2011

Recensione 137 - L'isola dei segreti

Autore: Scarlett Thomas
Titolo: L'isola dei misteri
(Titolo originale: Bright Young Things)
Traduzione: Antonio Bibbò
Edizione: Newton Compton, 2009 (ebook)
Pag.: 269
ISBN: 9788854127227





Sei giovani inglesi (tre uomini e tre donne) che apparentemente hanno ben poco in comune rispondono all'annuncio piuttosto vago di un'azienda che cerca "giovani menti brillanti". I sei hanno in effetti una mente brillante, anche se conducono vite insoddisfacenti, o giunte a un punto di stallo, e dimostrano alte dosi di cinismo nonostante la giovane età. Dopo essersi presentati per un colloquio di cui non hanno ricordi, i sei si risvegliano in un'isola deserta anche se provvista di tutte le comodità. Chi li ha rapiti? E perchè? Sono domande che non avranno mai risposta...I sei ragazzi familiarizzano con le scorte di cibo nella casa che li ospita, e imparano a conoscersi giocando insieme a "obbligo e verità" come fossero a un campeggio estivo. A nessuno viene in mente di indagare in tutti gli angoli della casa per capire se c'è qualche indizio su quello che è successo loro. Fino a quando dei colpi provenienti dalla soffitta romperanno finalmente l'incantesimo dimostrando che c'è qualcun altro sull'isola.

Carina la parte iniziale in cui i protagonisti sono presentati, troppo allungata la parte centrale in cui i personaggi interagiscono fondamentalmente grazie al gioco "obbligo o verità". Quando i ragazzi cominciano a capire che forse è il caso di guardarsi un attimo intorno per capire in che guaio si sono cacciati, e in effetti trovano qualcosa, la faccenda si movimenta un po' per poi afflosciarsi definitivamente sul finale. Posso capire che l'intento del romanzo è quello di indagare la reazione delle persone all'insolita situazione più che raccontare una storia d'avventura, eppure non ho trovato le conversazioni tra i protagonisti e le loro riflessioni _così_ degne di nota e inoltre la loro reazione mi sembra un po' inverosimile. Scorrevole e leggermente noioso solo nella parte centrale, non lo consiglierei dato che non è provvisto di finale.

Giudizio: 3/5