mercoledì 31 agosto 2011

Recensione 122 - Vicino, sempre più vicino

Autore: Jennifer Weiner
Titolo: Vicino, sempre più vicino
(Titolo originale: Fly Away Home)
Traduzione: Irene Annoni
Edizione: Piemme, 2011
Pag.: 461
ISBN:



Un'utente di aNobii, stella marina, ha definito questo romanzo una tazza di brodo caldo offerta durante un attacco di influenza invernale, ovvero direi io una lettura confortevole che va bene quando abbiamo bisogno di essere rassicurate.

Sono perfettamente d'accordo con lei: la protagonista di questo romanzo è Sylvie, una donna di mezza età (non mi sembra che venga nominata esattamente l'età, diciamo sulla cinquantina) che è sposata con un politico, Richard, che all'inizio del libro è senatore ma punta prima o poi alla Presidenza. Nella sua vita matrimoniale Sylvie ha sempre sostenuto il marito nella sua carriera, anzi in pratica ne è diventata l'assistente, assumendosi compiti (come quello di attendere le uova del marito al buffet dell'albergo) che fanno infuriare la di lei madre Selma, giudice ormai in pensione ma non per questo meno battagliera. La stessa Sylvie ogni tanto ha dei dubbi sulla sua vita incasellatissima, ma li ricaccia indietro. Fino a quando non scoppia uno scandalo intorno alla relazione del marito con una giovane avvocatessa. A quel punto Sylvie decide di tornare nella casa al mare dove ha passato tutte le sue estati, cercando di capire che cosa fare del suo matrimonio, e della sua vita. Nel frattempo anche le figlie di Sylvie stanno attraversando dei brutti periodi: la maggiore, Diana, medico del pronto soccorso, sposata con un figlio, ha una storia con un collega più giovane, una storia che sta mettendo in crisi il suo matrimonio "di convenienza"; la figlia più giovane, Lizzie, ha superato i suoi problemi di droga ma una relazione d'amore rischia di mettere in crisi il suo fragile equilibrio. Così tutte e tre queste donne si riuniscono alla casa al mare per tirare le somme e riprendersi un po'.

Davvero un libro confortevole, che tiene fede a quella che secondo me è la sua linea programmatica, una frase pronunciata da nonna Selma: In cinese il termine per "crisi" è lo stesso che indica "opportunità". Infatti ovviamente per tutte e tre le donne il momento di sbando rappresenta un'occasione per rivedere le loro priorità e riorganizzarsi la vita. Piacevolissima lettura, anche se rispetto ad altri della Weiner secondo me ha un po' meno smalto.

_Edit 31.08.2011_ Nei ringraziamenti alla fine del libro la Weiner rivela che questo romanzo è stato scritto dieci anni fa, il che potrebbe spiegarmi la mancanza della verve che caratterizza gli altri suoi libri.

Giudizio: 3/5

martedì 30 agosto 2011

Recensione 121 - Breathing Lessons

Autore: Anne Tyler
Titolo: Breathing Lessons
(Titolo italiano: Lezioni di respiro)
Edizione: Pan Books, 1989
Pag.: 327
ISBN: 9780330310703


Non sono riuscita a trovare l'esatta copertina della
mia edizione, ma anche questa è molto bella!

Il viaggio per partecipare a un funerale è l’occasione per ‘dissezionare’ una coppia di provincia come tante altre, Maggie e Ira Moran. Maggie, in perenne lotta contro quei maledetti dieci chili in più (anche se Ira trova che le stiano benissimo) cerca sempre di ‘guidare’ le vite degli altri, a fin di bene certo! Ira è un uomo molto riservato e che si esprime poco. Maggie e Ira hanno due figli: una ragazza in procinto di partire per il college, intelligente ed organizzata ma anche estremamente ansiosa e incapace di godersi la sua età. Il figlio invece è il classico scavezzacollo, che si è sposato giovanissimo perchè la sua ragazza era incinta, ed è stato poi abbandonato dalla moglie che ora non vede da anni, per non parlare della figlia.

La Tyler è bravissima a farci entrare nella testa di queste persone: in quella di Maggie che interpreta la realtà a suo modo e pensa che la sua goffaggine non sia così grave ma solo esaltata dal contrasto con il dignitosissimo marito; in quella di Ira, che ama la moglie, i figli e la nipote ma non capisce la tendenza della moglie di immischiarsi in cose che non le competono, inventando bugie per convincere le persone a fare quello che lei crede sia meglio per loro. Nella testa del figlio e della ex moglie che per orgoglio buttano a mare tutte le occasioni di riconciliazione. Forse però in questo romanzo la minuziosa analisi di questi comportamenti è un tantino esagerata: come dice un utente di aNobii, queste persone sono impossibili. E alla fine del romanzo si ha l’impressione di aver corso una maratona e non di aver letto un libro.

_Edit 30.08.2011_

Nei primi capitoli del romanzo la protagonista Maggie riflette su quanto la percezione degli altri del suo carattere derivi dalla sua contrapposizione con il carattere del marito.

Why, if she had accepted that date with Durwood she'd be a whole different person now. It was all a matter of comparison. Compared to Ira she looked silly and emotional; anybody would have. Compared to Ira she talked too much and laughed too much and cried too much. Even ate too much! Drank too much! Behaved so sloppily and mawkishly!
She'd been so intent on not turning into her mother, she had gone and turned into her father.

Il padre di Maggie era un uomo buono e di pochissimo polso, al punto che toccava alla madre indossare i pantaloni ma anche fare la cattiva con i figli e in generale, ove ce ne fosse bisogno, imporsi. Trovo affascinante (anche se davvero deprimente per il nostro concetto di libero arbitrio) il fatto che magari ogni persona scelga il suo partner cercando di evitare qualche dinamica spiacevole relativa ai genitori che è rimasta particolarmente impressa! La cosa mi ha colpito perchè anche in Vicino, sempre più vicino della Weiner, che ho letto in contemporanea a questo, è presente la stessa riflessione. Diana, dopo aver visto la madre annullarsi per un marito che non aveva mai tempo nè per lei nè per le figlie, decide di sposare un uomo poco ambizioso, un uomo che però ci sarà sempre per la famiglia e avrà del tempo da passare con lei e il loro figlio. Ovviamente in entrambi i casi le donne hanno fatto i conti senza l'oste. Mi viene da chiedermi se davvero delle persone scelgono il proprio partner con questo criterio: magari inconsciamente l'ho fatto pure io! ;)
Giudizio: 3/5

lunedì 29 agosto 2011

Nella mia wishlist [ week 34 ]

Paul Gallico - Mrs. Harris Goes to Paris and Mrs. Harris Goes to New York


Raccoglie i primi due libri della quadrilogia di Paul Gallico dedicata alla signora Harris (ho già recensito il primo nella traduzione italiana La signora Harris). Purtroppo Mrs Harris Goes to New York non si trova da solo, a meno che la Frassinelli non decida di tradurre anche questo. Mrs Harris si appresta ad andare a New York al seguito di una sua ricca cliente, ma oltre a occuparsi della sua casa, la signora Harris ha un'altra missione: trovare il padre del povero piccolo maltrattato Henry Brown.

Anne Tyler - If Morning Ever Comes (Se mai verrà il mattino)


Il suo nome è Ben Joe Hawkes, è nato a Sandhill, nel Nord Carolina, e in tutta la sua vita è sempre stato circondato da donne: una madre imperscrutabile, una nonna irriducibile e sei sorelle, piccole e grandi, vivaci e bizzarre. Poi se ne era andato a New York, a studiare e a cercare la sua strada, ma un giorno decide di tornare nella sua piccola città, un po' per nostalgia, un po' per controllare che tutto vada bene. All'imprevista riunione familiare, nello scorrere dei giorni e delle notti, si uniscono uno alla volta i fantasmi del passato, primo fra tutti la figura del padre, scomparso in maniera tragica e insieme surreale, a suscitare ricordi, domande dimenticate, confessioni. E dal passato ritorna anche una compagna di scuola di Ben, una vecchia fiamma che forse potrebbe riaccendersi…
John Mortimer - The First Rumpole Omnibus


Raccoglie i primi tre volumi di avventure dell'avvocato Rumpole: Rumpole of the Bailey, The Trials of Rumpole e Rumpole's Return. Dello stesso autore (e stessa serie) ho recensito Rumpole and the Penge Bungalow Murders.


giovedì 25 agosto 2011

Recensione 120 - La signora Harris

Autore: Paul Gallico
Titolo: La signora Harris
(Titolo originale: Flowers for Mrs Harris - pubblicato negli USA con il titolo Mrs 'Arris Goes to Paris)
Traduzione: Ninì Boraschi
Edizione: Frassinelli, 2011 (prima pubblicazione 1958)
Pag.: 186
ISBN: 978-88-200-5040-5


Paul Gallico è uno scrittore americano scomparso nel 1976 e famoso soprattutto per il suo romanzo The Snow Goose (La principessa smarrita) ma anche per la serie dedicata alla signora Harris (o 'Arris, come pronuncia lei stessa il suo cognome, con il suo accento cockney). La signora Harris fu pubblicato originariamente nel 1958 come il primo di quattro romanzi (Mrs Arris Goes to New York, Mrs Arris Goes to Parliament e Mrs Arris Goes to Moscow, nessuno di questi tradotto in italiano che io sappia, e quasi tutti fuori catalogo anche in lingua originale - il primo e il secondo volume sono stati però ristampati insieme dalla casa editrice Bloomsbury, speriamo recuperi anche gli altri due!).

La signora Harris è vedova da venti anni e per mantenersi lavora come donna delle pulizie per diverse persone. Dieci ore al giorno dal lunedì al venerdì e il sabato mattina interamente dedicate a ripristinare appartementi lasciati in orribili condizioni dai proprietari. Ma la signora Harris prova una certa soddisfazione nel suo lavoro, e non le interessa se il giorno dopo dovrà ricominciare tutto da capo, dato che viene pagata per questo. Nelle rare occasioni in cui è ammalata o altrimenti impegnata, la signora Harris viene sostituita dalla sua amica, la signora Butterfield, a cui ricambia il favore. Nel loro tempo libero, le due amiche si destreggiano fra una capatina al pub, una chiacchierata davanti a una tazza di tè o l'uscita settimanale al cinema. Una vita decisamente tranquilla, in cui il desiderio di bellezza della signora Harris viene soddisfatto dalla coltivazione di gerani in quantità industriale. Un giorno però, facendo le pulizie presso una sua facoltosa cliente, la signora Harris apre un armadio e rimane letteralmente folgorata dalla visione di due abiti da sera di Dior. Da quel momento in poi i pensieri della signora Harris sono riservati esclusivamente all'abito di Dior che ha deciso di acquistare non appena riuscirà ad accantonare l'incredibilmente alta cifra che le serve per acquistarlo.

Questo è un librino delizioso, a cui io ho assegnato cinque stelline, come ho fatto per I Capture The Castle di Dodie Smith, e come ho fatto per quel libro, ribadisco che questo è un genere particolare, che facilmente potrebbe deludere il lettore pieno di aspettative. La signora Harris è un librino leggero leggero, adatto a chi si diverte con le piccole cose quotidiane. Anche se per una buona parte è ambientato a Parigi lo definirei comunque un romanzo domestico, perchè esalta proprio i piccoli piaceri della vita. Ovviamente, il vestito di Dior non è esattamente un *piccolo* piacere della vita...:) Mi ha anche ricordato il film Lezioni di felicità - Odette Toulemonde che ho visto proprio di recente. Ho visto su aNobii che qualcuno ha anche criticato lo sguardo poco politicamente corretto dell'autore nei confronti della classe lavoratrice. Probabilmente è vero, ma questo libro non tratta di tematiche sociali (e non tratta nemmeno del consumismo, come ho letto non mi ricordo più dove), tratta di una piccola signora e di un suo grande grandissimo sogno. Chiunque abbia desiderato con grandissima foga qualcosa (non necessariamente haute couture) si potrà immedesimare nella signora Harris.

Giudizio: 5/5

mercoledì 24 agosto 2011

Recensione 119 - Rumpole and the Penge Bungalow Murders

Autore: John Mortimer
Titolo: Rumpole and the Penge Bungalow Murders
(Titolo italiano:
Serie: Rumpole of the Bailey, #13
Edizione: Penguin, 2005 (prima pubblicazione 2004)
Pag.: 215
ISBN: 9780141017761


Tredicesimo (conteggio mio fatto sulla bibliografia presente su Wikipedia) libro della serie dedicata a Rumpole of the Bailey (dove Bailey sta per Old Bailey, il nome con cui viene chiamato il tribunale di Londra - Central Criminal Court*). La serie nasce prima di tutto come serie televisiva creata dallo stesso John Mortimer. La serie di romanzi (i volumi iniziali sono però più che altro delle raccolte di racconti) ne è una derivazione (così come ci furono dei programmi radiofonici dedicati a questo personaggio). Ovviamente io avrei voluto leggere la serie in ordine cronologico, ma per un disguido al posto di Rumpole of the Bailey ho ricevuto questo da un'utente di Bookmooch. Ora sicuramente recupererò tutti gli altri. La serie è pubblicata dal 1978 al 2009 ed è ambientata in un passato recente in cui il protagonista ormai settantenne ricorda gli episodi più interessanti della sua vita.

Appassionato del suo lavoro come difensore in tribunale, amante della poesia che occasionalmente cita, afflitto da una moglie decisamente autoritaria, idealista e amante dei sigari e del chiaretto, Rumpole è una vera macchietta, un personaggio a cui è davvero facile affezionarsi. In Rumpole of the Penge Bungalow Murders (che è, per inciso, il primo volume della serie ad avere la forma del romanzo) Rumpole ricorda il suo primo caso (apparentemente spesso nominato negli altri volumi) in cui si ritrovò da essere l'avvocato assistente del suo mentore a gestire tutto da solo un caso apparentemente privo di spiragli. L'accusato è un giovane accusato dell'omicidio del padre e di un amico di questi. Le prove sono tutte contro di lui ma Rumpole è convinto che sia innocente e che meriti una difesa onesta. Ambientato nei primi anni Cinquanta, questo è un romanzo pacato, dal ritmo lento e ampiamente suggestivo. Consigliato!

_edit: Ho dimenticato di segnalare che i primi due libri della serie (Rumpole of the Bailey e The Trials of Rumpole) sono stati pubblicati anche in italiano da Sellerio con il titolo di Avventure di un avvocato e Nuovi casi per l'avvocato Rumpole)

Giudizio: 4/5

martedì 23 agosto 2011

Recensione 118 - The Ice Queen

Autore: Alice Hoffman
Titolo: The Ice Queen
(Titolo italiano: La regina di ghiaccio)
Edizione: Back Bay Books, 2006
Pag.: 240
ISBN: 9780316154383



The Ice Queen è un libro richiesto su Bookmooch in un momento di stanca, complice la bellissima copertina. E' la storia di una donna (che racconta in prima persona e di cui non viene mai rivelato il nome) che vive una vita solitaria, rifiutando ogni contatto umano, perchè si sente colpevole della morte della madre, avvenuta quando lei era piccola, e proprio dopo che aveva espresso un desiderio di morte nei suoi confronti. Da adulta la protagonista si prende cura della nonna che l'ha cresciuta fin quando, alla sua morte, il fratello Ned praticamente la obbliga a trasferirsi dal gelido New Jersey alla caldissima Florida, dove lui vive con la moglie e lavora come ricercatore metereologico all'università. Ma poco dopo il trasferimento la protagonista viene colpita da un fulmine che le lascia molti effetti collaterali (anche seri) e le porta via la pochissima residua voglia di vivere. L'incontro con un altro sopravvissuto del fulmine sembra portarla verso la guarigione, insieme a tutta un'altra serie di eventi che non nomino per non rovinare la lettura.

La protagonista è antipatica e fredda, effetto probabilmente voluto visto il titolo ma che sicuramente mi ha impedito di immedesimarmi. Più che provare pietà per lei ho provato molta rabbia dato che si è evidentemente comportata sempre da persona egoista nella sua vita. Per il resto anche se la trama ha degli sprazzi interessanti è poco verosimile dato che il cambiamento della protagonista si innesta nel nulla e non viene nè spiegato nè motivato. Troppo metaforico, troppo introspettivo, troppo vittimismo. Carino ma dimenticabile.

Giudizio: 3/5

lunedì 22 agosto 2011

Nella mia wishlist [ week 33 ]

Dorothy E. Stevenson - Il libro di Miss Buncle


Villaggio di Rivargenton. Miss Barbara Buncle, che sembra di mezza età anche se ha trent'anni, che veste in modo orribile e sembra condurre un'esistenza di sconfinata virtù e noia, vive grazie alla rendita dei suoi dividendi insieme alla governante Dorcas. Siamo nei primi anni trenta del Novecento e la crisi economica non tarda a farsi sentire, così un giorno Miss Buncle si accorge che la rendita si fa scarsa e che per andare avanti deve inventarsi qualcosa. Accantonata l'idea di allevare galline (troppo svolazzanti), decide di intraprendere la via più semplice: scrivere un libro. Miss Buncle non è dotata di grande immaginazione e le uniche cose di cui è in grado di scrivere sono quelle che conosce: i suoi concittadini. Ignorata da tutti ma osservatrice attenta, percepisce vizi e virtù di chi la circonda. La sua sincerità e la capacità di entrare nell'animo altrui la rendono pericolosa come scrittrice mentre guarda e annota. Il libro viene così pubblicato, sotto lo pseudonimo di John Smith, e diventa un bestseller. Ben presto gli abitanti di Rivargenton si accorgono di essere dentro un romanzo che porta allo scoperto la loro vera natura. Scatta allora la caccia al misterioso John Smith e per Miss Buncle inizia una vita veramente difficile.

Michelle Magorian - Goodnight, Mr. Tom


Londra è sospesa sul bordo della Seconda Guerra Mondiale. Il timido, macilento Willie Beech - il figlio maltrattato di una madre sola - viene evacuato nella campagna inglese. Inizialmente è terrorizzato da tutto, dei suoni e delle viste della campagna, anche del signor Tom, il burbero e gentile anziano che lo ha preso con sè. Ma gradualmente Willie dimentica l'odio e la disperazione del suo passato. Impara ad amare un mondo che non sapeva nemmeno esistesse, un mondo di amicizia e affetto in cui le parole aspre e i maltrattamenti quotidiani non hanno alcun posto. Poi arriva un telegramma. Willie deve tornare dalla madre a Londra. Quando passano delle settimane senza nessuna parola da parte di Willie, il signor Tom si reca a Londra per cercare il ragazzino che ha imparato ad amare come un figlio.

Rachel Ferguson - The Brontës Went to Woolworths


Le sorelle Carne (Deirdre, Katrine e la giovane Sheil) condividono un appetito insaziabile per il fantastico. La sorella più vecchia Deirdre è una giornalista, Katrine è un'attrice alle prime armi e la giovane Sheil ha ancora un'istitutrice; insieme vivono una vita non controllata dalla madre nella loro casa di città. Le sorelle non possono evitare di inventare storie così come hanno fatto fin dall'infanzia: dai loro giocattoli parlanti alla loro amicizia immaginaria con il vero giudice Toddington chiamato affettuosamente Toddy.
Ma quando Deirdre incontra la vera moglie di Toddy a una vendita di beneficenza, le sorelle sono obbligate a confrontarsi con il soggetto delle loro fantasie. Si libereranno delle loro fantasie infantili per sempre? Toddy e la moglie, Lady Mildred, riusciranno ad accettare queste ragazze fascinosamente eccentriche? E quando la fantasia e la realtà si scontrano, chi può dire cosa può succedere?

Maggie O'Farrell - After You'd Gone (Dopo di te)


Una giovane donna sale su un treno. Si sta recando in Scozia per far visitaalla sua famiglia. Appena arrivata alla stazione di Edimburgo il suo sguardoviene attratto da qualcosa che la sconvolge al punto di farla ripartireimmediatamente, prendendo il primo treno per tornare a casa. Ore più tardigiace su un letto d'ospedale a Londra in coma profondo, dopo essere statatravolta da un'auto: un fatale incidente o un gesto dettato dalladisperazione, da tempo meditato? Mentre Alice è sospesa tra la vita e lamorte, attorno al suo capezzale si radunano tutte le persone che le voglionobene, fra le quali esplodono inaspettate tensioni a lungo represse, in ungroviglio di sentimenti e rancori, di segreti e bugie.

Joshua Ferris - Then We Came to the End (E poi siamo arrivati alla fine)


Una grande agenzia di pubblicità sulle rive dell'immenso lago di fronte a Chicago, nel cuore dei grattacieli più antichi d'America. Qui, tra open space e cubicoli, tra computer e stampanti, si svolge la commedia umana di un gruppo di giovani spregiudicati e sognatori, cinici e brillanti, che ogni mattina, fatalmente, si incontra nello stesso luogo: in ufficio. Carl, Karen, Benny, Amber, Jim sanno tutto di tutti. Sanno che Tom è pazzo, e che Lynn, il boss, ha un tumore al seno. Sanno che il vecchio Brizz se la passa male ed è finito nella classifica di Quale vip muore prima, anche se non e una celebrità. Sanno chi ha nascosto il sushi dietro la libreria di Joe. Sanno con chi se la prende Marcia quando ha inviato una mail a Genevieve in cui c'è scritto: "È davvero irritante lavorare con persone irritanti". Conoscono ogni pettegolezzo, ogni storia d'amore, ogni invidia e segreta generosità. Sanno chi è nelle grazie del capo e chi verrà fatto fuori. Sanno tutto di tutti perché quell'ufficio è ormai la loro vita. E in quelle stanze, tra corridoi e scrivanie, scopriamo un mondo, l'universo intero della nostra gioia e del nostro scontento, l'affetto e la competizione, lo struggimento e il disprezzo, il desiderio e la privazione, in fondo la vita stessa, perché nessuno ci conosce davvero quanto le donne e gli uomini che ogni giorno ci siedono accanto.

domenica 21 agosto 2011

Recensione 117 - Il club dello shopping

Autore: Carmen Reid
Titolo: Il club dello shopping
(Titolo originale: The Personal Shopper)
Traduzione: S. Demi
Edizione: Newton Compton, 2010 (prima pubblicazione 2007)
Pag.: 349
ISBN: 9788854120068


Annie Valentine lavora come personal shopper al The Store, il più esclusivo negozio di Londra. Inoltre, ha un negozio online di accessori e abiti d'alta moda e fornisce servizi di consulenza personalizzata. Il tutto per mantenere, oltre al suo strabiliante guardaroba, i suoi due figli presso una prestigiosissima scuola. Ma se le finanze di Annie vanno maluccio, la sua vita sentimentale è proprio allo sbando: da tre anni single e senza lo straccio di un uomo, la nostra eroina decide di affrontare il problema con il suo solito spirito imprenditoriale e si rivolge quindi a diverse agenzie di appuntamenti che però le procurano solo sonore delusioni.

E' la solita solfa, questo sì: Annie a un certo punto deve capire che la persona sui cui stava puntando tutto è un vecchio babbione abitudinario che non riesce ad accettare i suoi figli e la cui unica qualità è la sconfinata ricchezza. D'altra parte fin dalla sua prima apparizione si capisce chi è il secondo candidato, apparentemente non adatto, in realtà fascinosissimo.

Devo dire che nel campo della chick lit classica è davvero difficile trovare qualcosa di inedito, eppure questo romanzo riesce a riproporre molto meglio ciò che anni prima Jane Green aveva già scritto nel suo Hai scelto, Libby? (Mr. Maybe) surclassandola. Mi ha stupito molto essere in controtendenza con le stelline: la Green pare molto più quotata mentre la Reid ha collezionato molte stelline singole. Io invece ho trovato la Reid nettamente superiore (anzi, è riuscita decisamente a commuovermi a un certo punto). Mi ha sconvolto la somiglianza fra i due romanzi, questo sì!

Giudizio: 3/5

Recensione 116 - The Vanishing Act of Esme Lennox

Autore: Maggie O'Farrell
Titolo: The Vanishing Act of Esme Lennox
(Titolo italiano: Quando Esme Lennox svanì)
Edizione: Headline Book Publishing, 2007 (prima pubblicazione 2006)
Pag.: 245
ISBN: 9789755308446


Iris Lockhart vive a Edimburgo dove possiede un negozio di abbigliamento vintage. La sua vita viene sconvolta dalla notizia che Esme Lennox, una sua parente che lei non sapeva esistesse, sta per essere rilasciata da un istituto di igiene mentale che sta per chiudere. Iris deve decidere se lasciare che Esme venga rediretta verso qualche altro tipo di istituto oppure se cercare di aiutarla in prima persona. Inizialmente la scelta pare abbastanza ovvia, ma poi Iris viene affascinata da Esme e dalla sua storia.

Esme viene internata all'età di sedici anni perchè ha un carattere ribelle e anticonformista che la sua famiglia e la società non le perdonano. Dopo l'ennesimo episodio imbarazzante anche la sorella Kitty contribuisce al suo ricovero, pensando si tratti di una cosa breve. E invece le cose si evolvono in modo inaspettato, ed Esme sparisce, inghiottita dall'istituto che la ospita, dimenticata dai suoi parenti e sconosciuta ai suoi discendenti.

Storia familiare davvero toccante e coinvolgente, con dei tuffi in un passato lontano ma al tempo stesso vicinissimo. L'unica pecca è che non proprio tutti i nodi vengono al pettine, ma nel complesso romanzo davvero affascinante ed autrice che desidero approfondire.

Giudizio: 4/5

sabato 20 agosto 2011

Recensione 115 - Hai scelto, Libby?

Autore: Jane Green
Titolo: Hai scelto, Libby?
(Titolo originale: Mr. Maybe)
Traduzione: A. Petrelli
Edizione: Sperling & Kupfer, 2002 (prima pubblicazione: 2001)
Pag.: 393
ISBN: 97888887592337


Libby ha ventisette anni e lavora a Londra come PR, lavoro che adora, dato che le permette di stare a contatto con le celebrità e di frequentare i posti più in, anche se le spese per i vestiti di haute couture pesano sul suo menage economico. Ma non è questo il problema: ciò che Libby cerca, alla sua veneranda età, è l'uomo dei suoi sogni. Diciamocelo: è proprio il momento di accasarsi, perchè la vita da single in un mondo di coppiette felici (o più o meno felici) è diventata proprio impossibile. E se il suo futuro marito dovesse rivelarsi anche ricco, tanto di guadagnato!

Mentre aspetta di fare il colpaccio, Libby si concede un flirt, ignorando gli ammonimenti della sua migliore amica Jules, che le ricorda che i flirt senza impegno tipici dei vent'anni non sono più possibili a una certa età. Libby è sicura di potercela fare senza strascichi: Nick infatti è affascinante, divertente e a letto decisamente bravo, ma è anche in bolletta e vive con la disoccupazione, aspettando che qualcuno riconosca il suo valore di scrittore. Inoltre, vive in un tugurio e frequenta i suoi politicizzati amici in squallidi pub. Eppure quando Nick si rende conto che questa potrebbe essere la storia della sua vita, ma al momento sbagliato, e decide di troncare, Libby si sente morire. E per reagire inizia ad uscire con il baffuto Ed, un uomo conosciuto al bar che si rivela essere ricchissimo e molto generoso. Nonchè imbalsamato, inesperto perfino nei baci e decisamente incapace di far scoccare la scintilla.

Ora Libby deve scegliere: l'uomo che le fa battere il cuore ma vive una vita con cui lei non ha nulla a che fare, oppure l'uomo mummia che le può garantire il tipo di vita che sogna da sempre? Finale scontato per un romanzo altrettanto scontato e banalotto. Peccato, dalle recensioni altine speravo un po' meglio. Piuttosto scorrevole, ma in più punti ho pensato di abbandonare.

Giudizio: 2/5

venerdì 19 agosto 2011

Recensione 114 - Dead Reckoning

Autore: Charlaine Harris
Titolo: Dead Reckoning
(Titolo italiano: Resa dei conti mortale)
Serie: Southern Vampire Mysteries #11
Edizione: Ace Books, 2011
Pag. 325
ISBN: 9780441020317



Dead Reckoning (Resa dei conti mortale) è l'undicesimo libro dedicato alla cameriera telepate Sookie Stackhouse, ed è anche l'ultimo attualmente pubblicato - anche se l'autrice Charlaine Harris ha recentemente scritto nel suo sito di essere alle prese con le ultime finiture di Deadlocked, il prossimo capitolo della saga.
I libri della Harris (mi riferisco solo a quelli di questa serie, in quanto non ho ancora letto gli altri) sono sempre molto densi e presentano tantissimi fili che si intrecciano, tanto da rendere un po' difficile la recensione, specialmente quando viene scritta a una certa distanza dalla lettura.

Quello che posso dire è che la relazione fra Sookie ed Eric è come sempre alle strette, questa volta per un motivo nuovo ma sempre legato al ruolo di Eric sia politicamente (e a quanto pare nel Sookieverse essere un vampiro non politicizzato non è possibile) sia proprio in quanto vampiro. Onestamente io non ho mai visto di buon occhio fino in fondo questa relazione proprio perchè i vampiri sono sempre estremamente legati al loro creatore e anche più in generale al loro mondo. Anche i mannari sono piuttosto legati politicamente, mentre un  mutaforma è certamente uno spirito più libero. D'altra parte il caratteristico rapporto pepato fra Sookie ed Eric è andato scemando da quando la loro storia ufficiale è iniziata, e chi salva la baracca ora è Pam, che non delude mai.

Al di là della questione amorosa, ci sono sicuramente grossi eventi per Sookie: nemici che riappaiono, nemici che scompaiono, scene di vita familiare (al Merlotte, un baby shower organizzato da Sookie per la sua amica Tara, una scena piuttosto importante con Hunter, il fai da te con Dermot...). Romanzo molto godibile, come sempre, anche se mi dispiace che Sookie abbia trovato il cluviel dor: sicuramente verrà usato come perfetto deus ex machina per risolvere i problemi di Sookie, soprattutto dato che voci di corridoio vorrebbero la serie in fase di completamento con il tredicesimo volume.

Giudizio: 4/5

Recensione 113 - Single senza pace

Autore: India Knight
Titolo: Single senza pace
(Titolo originale: Don't You Want Me?)
Traduzione: Fausto Vitaliano
Edizione: Feltrinelli, 2003 (prima pubblicazione: 2002)
Pag.: 229
ISBN: 9788807701481


Stella è una giovane mamma single che vive a Londra nella casa enorme e bellissima che il suo ex-compagno le ha lasciato (insieme a una bella cifra mensile di alimenti). Fuori gioco da un bel po', Stella decide di ricominciare a uscire ma ovviamente con scarso successo... Ci vorrà tutto l'impegno del suo coinquilino per farle capire una cosa fondamentale.

Qualunque cosa io scriva si capisce al volo qual è il punto finale di una trama piuttosto banale. Il libro è, come avevo già letto nelle recensioni, a volte troppo volgare e personalmente trovo che gli uomini con cui esce Stella siano esageratamente macchiette. Nonostante questo, si fa leggere, è carino. Insomma, tornando indietro non lo prenderei affatto (anche l'ho richiesto su Bookmooch, non comprato) però se vi capita fra le mani fa passare il tempo.

Giudizio: 2/5

giovedì 11 agosto 2011

Recensione 112 - I Capture the Castle

Autore: Dodie Smith
Titolo: I Capture the Castle
(Titolo italiano: Ho un castello nel cuore)
Edizione: Virago, 1996 (prima pubblicazione: 1948)
Pag.: 352
ISBN: 1-86049-102-2



I Capture the Castle è sicuramente uno dei libri rivelazione di quest'anno. L'autrice, Dodie Smith, è sicuramente più famosa per il libro per bambini La carica dei 101, da cui venne tratto il famosissimo cartone animato della Disney. Fra gli anglofili è però molto nota anche per questo romanzo, tradotto in italiano con il titolo Ho un castello nel cuore, che fu il primo che scrisse, dopo essersi trasferita dall'Inghilterra in America a causa dei problemi che il marito stava sperimentando a causa della sua decisione di fare l'obiettore di coscienza. Il romanzo nasce dalla sua nostalgia per la madre patria.

Anche se viene considerato un romanzo per ragazzi (quello che oggi chiamaremmo Young Adults Fiction), a mio avviso I Capture the Castle è adatto a tutti i palati, e probabilmente questa associazione è dovuta più al fatto che la voce narrante è quella di una diciassettenne che ad altro. Il romanzo, scritto negli anni Quaranta, è ambientato negli anni Trenta. Racconta la vita dell'eccentrica (e poverissima) famiglia dei Mortmain in un castello inglese in rovina. La voce narrante è quella di Cassandra Mortmain, una ragazza di diciassette anni molto intelligente che spera di diventare una scrittrice e proprio con questo scopo tiene un diario.

Nonostante la loro povertà, i Mortmain sono molto interessanti: il padre di Cassandra è uno scrittore famoso per il suo primo e unico libro, Jacob Wrestling, che però da allora soffre del blocco dello scrittore e passa le sue giornate a leggere romanzi gialli. La sua seconda moglie, Topaz, è una modella per artisti che vive felicemente accanto al marito e in comunione con la natura. Rose, la sorella maggiore di Cassandra, è molto bella e soffre più di tutti della povertà che la circonda, tanto da sperare ardentemente di poter incontrare un uomo ricco da sposare e che la salvi dalla sua vita. Thomas è il fratello minore, ancora un ragazzino che va a scuola. Stephen è il figlio dell'ormai defunta cuoca, che vive nel castello come uno di famiglia. E' terribilmente innamorato di Cassandra, che però non lo ricambia, pur volendogli bene.

La vita dei Mortmain cambia quando il proprietario del castello (e della vicina Scoatney) muore lasciando eredi il nipote Simon Cotton, che arriva dall'America insieme al fratello minore Neil e alla madre. Il loro arrivo (che ricorda moltissimo l'arrivo di Bingley e Rochester a Netherfield in Orgoglio e pregiudizio), infatti, rappresenta la possibilità di un grande cambiamento per praticamente tutti i componenti della famiglia Mortmain, con delle svolte inaspettate.

Questo romanzo rientra in quelli che ho imparato a definire domestic novels, ovvero romanzi che si occupano fondamentalmente della famiglia, del matrimonio, dei bambini, dell'amicizia, della cura della casa e della vita e organizzazione domestica in generale (potrei considerare domestic novels per eccellenza Orgoglio e pregiudizio e Piccole donne). Piacerà pertanto solo a quelle persone che amano questo tipo di narrativa tranquilla e introspettiva, con poca azione ma che sottolinea i piccoli piaceri della vita, con un tocco di piacevole eccentricità. Delizioso.

Giudizio: 5/5

mercoledì 10 agosto 2011

Recensione 111 - Schiavo d'amore

Autore: William Somerset Maugham
Titolo: Schiavo d'amore
(Titolo originale: Of Human Bondage)
Traduzione: Elena Grillo
Edizione: Grandi Tascabili Economici Newton.
Pag.
ISBN: 88-7983-978-0



Schiavo d'amore, nonostante il titolo e il quadro ammiccantemente proposto in copertina (qui - la mia copertina è diversa da quella sopra riportata)  non parla molto d'amore. O meglio ne parla, ma sicuramente non è questo l'argomento centrale del testo. Of Human Bondage, titolo originale che si potrebbe tradurre con _Della schiavitù umana_ è infatti fondamentalmente una storia di formazione in cui il protagonista, Philip Carey, affronta la vita gravato del peso di un'infanzia infelice e di un piede equino.

Un romanzo di formazione normalmente ha sempre qualcosa che fa identificare il lettore con il protagonista, ma la lotta di Philip Carey per trovare la felicità (o una carriera, o un amore, nemmeno Philip ha le idee molto chiare a quanto pare) a mio avviso è troppo stantia per poter davvero suscitare dell'identificazione o dell'interesse nel lettore contemporaneo. A me Philip, per quanto sfortunato - orfano di entrambi i genitori fin da piccolo, allevato da uno zio che non provava interesse per lui e da una zia che lo amava ma non era in grado di dimostrarlo, affetto da piede equino - è una persona privilegiata. Ha una rendita, può permettersi di scegliere un percorso lavorativo e poi di abbandonarlo quando capisce di non essere portato, e ricominciare da capo. Viaggia e vive in Germania, a Londra e a Parigi, e per di più in un'epoca fantastica. In pratica è un po' difficile provare simpatia per un personaggio che, ben lungi dall'essere in lotta con la società come vorrebbe farci credere l'autore, si trastulla a destra e a manca (e sì, c'è un periodo di strettezze economiche, ma Philip continua ad essere arrogante, gli pare impossibile che una persona della sua classe sociale possa soffrire la fame, disprezza i suoi colleghi, e augura ardentemente la morte allo zio per poter ricevere la sua eredità).

A circa metà del romanzo, inoltre, Philip si innamora per la prima volta. Dopo un'esperienza amorosa di scarsa importanza egli incontra una cameriera antipatica, poco intelligente, anemica e verdognola nonchè magrissima e senza seno e ovviamente se ne innamora subito, ferocemente e senza scampo. Ebbene, si sa che l'innamoramento non si sceglie eccetera, eccetera, ma Philip si lascia incastrare ben due volte da questa donna priva di scrupoli che gli rovina la vita, e solo per un pelo non ci ricasca una terza volta. Sia in amore che economicamente Philip fa le scelte sbagliate, gioca d'anticipo senza imbroccarne una, rifiuta una proposta allettante per la smania di viaggiare, e poi fa la scelta giusta (ma qui metterei un grandissimo punto interrogativo) proprio per caso, per sbaglio insomma. E' per questo che mi sembra che il percorso di Philip non sia affatto un percorso. Non c'è nessuna realizzazione finale, nessuna filosofia, nessuna conclusione. Il che non sarebbe nemmeno male, se per tutto il libro Philip non ci avesse oppresso con la sua spasmodica ricerca di un perchè, di una filosofia di vita, nella sua ricerca di un significato della vita.
E' stato piacevole leggere le avventure di Philip, anche se il romanzo appunto mi sembra un po' datato ma soprattutto un po' noioso ed eccessivamente filosofico in diversi punti. Per quanto affascinante l'idea che una parte della vita di Philip coincida con quella dell'autore, rimango dell'opinione che i romanzi di Maugham siano decisamente migliori (anche il primo, Liza di Lambeth), e spero vivamente che il personaggio di Philip sia poco ricalcato su quello dell'autore.

Giudizio: 3/5

martedì 9 agosto 2011

Recensione 110 - Blood Bank

Autore: Tanya Huff
Titolo: Blood Bank
(Traduzione italiana: La banca del sangue)
Serie: Vicky Nelson, #6
Edizione: DAW, 2008
Pag.: 336
ISBN: 9780756405076


Blood Bank (La banca del sangue) è una raccolta di racconti che forniscono un ideale completamento ai cinque volumi della serie Blood Books (Blood Price, Blood Trail, Blood Lines, Blood Pact, Blood Debt) e infatti costituisce formalmente il sesto volume della serie. La serie parla di una detective di Toronto costretta a ritirarsi dal lavoro per una malattia degli occhi, Vicky Nelson. Fornita di un bel caratterino e di una tempestosa e non esclusiva relazione con il detective Mike Celluci, Vicky inizia una carriera da investigatore privato. Proprio nello svolgimento del suo lavoro incontra Henry Fitzory, vampiro e scrittore di romanzi rosa, nonchè famoso nella storia in quanto figlio bastardo di Enrico VIII. Insieme i due, con l'occasionale aiuto di Celluci, si occupano di svariati casi soprannaturali  fino a quando, davanti a Vicky in punto di morte, Henry e Mike decidono che deve essere trasformata in vampiro. Questo significa, per un problema di territorialità, allontanarsi da Henry che era diventato anche suo amante, e rimanere esclusivamente con Mike. A seguito della sua trasformazione, Vicky decide di intraprendere la carriera di investigatrice del soprannaturale.

Ho amato tantissimo la serie dedicata a Vicky Nelson, ma devo dire che questa raccolta mi ha lasciata freddina. E' vero che è passato parecchio tempo da quando ho letto i primi cinque libri, ed è altrettanto vero che normalmente non mi piacciono affatto i racconti, fatto sta che ho trovato questa raccolta noiosa e un po' insulsa. Non la consiglio.

lunedì 8 agosto 2011

Nella mia wishlist [ week 31 ]

Richard Powers - Il tempo di una canzone


Il giorno di Pasqua del 1939, durante lo storico concerto di Marion Anderson davanti al Lincoln Memorial di Washington, David Strom, uno scienziato tedesco emigrato, incontra Delia Daley, una giovane di colore che studia canto. L'amore per la musica è quello che li attrae e poco dopo, a dispetto delle circostanze, si sposano, decidendo di dar vita a una famiglia "al di là della razza, al di là dei tempi". I loro tre figli dovranno affrontare la brutalità di un'America ancora intrisa di razzismo, e non sarà facile per loro trovare la propria identità rimanendo fedeli a se stessi. Jonah, il primogenito, rivela ben presto una voce prodigiosa e un genio musicale che rischierà più volte di infrangersi di fronte al pregiudizio. Joey, pianista, accetta fin da subito di accompagnare nell'arte e nella vita il proprio fratello, finché una serie di tragici eventi non riuscirà a separarli. Ruth, la terzogenita, è l'unica dei tre che accetterà di assumere su di sé la sfida ideologica rappresentata dalla propria pelle e si accosterà sempre più al movimento di lotta per i diritti civili, fino a prendere parte attiva al temibile gruppo di azione delle Black Panthers. Mentre Jonah, Joey e Ruth crescono in un mondo troppo immaturo per capirne il dramma, l'umanità e l'intelligenza, a David e a Delia, che morirà in circostanze tragiche e misteriose, capiterà spesso di sentire il soffio della Storia, più bruciante per chi come loro ha deciso coscientemente di deviarne il cammino (aNobii.com)

Margaret Moseley - Piccoli omicidi


La storia divertente di una piccola, grande donna capace di affrontare esuperare, in modo molto personale, difficoltà e sofferenze. Ottimistanonostante tutto, inguaribilmente assetata di vita e di amore, Bonita èun'eroina cha attira la nostra simpatia, tanto da farci diventare complici deisuoi "piccoli omicidi". (aNobii.com)

giovedì 4 agosto 2011

Riepilogo di luglio

Questo mese ho deciso di sfoltire un po' i libri in arretrato. Non posso dire di aver fatto faville ancora dato che sono passata "solamente" da 170 a 159 libri non letti (leggo spesso anche qualche libro in prestito al mese) e ho anche ricevuto due libri, uno in regalo e uno da Bookmooch. In ogni caso un mese buono quantitativamente, un po' meno qualitativamente, con ben due libri abbandonati, entrambi chick lit. Per dimostrare di non avere pregiudizi posso però onestamente affermare che il libro del mese è This Charming Man di Marian Keyes, anch'esso chick lit. Per il resto una sola grossa delusione (abbandoni a parte), ovvero Solo con gli occhi, un romanzo davvero assurdo. Il resto più o meno buono.

R092 Truman Capote - A sangue freddo 4/5
R093 Becky Anderson - In Stereo Where Available 3/5
(Sarah Gruen - Acqua agli elefanti *rilettura* 4/5)
R094 Suzanne Collins - Catching Fire 4/5
R095 Charlaine Harris - Dead in the Family 4/5
R096 Lewis Sinclair - Babbitt 3/5
R097 Charles Dickens - The Mystery of Edwin Drood 3/5
R098 Alicia Giménez-Bartlett - Una stanza tutta per gli altri 4/5
R099 Jasper Fforde - The Well of Lost Plots 4/5
R100 Barbara Pym - Donne eccellenti 4/5
R101 Wataya Risa - Solo con gli occhi 2/5
R102 Madelyn Alt - The Trouble With Magic 3/5
R103 Michael Cunningham - Giorni memorabili 4/5
R104 Melissa De La Cruz - Bacio sacro 3/5
R105 Stefano Benni - Margherita Dolcevita 4/5
R106 Pehlam G. Wodehouse - L'uomo con due piedi sinistri 3/5
Andrea Meyer - L'uomo dei tuoi sogni *abbandonato*
R107 Marcela Serrano - Arrivederci piccole donne 3/5
Jane Heller - Scusami se esisto *abbandonato*
(George R. R. Martin - La regina dei draghi *rilettura* 5/5)
R108 Suzanne Collins - Mockingjay #3 4/5
R109 Marian Keyes - This Charming Man 5/5

Arrivi del mese:

Philippe Claudel - La nipote del signor Linh
Ian Sansom - Galeotto fu il libro

mercoledì 3 agosto 2011

Recensione 109 - This Charming Man

Autore: Marian Keyes
Titolo: This Charming Man
(Titolo italiano: Amare Mister Bastardo)
Edizione: Michael Joseph Ltd, 2008
Pag.: 704
ISBN: 9780718149123



Non posso proprio dire di aver letto molti libri impegnati nell'ultimo periodo ma un buon chick lit è talvolta proprio quello che serve, specialmente nel periodo estivo anche se il tempo è un po' pazzerello. A dire il vero non ero proprio entusiasta all'idea di leggere questo libro, fondamentalmente perchè ne ho sentito parlare abbastanza male, ma anche per la sua mole (credetemi, è un libro *enorme*, non solo nel numero di pagine ma anche proprio in altezza e larghezza!). E' anche vero che la mia ultima esperienza con la Keyes non è stata celestiale (Baci da Malibu), ma gli altri due libri che ho letto mi sono piaciuti moltissimo per cui non ero molto preoccupata.

Da quel che ho capito dopo quattro libri, la Keyes scrive seguendo due filoni: uno è quello delle sorelle Walsh (sono quattro libri, ognuno parla di una delle sorelle) l'altro è il romanzone tipo questo o The Other Side of the Story, ovvero grosso tomo con più storie intrecciate. Per il momento preferisco il secondo tipo, con una notabile eccezione, certo.

This Charming Man, nonostante il titolo, racconta la storia di quattro donne (e ad ogni protagonista è dedicato un font diverso) molto diverse, eppure unite da qualcosa. Il punto di partenza è la pubblicazione del fidanzamento di Paddy de Courcy, un giovane e affascinante politico di successo, a capo di una nuova coalizione (stiamo parlando dell'Irlanda). Niente di eclatante, questo annuncio però dà la stura alla storia di quattro donne che nella loro vita hanno avuto molto a che fare con Paddy.

La prima è Lola, che è la fidanzata di Paddy, e rimane quindi notevolmente scioccata dall'annuncio. Incapace di mettersi in contatto con Paddy sia telefonicamente che di persona, Lola finisce con il combinare un disastro dietro l'altro al lavoro (è una stilista) e viene quindi costretta dalla sua assistente e dagli amici a trasferirsi temporaneamente nella Contea di Clare per dimenticare Paddy lontana da lui. La seconda donna è Grace, una donna indipendente, con una famiglia bizzarra e un compagno musone, giornalista. Inizialmente Grace sembra interessata a Lola solo per un articolo su Paddy, ma ben presto scopriamo che anche lei nel suo passato ha avuto a che fare con quest'uomo. La terza donna è infatti Marnie, la sorella di Grace, che è stata nel passato la ragazza di Paddy anche se ora è sposata e ha due bellissime bambine. La quarta donna è la futura sposa di Paddy, Alicia. Mentre le vite delle quattro donne ci vengono svelate insieme ai loro segreti, l'autrice ci presenta pochi brevissimi intermezzi che descrivono scene di violenza domestica davvero ben rese e pertanto assolutamente raccapriccianti. Ovviamente in queste scene non si capisce, se non a un certo punto del romanzo, chi sono i due protagonisti.

Marian Keyes in questo romanzo riesce ad essere ironica (assurda a volte) e scherzosa ma anche drammatica, senza perdere un colpo. So che a molti non sono piaciute le parti relative a Marnie, ma sono convinta che il suo sia un ritratto fedele (dato le sue esperienze personali) di una persona in depressione, e anche se io fortunatamente non ho mai avuto a che fare con persone _fortemente_ depresse, posso confermare che una persona che soffre è anche però una persona estremamente indisponente con cui è molto difficile relazionarsi anche se munite delle migliori intenzioni. In generale ogni parte del libro ha uno stile molto particolare: la parte di Lola è raccontata come un diario alla Bridget Jones, la parte di Grace è più classica anche se riscattata dalla presenza di una famiglia quantomeno eccentrica, la parte di Marnie è - abbiamo stabilito - estremamente lamentosa e deprimente, e la parte di Alicia a dire il vero è proprio striminzita e non ha uno stile suo, ma serve a dare una dimensione in più alla storia. Aggiungo che c'è abbastanza humour e abbastanza romance da poter dire che questo romanzo è un chick lit. Allo stesso tempo, tuttavia, la Keyes affronta delle tematiche davvero importanti, e secondo me lo fa anche con una sensibilità molto grande e molto particolare.

Giudizio: 5/5

martedì 2 agosto 2011

Recensione 108 - Mockingjay

Autore: Suzanne Collins
Titolo: Mockingjay
(non ancora tradotto in italiano)
Serie: The Hunger Games, #3
Edizione: Scholastic Press, 2010
Pag.: 390
ISBN: 9780439023511


Ultimo della trilogia The Hunger Games:

1. The Hunger Games
2. Catching Fire
3. Mockingjay

Nel primo volume della trilogia Katniss Everdeen affronta gli Hunger Games insieme a Peeta e sfida il governo di Capitol con un trucco, minacciando il doppio suicidio con delle bacche velenose per evitare a lei e Peeta di cercare di uccidersi a vicenda. Una volta tornati del dodicesimo distretto però le cose non vanno benissimo.
Nel secondo volume Capitol annuncia che i nuovi Hunger Games prevedono il ripescaggio di vecchi vincitori e Katniss e Peeta tornano nell'Arena, da cui escono solo aiutati dalla Resistenza, e dopo aver letteralmente fritto l'arena e distrutto gli Hunger Games.

In questo terzo volume Katniss è nel fantomatico tredicesimo distretto, che non solo esiste, ma è anche la base della resistenza che, fomentata dalle azioni ribelli di Katniss, è scoppiata un po' in tutti i distretti. Katniss accetta di diventare il Mockingjay, la "mascotte" potremmo dire, della Resistenza, ma non è molto convinta del regime del tredicesimo distretto, che pure aspira alla democrazia. Pertanto come sempre Katniss è una pedina del potere, e deve giocare bene le sue carte.

Come nel secondo volume la prima parte è piuttosto lenta e noiosa, poi ovviamente si entra nel vivo dell'azione e il libro si conferma il page turner che è. Devo dire che non sono rimasta davvero soddisfatta del finale. Del finale epilogo, intendo. Anche se non saprei come altro avrei voluto che il libro terminasse. Una considerazione generale sulla trilogia: questi libri hanno sicuramente dei limiti, e non sono riuscita davvero a farmeli piacere, eppure ho dato un voto alto (anche se - ovviamente - non il massimo) perchè è proprio la capacità dell'autrice di catturare l'attenzione del lettore che rende molto avvincente la sua storia.

Giudizio: 4/5

lunedì 1 agosto 2011

Nella mia wishlist [ week 30 ]

Catherine Murdock - Dairy Queen


Quando non si parla, ci sono molte cose che non vengono dette. Parole piuttosto crude, pronunciate niente meno che da Brian Nelson, di tutte le persone. Eppure D. J. non può fare meno di ammettere che forse ha ragione. Quando non si parla, ci sono molte cose che finiscono per non essere dette. Cose come perchè la sua migliore amica, Amber, non è più così amichevole. O perchè il suo fratellino, Curtis, non apre mai bocca. Perchè sua mamma ha due lavori e un grande segreto. Perchè i suoi fratelli, stelle del football, non chiamano nemmeno mai a casa dal college. Perchè suo padre impazzirebbe di rabbia se lei stessa tentasse di entrare nella squadra di football della scuola superiore. E perchè Brian è davvero, davvero al di fuori della sua portata. Quando non si parla, ci sono molte cose che non vengono dette. Benvenuti nell'estate in cui la quindicenne D. J. Schwenk di Red Bend, Wisconsin, impara a parlare e finisce con l'avere un sacco di orribili cose da dire.

When you don't talk, there's a lot of stuff that ends up not getting said. Harsh words indeed, from Brian Nelson of all people. But, D. J. can't help admitting, maybe he's right. When you don't talk, there's a lot of stuff that ends up not getting said. Stuff like why her best friend, Amber, isn't so friendly anymore. Or why her little brother, Curtis, never opens his mouth. Why her mom has two jobs and a big secret. Why her college-football-star brothers won't even call home. Why her dad would go ballistic if she tried out for the high school football team herself. And why Brian is so, so out of her league. When you don't talk, there's a lot of stuff that ends up not getting said. Welcome to the summer that fifteen-year-old D. J. Schwenk of Red Bend, Wisconsin, learns to talk, and ends up having an awful lot of stuff to say.

Stephen King - Mile 81


Al miglio 81 dell'autostrada del Maine c'è un'area di ristoro fuori uso e sbarrata, un posto dove i ragazzi della scuola superiore vanno a bere e a mettersi in quel genere di guai in cui i ragazzi delle superiori si sono sempre ficcati. E' il posto dove Pete Simmons va dove il fratello più vecchio, che dovrebbe badare a lui, si dirige alla cava di ghiaia a giocare ai "paracadutisti".
Pete, armato solo della lente di ingrandimento ricevuta per il suo decimo compleanno, trova una bottiglia di vodka abbandonata nel fast food sbarrato e ne beve abbastanza da svenire.
Non molto dopo, una station wagon coperta di fango (il che è strano perchè nel New England non piove da più di una settimana) si ferma all'area di ristoro del miglio 81, ignorando il cartello che dice "chiuso, fuori servizio". La portiera del conducente si apre ma non esce nessuno.
Doug Clayton, un assicuratore di Bangor, sta guidando la sua Prius verso una conferenza a Portland. Sul sedile posteriore ci sono la ventiquattrore e la valigia e sul sedile del passeggero c'è una Bibbia di Re Giacomo, quella che Doug chiama "il manuale definitivo dell'assicuratore", ma non salverà Doug quando lui deciderà di fare il buon samaritano e aiutare il ragazzo nella station wagon fuori uso. Si ferma dietro alla macchina, mette le quattro freccie, e poi si accorge che la station wagon non ha la targa.
Dieci minuti dopo, Julianne Vernon, che sta trainando un rimorchio per cavalli, nota la Prius e la station wagon, e si ferma. Julianne trova il cellulare rotto di Doug Clayton vicino alla portiera della familiare - e si avvicina troppo anche lei. Quando Pete Simmons si sveglia finalmente dal suo sonnellino alla vodka, c'è una mezza dozzina di macchine nella piazzola del miglio 81. Due ragazzini - Rachel e Blake Lussier - e un cavallo di nome Deedee sono gli unici sopravvissuti. A meno che non vogliate contare anche la familiare.
Con il cuore di Stand By Me e il geniale orrore di Christine, Mile 81 è Stephen che sguinzaglia la sua fantasia dopo aver oltrepassato uno di quei segnali stradali...

t Mile 81 on the Maine Turnpike is a boarded up rest stop, a place where place where high school kids drink and get into the kind of trouble high school kids have always gotten into. It's the place where Pete Simmons goes when his older brother, who's supposed to be looking out for him, heads off to the gravel pit to play "paratroopers over the side".
Pete, armed only with the magnifying glass he got for his tenth birthday, finds a discarded bottle of vodka in the boarded up burger shack and drinks enough to pass out.
Not much later, a mud-covered station wagon (which is strange because there hadn't been any rain in New England for over a week) veers into the Mile 81 rest area, ignoring the sign that says "closed, no services". The driver's door opens but nobody gets out.
Doug Clayton, an insurance man from Bangor, is driving his Prius to a conference in Portland. On the backseat are his briefcase and suitcase and in the passenger bucket is a King James Bible, what Doug calls "the ultimate insurance manual", but it isn't going to save Doug when he decides to be the Good Samaritan and help the guy in the broken down wagon. He pulls up behind it, puts on his four-ways, and then notices that the wagon has no plates.
Ten minutes later, Julianne Vernon, pulling a horse trailer, spots the Prius and the wagon, and pulls over. Julianne finds Doug Clayton's cracked cell phone near the wagon door – and gets too close herself. By the time Pete Simmons wakes up from his vodka nap, there are a half a dozen cars at the Mile 81 rest stop. Two kids – Rachel and Blake Lussier – and one horse named Deedee are the only living left. Unless you maybe count the wagon.
With the heart of Stand By Me and the genius horror of Christine, Mile 81 is Stephen unleashing his imagination as he drives past one of those road signs...