lunedì 28 febbraio 2011

Recensione 027 - Telling Liddy

Autore: Anne Fine
Titolo: Telling Liddy
Edizione: Black Swan, 1999
Pag.:222
ISBN: 0-552-99770-6


Telling Liddy è la storia di quattro sorelle molto vicine, tanto da suscitare le prese in giro dei loro stessi genitori. Ora i loro genitori non ci sono più, le sorelle Palmer hanno le loro famiglie, ma sono ancora in contatto, passando ore al telefono e vedendosi su base quasi quotidiana. C'è Bridie, il personaggio principale, assistente sociale, perfezionista e anche un po' prepotente. Heather lavora in una banca ed la più distaccata emotivamente anche se partecipa alla vita di famiglia. Stella non si è mai distinta per nulla fino a quando non si è sposata, sbocciando come moglie e casalinga; inoltre è incapace di affrontare le cose spiacevoli e bravissima a evitarle. Liddy è la più giovane - e la più amata. Nonostante il suo matrimonio fallito (il marito un giorno semplicemente se n'è andato), due figli piccoli di cui prendersi cura e la costante mancanza di soldi, è svampita e viziata, anche se così affascinante da far dimenticare i suoi difetti. E ora vive con il suo ragazzo George, che sembra prendersi cura di lei con successo.

Quando Bridie scopre che le sorelle Stella e Heather sono a conoscenza da molti mesi di un brutto pettegolezzo su George, e che non hanno fatto nulla al riguardo, rimane allibita. Dopo molte conversazioni le sorelle decidono di rivelarlo a Liddy, così che possa fare la sua scelta con cognizione di causa (e anche perchè Liddy è sempre stata per la trasparenza e la verità). E' Heather (la più razionale) a fare la telefonata, ma la reazione di Liddy è davvero forte. Sostiene che le sorelle si stiano inventando il tutto solo per gelosia. La rabbia è comprensibile ma mentre i giorni passano Bridie realizza che mentre lei è stata messa da parte, Stella sta aiutando Liddy  nei preparativi del matrimonio con George, e anche Heather è stata riammessa nella sua cerchia. Inoltre, Stella e Heather sembrano pensare che Bridie abbia una reazione esagerata e debba semplicemente aspettare che a Liddy passi.

Quando Bridie decide di non parlare più alle due sorelle a meno che non l'aiutino a risolvere il problema con Liddie prima del matrimonio, dedica il suo tempo libero, ora parecchio, alla famiglia precedentemente trascurata: passa le serate a rilassarsi con il marito davanti alla tv, e comincia ad invitare i figli Toby e Lance a cena. Il marito, beandosi delle sue attenzioni, smette di bere e si trova finalmente un lavoro. La stessa Bridie comincia a ricordare perchè l'ha sposato, e inoltre realizza che i suoi figli sono adulti davvero piacevoli. Ma anche se apparentemente è contenta della sua riscoperta vita familiare, dentro di sè continua a chiedersi perchè è lei quella messa da parte e, con l'aiuto dei suoi preoccupati colleghi, finalmente capisce qual è la verità. E dalla verità alla vendetta il passo è breve.

Telling Liddy è un vero page-turner, cosa che non mi aspettavo da un romanzo sulle relazioni familiari. Anne Fine riesce a raccontarci una brutta storia di bugie e litigi usando un tono da commedia per tutto il romanzo. La tematica principale è stimolante: c'è un vero legame tra le persone di una stessa famiglia o sono solo relazioni che collassano al primo evento spiacevole? E' sempre meglio raccontare la verità in famiglia o le bugie possono servire ad evitare un brutto risultato? Anne Fine non ci dà una risposta in questo libro, ma sfida il lettore.

Questo romanzo è davvero avvincente, anche se devo ammettere che la trama a un certo punto diventa poco realistica (anche se, diciamocelo, a che interessano le trame realistiche?) e la vendetta di Bridie è perfetta nella sua essenza quanto macchinosa e complicata nella sua realizzazione (anche se ho adorato il finale!). Ad ogni modo la caratterizzazione dei personaggi è incredibile, così come la descrizione delle interazioni tra sorelle, sottolineate dai commenti salaci del marito di Bridie. Subito dopo aver finito il libro avrei voluto ricominciarlo solo per rileggere i dialoghi con la conoscenza intima della famiglia Palmer appena acquisita.

Votazione: 5/5

English Version:

Telling Liddy is the story of four sisters, very close sisters, so much that their own parents made fun of their attachment. Now their parents are gone, the Palmer sisters have their own families, but they're still in touch, spending hours on the phone and meeting almost on a daily basis. There is Bridie, who is the main character of the novel, a social worker, a perfectionist and a little bossy. Heather works in a bank and is the most emotionally detached even if she is involved in the family life. Stella has never excelled in her life but discovered her true call as a wife and housewife; she is not able to cope with unpleasant things and is able to avoid them. Liddy is the youngest - and most loved. In spite of her failed marriage (her husband one day simply walked away) the care of two young children and the constant lack of money, she is always light-headed and spoiled, even if so charming nobody really cares. And now she is living with boyfriend George, who seems to successfully take care of her.

When Bridie is told that both Stella and Heather have been knowing for months an unpleasant and worrying piece of gossip about George, and been doing nothing about it, she is astonished. After several talks the three sisters agree to tell Liddy, so she can make her choice with full knowledge of the facts (even because Liddy has always been for transparency and truth). It is Heather (the most rational of them) to make the phone call, but Liddy's reaction is incredibly strong. In rage, she maintans that her sisters are making it up out of jealousy. Rage is understandable but as days pass on, Bridie realizes that while she has been cast aside, Stella is helping Liddy with the organization of her marriage to George, and even Heather has been readmitted to her circle. Moreover, Stella and Heather seem to think Bridie is overreacting and should simply wait for Liddy to quiet down.

When Bridie decides she is no more in speaking terms with both Stella and Heather unless they help her solving the problem with Liddy before the wedding, her huge amount of free time is devoted to her previously negelected family: she spends her evenings with husband Dennis, relaxing in front of television, and starts having her grown up sons Toby and Lance over for dinner. Her husband, reveling in her attentions, stops drinking and finally finds himself a job. Bridie herself remembers why she married him in the first place, and moreover discovers her sons are very likable adults. But while apparently Bridie is perfectly happy with her new family life, inside she keeps asking herself why she is the outcast and, with the help of her worried coworkers she finally understands the truth. And from truth to revenge it's a short step.

Telling Liddy is a real page-turner, which I didn't expect from a novel on family relationships. Anne Fine succeeds in telling us an ugly story of lies and arguments while using a comedy tone throughtout the novel. The main consideration is though-provoking: is there a real connection between people in one's family or it's only superficial relationships collapsing at the first unpleasant event? Is it always the best to tell the truth within a family or lies can be sometimes privileged in order to prevent a very bad outcome? Anne Fine is not really giving an answer with this book: she challenges the reader.  

This novel is really engaging, even if I must admit the plot at a certain point becomes a little unrealistic (but really, who cares about realistic fiction?) and Bridie's revenge on her sisters is perfect in its essence while a little overelaborated and complicated in realization (even if I loved the ending!). Anyway the characters development is awesome, such as the description of interactions between sisters, underlined by Bridie's husband's biting remarks. Right after having finished reading it, I wanted to start it again just to reread all the dialogues with my newly achieved intimate knowledge of the Palmer family.

Rating: 5/5

Nella mia wishlist [ week 08 ]

Anne Fine - Villa Ventosa



Villa Ventosa è una casa di campagna circondata da un incantevole parco che viene sistematicamente devastato dalla furia della padrona di casa, l'eccentrica Lilith Collett, che nella sua vita ha detestato ogni istante in cui ha dovuto essere madre. Ma per i suoi quattro figli viene il momento della rivolta, complici l'omosessualità di William e il promesso sposo di Barbara, un seducente cameriere spagnolo dall'improbabile nome di Miguel Angel Arqueso Algaron Perz de Vega. Tanto basta perchè si scateni una trascinante sequenza di eventi comici che coinvolgono tutti i membri della famiglia.

Conoscendo Anne Fine, di cui ho da poco terminato Telling Liddy (Lo diciamo a Liddy? in italiano), più che una sequenza di eventi comici prevedo una commedia imbevuta di cinismo.

venerdì 25 febbraio 2011

Recensione 026 - Martin Eden

Autore: Jack London
Titolo: Martin Eden
(Tit. Or.: Martin Eden)
Edizione: BUR, 2000
(Ed. Or.: MacMillan Publishers, 1909)
Pag.: 458
Traduzione: Oriana Previtali
ISBN: 9788817153478



Martin Eden è un figlio del popolo, un marinaio, sgraziato e ignorante, anche se da sempre appassionato di libri, che legge voracemente anche se in modo istintivo. Siamo a San Franciso ad inizio '900 e Martin, dopo aver aiutato Arthur Morse, un giovanotto dell'alta borghesia, a sbrigarsela in una rissa, viene da quest'ultimo invitato a pranzo pressa la sua famiglia. Arthur vuole ringraziare Martin, ma anche mostrarlo alla sua famiglia un po' come fosse un fenomeno da baraccone. Martin rimane affascinato dallo stile di vita dei Morse, ma soprattutto dalla bella, intellettuale e raffinata sorella di Arthur, Ruth. Per amor suo, e grazie al suo aiuto, Martin decide di istruirsi, in modo da potersi elevare al suo livello. Dalla lettura e lo studio al desiderio di cimentarsi nella scrittura il passo e breve e ben presto Martin comincia a spedire racconti e articoli a tutti i giornali della baia, alternado studio e scrittura nelle sue lunghissime giornate. Nel frattempo il rapporto con Ruth raggiunge un nuovo stadio, infatti i due si fidanzano, ma Martin chiede due anni di tempo per riuscire a sfondare nel mondo della letteratura, e dedica tutte le sue energie a questo scopo.

Martin Eden è, nelle intenzioni del suo autore, un attacco all'individualismo e alla ricerca del successo. Nonostante ciò, la maggior parte dei lettori e dei critici lo interpretano esattamente nel modo opposto. Certo, il finale non aiuta a vederlo come un elogio del self-made man, ma nel complesso la dedizione, l'ostinazione, il lavoro instancabile di Martin, nonchè la sua enorme e travolgente vitalità, non possono che farci pensare alle possibilità dell'uomo, più che alle sue manchevolezze. Questa è una storia incredibilmente affascinante, nonostante una trama tutto sommato poco densa di avvenimenti. Quando si finisce la lettura, non si può non stupirsi pensando a quante tematiche London è riuscito a trattare: la bellezza della letteratura, il mondo editoriale, l'importanza della conoscenza (e come questa possa essere un'arma a doppio taglio), la critica alla borghesia, il socialismo, la critica alle condizioni lavorative, il trattamento delle donne all'interno del matrimonio, l'etica giornalistica...E ci sono anche una storia d'amore, e una bella amicizia. E' impossibile non tifare per Martin Eden, che non solo aspira all'autorealizzazione ma è anche un uomo buono da tutti i punti di vista. Martin Eden riuscirà alla fine a vedere riconosciuto il suo talento, ma il suo stesso successo è il motivo della sua profonda, profondissima delusione esistenziale che porta a un finale che a molti non piace, ma che, allo stesso tempo, non è così lontano anche da molte storie più moderne.

Voto: 4/5

giovedì 24 febbraio 2011

Recensione 025 - Nell'intimità

Autore: Hanif Kureishi
Titolo: Nell'intimità
(Tit. Or.: Intimacy)
Edizione: Bompiani, 2005
(Ed. Or.: Faber and Faber, 1999)
Pag.: 107
Traduzione: Ivan Cotroneo
ISBN: 88-452-4352-4


Nell'intimità è il resoconto di una notte, passata dal protagonista, scrittore di sceneggiature, immerso nei ricordi della sua vita. Jay, un uomo di mezza età, sposato e con due figli, sta per lasciare la moglie in favore di una giovane donna. Sta cercando di convincersi che lasciarsi alle spalle la famiglia provocherà dolore ma forse non il peggio che potrebbe fare loro. Non più innamorato della moglie Susan, e piuttosto esaltato dalla relazione con la giovane Nina, Jay è però frenato dall'amore che nutre per i figli e dal desiderio di poter continuare a stare loro vicino come lo è ora. Deciso ma non del tutto convinto, nella sua mente esamina due esempi a lui vicini: il professor Asif, che cerca di convincerlo che il matrimonio richiede manutenzione, e l'impetuoso Victor, che ha lasciato la moglie per un'esistenza più libera e giovane solo per trovarsi solo in un appartamento squallido a mangiare cibi pronti e con due figli che lo odiano. Esaminando il concetto di tradimento versus rinnovamento personale, Kureishi creò scalpore con questo romanzo, che è palesemente e pesantemente autobiografico.

Mi è stato difficile capire se ho odiato il romanzo o se ho odiato il suo protagonista, ma opto per la seconda. Il romanzo in realtà è molto bello, e proprio per questo mi ha coinvolto così tanto. E' la storia, o meglio il protagonista della storia, ad essere totalmente insopportabile. Posso ammettere che Jay ha delle qualità (il rapporto perfetto con i figli, ammesso anche dalla moglie, ne è la prova), mi hanno colpito di più i suoi difetti: il suo narcisismo, il pigolare scontento, l'uso di droghe, l'incredibilmente arido disincanto di certe osservazioni, le infedeltà, la scelta di lasciare la famiglia nel peggior modo possibile. Venire a sapere, dopo la lettura, che il romanzo è fortemente autobiografico e che questo aspetto creò molto scalpore non solo fra i critici e il pubblico ma anche e soprattutto - ovviamente - nella sua famiglia, è stato il colpo finale.

Nell'intimità si può leggere in due modi: potete pensare che Jay sia una persona che ha capito di aver sbagliato nella vita e vuole ricominciare da capo, con onestà e coraggio. Le sue difficoltà a lasciarsi alle spalle la famiglia sono dovute alla sua sensibilità. Oppure potete pensare che Jay sia una persona che ha sbagliato parecchio, che non ha mai cercato di rimediare ai suoi errori, e che ora avendo portato la situazione al peggior livello possibile, decide di lasciare la famiglia e scappare. La sua difficoltà a compiere la scelta è dovuta al fatto che Jay si rende perfettamente conto che finchè non sarà onesto con se stesso sarà impossibile ricominciare qualsiasi cosa. Io personalmente propendo per la seconda spiegazione.

Voto: 4/5

lunedì 21 febbraio 2011

Recensione 024 - Le amiche del venerdì sera

Autore: Kate Jacobs
Titolo: Le amiche del venerdì sera
(Tit. Or.: The Friday Night Knitting Club)
Edizione: Piemme Pocket, 2009
(Edizione originale: Berkley Trade, 2008)
Pag.: 430
Traduzione: Valentina Daniele
ISBN: 9788856605822



Georgia Walker è la proprietaria di "Walker & Figlia", un negozio di filati a New York, Manhattan. Dodici anni prima, abbandonata dal compagno in preda al panico da relazione impegnata, Georgia aveva scoperto di essere incinta. Dopo una prima reazione di profondissimo sconforto Georgia riesce a reagire grazie all'aiuto di una nuova amica, Anita, che la aiuta ad iniziare la vendita di prodotti di maglieria fatti a mano e poi a mettere in piedi il negozio. Mentre in negozio prende piede un club informale del lavoro a maglia, l'ex compagno di Georgia si rifà vivo, convinto di poter instaurare un rapporto con la figlia. Sarà proprio l'appoggio di queste incredibili donne a permettere a Georgia di rimanere in piedi mentre tutta la sua vita viene mandata a gambe all'aria.

Le amiche del venerdì sera è un'ottima lettura per passare qualche ora in pieno relax e forse vi farà anche venire voglia di (ri)prendere in mano i ferri da lana. Detto questo, devo ammettere che mi aspettavo molto di più. Il romanzo della Jacobs sembra un riassunto, fino a quando a un certo punto la storia comincia prendendo però una piega inattesa e tragica. I vari personaggi, inclusi i principali, sono piuttosto abbozzati: la madre single imprenditrice di successo; la vedova ancora piacente che non accetta di "tradire" il marito ma non riesce a immaginare la sua vita senza il lavoro al negozio di filati; l'intellettuale cinoamericana incapace di relazionarsi; la quarantenne single che decide di avere un figlio da sola; etc. etc. Nonostante tutto il romanzo scorre e si fa leggere, ma dello stesso genere se ne trovano mille, e molti sono migliori. Ad esempio sul genere c'è Il negozio in Blossom Street di Debbie Macomber oppure anche Il meglio della vita di Rona Jaffe (solo senza lana).

Voto: 3/5

Recensione 023 - Una lingua sul cuore

Autore: Carlotta De Melas
Titolo: Una lingua sul cuore
Edizione: Giraldi, 2007
Pag.: 182
ISBN: 9788861551190


Una lingua sul cuore è un libro che un paio di anni fa fece un gran furore su Internet, anche se poi le copie disponibili erano davvero poche e di difficile reperibilità. La mia curiosità, unita alla splendida copertina, mi ha portato ad aggiungere questo romanzo in wishlist. Poi il caso ha voluto che lo trovassi su bookmooch, quindi eccomi qua a parlarne. Come lettrice sono vorace, ma sono anche una grande accumulatrice di libri. Putroppo proprio per questo motivo spesso leggo un libro quando ormai gli impulsi che mi hanno portato a recuperarlo sono ormai dimenticati, o comunque sopiti. Nel caso de Una lingua sul cuore, però, temo che il ritardo nella lettura non abbia fatto una grande differenza. Avviso tutti i lettori che in questo post ci saranno pesanti anticipazioni sulla trama.

Morena è una ragazza di ventitre anni, trasferitasi da Como a Milano per studiare giurisprudenza. La sua famiglia è molto ricca ma entrambi i genitori sono sempre stati assenti: il padre fisicamente, la madre emotivamente, incapace di dare affetto alla figlia. Inoltre da bambina Morena ha scoperto la madre a letto con un amico di famiglia, rimanendone profondamente segnata. La sua vita a Milano più che intorno allo studio sembra girare intorno alle uscite serali e al sesso impersonale e promiscuo. Quando è a casa, Morena scrive frasi sulle pareti della sua camera usando i cosmetici. La sua esistenza è un tentativo di intorpidirsi a causa di un trauma subito nel passato, che emerge pian piano grazie ai numerosi flashback: si tratta della morte del fidanzato Carlo, di cui era perdutamente innamorata e che è morto in un incidente d'auto in cui guidava proprio Morena. Fra gli incontri sessuali e i flashback Morena escogita anche un modo di punire l'amante (o ex amante) della madre, proprio quello con cui l'aveva scoperta: diventare sua amante e girare un video da mandare alla sua famiglia. Anche se alla fine Morena non ha il coraggio di portare a termine la vendetta, il suo amante viene comunque scoperto dalla moglie e si vendica su di lei, stuprandola violentemente. Una lingua sul cuore non ha una vera e propria trama, diciamo che è il resoconto di un profondissimo disagio dovuto a un lutto, alla perdita della persona amata. Condita da flashback che spiegano sia la storia d'amore fra Morena e Marco, sia la situazione familiare di Morena, l'unica trama che si può trovare è proprio quella della vendetta nei confronti dell'amante della madre.

Leggendo le recensioni a questo romanzo mi sono resa conto che molti lettori hanno abbassato il voto a causa dei numerosissimi refusi. In termini generali, credo che tale pratica non sia corretta, ma dopo aver letto il romanzo ho condiviso questa scelta. Si tratta di errori e/o sviste che una persona non dovrebbe fare nemmeno alla prima stesura. Che poi sia arrivato scritto così alla casa editrice, e che la stessa non abbia provveduto alla correzione, sono a mio avviso segni di scarsa professionalità da entrambe le parti.
Un'altra cosa che mi ha pesantemente infastidito è la citazione pressocchè continua di marche (soprattutto nell'abbigliamento, ma non solo). E' una farcitura talmente pesante che è impossibile pensare che questo utilizzo sia finalizzato a rendere l'ambiente della "Milano bene". D'altra parte lo stile del romanzo non è satirico, così che dobbiamo eliminare anche l'utilizzo a scopo di dileggio di così tante descrizioni. Non mi è piaciuto nemmeno lo stile di scrittura "romantigotico": è una scrittura evocativa, che descrive perfettamente la sofferenza chic di una ragazza dall'animo nero ma dall'aspetto bellissimo e dal guardaroba griffato. Dieci anni fa avrei probabilmente adorato questo libro. Oggi come oggi da un romanzo che parla del lutto mi aspetto ben altro. Sia chiaro che la stroncatura del romanzo è stata fatta da un punto di vista puramente soggettivo.

Voto: 1/5

Nella mia wishlist [ week 07 ]


Torey L. Hayden Figli di nessuno



Martel Yann Vita di Pi


Zadie Smith The Autograph Man

venerdì 18 febbraio 2011

Recensione 022 - Dirty Little Angels

Autore: Chris Tusa
Titolo: Dirty Little Angels
Edizione: digitale, 2009
Pag. 110
ISBN: non presente


Ho avuto la possibilità di leggere questo romanzo grazie ad un giveaway su Goodreads, in cui Chris Tusa, l'autore, ha messo a disposizione molte copie digitali del suo romanzo. Dirty Little Angels è ambientato nella New Orleans pre-Katrina, e la voce narrante è quella di Hailey Trosclair, una sedicenne travolta dai cambiamenti della sua vita. L'ambientazione è molto cupa, una New Orleans fatta di edifici in disuso o enormi discariche a cielo aperto, con adolescenti che fanno sesso in modo promiscuo, adulti malati o scoppiati.

Hailey Trosclair è in crisi quando il padre, ormai disoccupato da diversi mesi, sembra aver perso le energie e la voglia di cercarsi un nuovo lavoro. Mentre lui passa le giornate a giocare a biliardo e a scommettere alle corse, la moglie rimane chiusa in camera con l'ecografia del bambino perso a causa di un aborto spontaneo. Incapace di reagire all'evento, si rifugia nella religione. In tutto questo Hailey, quasi invisibile, va a scuola e passa i pomeriggi con l'amica e compagna di scuola, Meridian. Meridian non ha una famiglia migliore di quella di Hailey, anzi il padre le ha già pagato diverse operazioni estetiche che le valgono l'attrazione di tutti i ragazzi, e in particolare della nuova conoscenza Chase. Le sole persone che si preoccupano di Hailey sono il fratello Cyrus (già coinvolto in piccoli furti) e l'amica di famiglia Verma, gravemente malata di diabete. Delusa dalla religione che non dà risposte nè tanto meno soluzioni e dal comportamento dei genitori, Hailey inizia a frequentare insieme al fratello un'ex banca che il predicatore fallito ed ex carcerato Moses sogna di trasformare in una chiesa da asporto. Nel frattempo intreccia una relazione con Chase, il ragazzo della sua amica Meridian. Le due azioni scatenano una serie di eventi che conduce all'inevitabile finale.

All'inizio pensavo che Dirty Little Angels fosse un romanzo di formazione, ma strada facendo mi sono resa conto che forse è più esatto descriverlo come il resoconto della discesa all'inferno di una adolescente problematica. Hailey è intrappolata in un mondo con il quale io non ho il minimo punto di contatto, ma la sua storia mi ha fatto provare un forte senso di claustrofobia a causa dell'ineluttabilità del destino che la attende (e che attende anche i suoi familiari, i suoi amici e in generale praticamente tutti i personaggi del romanzo). Eppure non si può fare a meno di tifare per Hailey, che pur facendo una scelta sbagliata dopo l'altra, in realtà non chiede niente di strano dalla vita. Infatti, nonostante mi sia quasi impossibile immaginarmi in certe situazioni, non posso che comprendere la sua rabbia e il modo distorto in cui cerca di scaricarla. Ho amato questo romanzo non solo per la protagonista, ma anche per il linguaggio. Il linguaggio e i protagonisti (perfetti e dotati davvero di vita propria) hanno reso il romanzo davvero avvincente. Non dò un punteggio pieno solo perchè in qualche modo tutto il romanzo mi aveva creato delle aspettative più alte relativamente al finale. Non contesto la scelta dell'autore, ma devo dire che mi aspettavo magari un finale meno impressionante ma un messaggio più forte. In qualche modo, sembra che il romanzo non si chiuda del tutto, che manchi qualcosa.

Voto: 4/5

giovedì 17 febbraio 2011

Recensione 021 - Fun Home

Autore: Alison Bechdel
Titolo: Fun Home
(Tit. Or.: Fun Home. A Family Tragicomic)
Edizione: Rizzoli, 2007
(Ed. Or.: Houghton Mifflin, 2006)
Pag.: 236
Traduzione: Martina Recchiuti
ISBN: 978-88-17-01608-7


Fun Home è la graphic novel di debutto di Alison Bechdel, fumettista famosa per la sua serie Dykes to Watch Out For. Si tratta di un libro autobiografico che parla soprattutto dell'infanzia della Bechdel e della sua famiglia. Non sono una grande lettrice di fumetti, e credo questa sia la prima graphic novel che leggo (no, anzi, ho letto anche Maus). Normalmente i fumetti  mi stancano, anche se adoro le strisce dei Peanuts e di Calvin e Hobbes e la serie Julia di Bonelli, ma devo dire che questo volume mi appassionato e catturato e l'ho finito in una sola sera.

La piccola Alison cresce in una famiglia molto particolare, e la figura più importante di Fun Home è senza dubbio il padre. Un uomo dall'animo da esteta, appassionato di restauro, ma soprattutto alla ricerca del bello in tutti gli aspetti della sua quotidianità. Alison cresce come un maschiaccio, insofferente alle belle cose che richiedono sempre troppe attenzioni e cure, agli ornamenti che nascondono le funzioni essenziali delle cose. Crescendo Alison si scopre omosessuale e, dopo aver comunicato la cosa ai genitori, scopre che in realtà anche il padre è omosessuale, una cosa che ha cercato disperatamente di combattere per tutta la vita senza riuscirci. Nonostante questo inaspettato punto in comune, i due non riescono davvero a costruire un dialogo. La famiglia Bechdel è infatti composta da persone che vivono insieme, ma non come una vera famiglia: Alison stessa la descrive come una specie di colonia per artisti, dove l'isolamento dei componenti rende la creatività quasi compulsiva.

La narrazione della Bechdel oscilla tra lo straziante e il divertente, con effetti a tratti stranianti. Il suo stesso rapporto con il padre è ambiguo: a tratti sembra detestarlo, a tratti ricorda con grande tenerezza momenti del passato, nel complesso sembra che l'autrice stia ancora cercando un modo di relazionarsi con questa ingombrante figura. Mi ha colpito il modo pulito di presentare un'infanzia e una famiglia difficile: niente scuse, niente incasellamenti. Anche se ognuno dei capitoli è sviluppato sui paralleli fra la vita familiare dei Bechdel e un libro, l'autrice non parte con un'idea preconcetta attorno alla quale far girare gli episodi più importanti della sua vita (questa sarebbe stata una mistificazione) ma scrive come se la storia non fosse ancora finita - e coì è, infatti. Ma questa graphic novel è molto di più: è la rappresentazione di un'epoca, è una dissertazione sui libri (i libri amati dal padre di Alison, e i libri che lei legge al college nel suo percorso di scoperta dell'omosessualità). E' un racconto denso di significati, che probabilmente meriterebbe più di una rilettura.

Fun Home è un romanzo complesso, un'autobiografia con più livelli di lettura. L'ho trovato avvicente, commovente, confortevole, dissacrante, scomodo, provocativo tutto allo stesso tempo. Ho solo un'obiezione da fare: l'autrice ha lasciato ai margini i fratelli e la madre, e anche un'intera comunità che sicuramente aveva qualcosa da dire sugli stravaganti Bechdel. Capisco il motivo, dato che il fulcro di questa graphic novel è il rapporto padre-figlia, ma alla fine della lettura ho desiderato moltissimo poter sapere di più anche sugli altri personaggi. Quindi Bechdel, attendiamo altre graphic novels autobiografiche!

Votazione: 4/5

mercoledì 16 febbraio 2011

Recensione 020 - Una di troppo

Autore: Jane Green
Titolo: Una di troppo
(Tit. Or.: The Other Woman)
Edizione: Sperling & Kupfer, 2008
(Ed. Or.: Michael Joseph Ltd., 2004)
Pag. 400
Traduzione: Alessandra Padoan
ISBN: 978-88-6061-214-4


Quando Ellie Black incontra Dan Cooper, capisce quasi subito che è lui l'uomo giusto e quando lui le fa la proposta, è letteralmente esaltata. Non solo è innamorata di Dan, ma non vede l'ora di conoscere la sua famiglia, che la affascina in quando orfana di madre fin da bambina e con un padre decisamente assente.
Ma se all'inizio tutto sembra andare a gonfie vele ed Ellie si sente fin da subito accettata dalla futura suocera, Linda, con il tempo l'ingerenza di quest'ultima diventa imbarazzante, poi fastidiosa, infine decisamente molesta. Ma Dan è il cocco della mamma e non ci pensa proprio a prendere le difese di Ellie con lei. Quando Ellie e Dan diventano genitori la situazione diventa letteralmente ingestibile fino al punto di non ritorno...

Una di troppo affronta l'annoso problema del rapporto con la suocera. Normalmente trovo l'argomento decisamente irritante e angosciante, anche perchè in tutti i chick lit normalmente la suocera è una psicopatica che però alla fine viene perdonata in quanto la nuora realizza che aveva dei problemi. Qui la prima metà del romanzo è piacevole, la parte centrale è snervante e il finale è così buonista e fuori tono che l'autrice l'ha affrontato in modo retroattivo perchè probabilmente non sapeva che pesci pigliare (avete presente il capitolo finale "sei mesi dopo"?) Linda Cooper, la suocera, è decisamente patronizzante: con la scusa di voler trattare Ellie come una figlia entra nella sua vita manipolandola. Ellie da parte sua è così contenta di guadagnare una famiglia che non pone limiti alla confidenza di Linda e una volta travolta non riesce più a trovare la forza di opporsi. Se nella prima parte i personaggi erano anche piacevoli (Linda a parte) nella seconda parte decisamente diventano tutti fastidiosi: Linda è invadente e manipolatrice, Ellie è piagnona e paranoica, i due mariti due amebe.

Una di troppo è una lettura piacevole anche se dopo una prima parte molto carina la storia scade abbastanza e il finale non si può definire davvero soddisfacente. Va bene per un pomeriggio di ozio sul divano o in spiaggia: da leggere e poi dimenticare.

Voto: 3/5

martedì 15 febbraio 2011

Recensione 019 - Padiglioni lontani

Autore: M. M. Kaye
Titolo: Padiglioni lontani
(Tit. Or.: The Far Pavilions)
Edizione: Oscar Mondadori, 1985
(Ed. Or.: Viking Press, 1978)
Pag. 846
Traduzione: Mariagrazia Bianchi
ISBN: non presente



Padiglioni lontani è un romanzo pubblicato originariamente nel 1978, scritto da Mary Margareth Kaye, un'inglese nata e cresciuta in India. Padiglioni lontani è un romanzo epico, ma anche d'amore. Racconta la storia di un ufficiale inglese in India nella seconda metà dell'Ottocento. Ashton Pelham-Martyn, noto come Ash, nasce da genitori inglese in India, ma i suoi genitori muoiono molto presto. Affidato alle cure della balia Hindu Sita, Ash cresce convinto di essere un Hindu. Dopo l'infanzia e adolescenza passati presso la corte di Gulkote, Sita finalmente racconta ad Ash delle sue origini inglesi e gli restituisce tutti gli incartamenti che le provano. Il romanzo segue le avventure di Ash e il suo contrastato amore per una principessa indiana.

Padiglioni lontani è un romanzo davvero affascinante, prima di tutto nella figura del suo protagonista Ash. Ash fin dall'inizio si delinea come un ragazzo con un innato e fortissimo senso della giustizia. Dopo aver scoperto di essere inglese ed essere stato mandato in Inghilterra a studiare, Ash decide di tornare in India per realizzare il suo sogno, ovvero far parte delle Guide. Ma il suo carattere lo mette sempre in mezzo ai guai, perchè è totalmente incapace di ragionare secondo i pregiudizi (sia inglesi che indiani). La sua onestà infatti è adamantina. La parte più affascinante del romanzo è proprio la lotta di Ash contro il mondo che lo circonda, diviso fra indiani e inglesi, mentre lui si sente in parte l'uno e in parte l'altro, un personaggio modernissimo, decisamente ancora attuale.

Ma questo non è solo un romanzo di formazione, è anche un avvincente romanzo storico che racconta diversi anni della storia coloniale dell'India e della lotta per il potere con la Russia (è alienante trovare in un romanzo così datato il paese Afghanistan, e sempre associato ad una guerra!). Inoltre non dimentichiamo che Padiglioni lontani racconta la storia di un amore, un amore impossibile, ostacolato da tutto e da tutti, ma che alla fine vince sopra ogni cosa! Ho adorato la storia di Ash e della sua principessa perchè non è affatto banale nè sdolcinata, ma al contrario molto realistica.

Padiglioni lontani è davvero un romanzo capace di trascinare in un altro mondo. Un mondo lontano nella distanza e nel tempo. Impossibile non rimanere affascinati da vite così avventurose, da personaggi così realistici. Non si può rimanere impassibili davanti alle ingiustizie subite dal protagonista (e dalla sua amata). Nonostante tutto, i personaggi sono così freschi da sembrare creati ieri, non più di trenta anni fa. L'unico difetto che trovo a questo romanzo è la lunghezza, davvero eccessiva. Qualche centinaio di pagine poteva essere sfoltito (ci sono dei punti in cui qualche taglio avrebbe dato giovamento), ma trattandosi di un'epica posso chiudere un occhio e godermi il viaggio.

Voto: 5/5

Recensione 018 - Ma le stelle quante sono

Autore: Giulia Carcasi
Titolo: Ma le stelle quante sono
Edizione: Feltrinelli, 2005
Pag.: 232
ISBN: 978-88-07-84053-1


Alice e Carlo condividono la stessa classe di liceo. Entrambi si sentono diversi dai compagni omologati e popolari. Alice è critica e sognatrice, Carlo è imbranato e intellettuale. Ma vivere senza modelli vincenti è difficile e così sia Carlo che Alice cedono alle lusinghe delle sirene e si perdono in un mondo diverso. Un mondo che però nasconde tante delusioni quante sono le attrattive superficiali. Così sullo sfondo della maturità di liceo i nostri eroi dovranno capire che cosa vogliono davvero dalla vita. Giulia Carcasi era una giovane esordiente quando nel 2005 ha debuttato con questo romanzo, aveva diciotto anni. Dopo ha pubblicato Io sono di legno (2007) e Tutto torna (2010).

Il romanzo è evidentemente scritto da un'adolescente, che ha inserito molte tematiche ma ne ha sviluppate poche. Sembra quasi che la Carcasi, volendo scrivere un libro sugli adolescenti "serio", abbia sentito la necessità di appesantire la sua storia. In particolare l'episodio di molestie è secondo me totalmente fuori luogo e svolto malissimo. Un tema così delicato, in un romanzo per adolescenti, andava trattato in modo molto diverso. In generale però mi ha colpito l'atmosfera pacata, quasi opaca, di questa storia. Carlo e Alice sono due ragazzi tranquilli però mi paiono troppo ingessati, troppo spenti, senza slancio. E la riflessione di Alice alla fine della sua parte, dopo aver incontrato il suo ex Giorgio al bar mi ha fatto davvero cadere le braccia.

Io ho più di trentanni e spesso con il mio ragazzo e i miei amici scherzo dicendo che tra casa lavoro ed extra non mi rimane nè il tempo nè l'energia per fare della vita sociale come si deve. E si controbilancia dicendo che però io sono sempre stata una ragazza tranquilla. Certo, è vero. Eppure a diciannove anni non mi ricordo di essere stata così mogia e così ragionevole, specialmente negli affetti, e nei sogni.

Ma le stelle quante sono è quella che si può definire una lettura carina, senza impegno e senza noia. Anzi anche con un po' di noia quando si gira il libro e si legge la versione di Carlo, che è ben poco differente da quella di Alice, voce e personalità incluse. Sicuramente gli adolescenti ci troveranno di più di quello che ci ho trovato io, e va bene così.

Voto: 2/5

lunedì 14 febbraio 2011

Nuovi acquisti

Eccomi qua con un veloce riepilogo dei nuovi acquisti della scorsa settimana.

Arrivati da Bookmooch:

- Rona Jaffe L'amore com'è
- Aldo Nove Superwoobinda

La prima è l'autrice de Il meglio della vita, che ho adorato. Il secondo è stato un guru letterario per molti della mia generazione, ma io sinceramente non lo conosco affatto, per cui recupero da questo famosissimo Superwoobinda (anche se nutro aspettative mooolto basse).

Regalo di San Valentino da parte del mio ragazzo:

- Jonathan Tropper Tutto può cambiare
- Anne Tyler Ristorante nostalgia

Il libro di Tropper è nella mia wishlist anobiiana da lungo tempo: la vita di Zack è ben programmata e tutto ciò che non è coerente va trattato come un ignorabile imprevisto. Ma quando dal suo passato emerge un padre da lungo tempo assente, Zack capisce che la vita è altro.

Anne Tyler è una garanzia. Ristorante nostalgia (in una bellissima copertina nuova) racconta la vita di Perla Tull e dei suoi tre figli.

Buone letture a tutti!

Nella mia wishlist [ week 06 ]

Settimana grama per la mia wishlist:



Richard Castle Heat Wave

Primo libro della serie che prende ispirazione dalla serie tv Castle. Non ho mai visto il telefilm, e credo che comunque guarderò la prima serie prima di leggere questo libro, ma entrambi mi incuriosiscono molto.



Chris Cleave Little Bee

Della trama di questo romanzo si parla poco, perchè parlarne significa rovinare la lettura del libro. Si sa solo che parla dell'incontro di due donne, di come una di loro debba fare una scelta tremenda e difficile, e di un loro secondo incontro anni dopo. Su Goodreads.com ha delle recensioni buonissime.



Anne Holt Quello che ti meriti

Giallo norvegese di cui ho sentito parlar bene da tempo (è uscito nel 2008): un caso di bambini rapiti e due investigatori umanissimi.

giovedì 10 febbraio 2011

Recensione 017 - Il bacio di mezzanotte

Autore: Lara Adrian
Titolo: Il bacio di mezzanotte
(Tit. Or.: Kiss of Midnight)
Serie: La Confraternita della Stirpe (Midnight Breed) #1
Edizione: Zorro Editore, 2010
(Ed. Or.: Dell Books, 2007)
Pag.: 383
Traduzione: Gabriele Giorgi
ISBN: 978-88-6508-004-7




Il bacio di mezzanotte è il primo romanzo di una serie paranormal romance per adulti che ha come protagonisti dei vampiri guerrieri, in puro stile J. R. Ward. Uscito in libreria al prezzo lancio di 5,00 Euro, come potevo perderlo?

Gabrielle è una fotografa che sta vivendo il suo primo vero momento di successo. Dopo la sua prima mostra personale, esce con gli amici per un drink di festeggiamento ma l'atmosfera è decisamente guastata quando, uscendo sola dal locale, assiste a un efferato crimine: alcuni uomini circondano un ragazzo e lo dilaniano, quasi mangiandolo. Sconvolta, Gabrielle prende al volo delle fotografie con il cellulare e poi miracolosamente scappa. Si reca subito dalla polizia per denunciare il fatto, ma qui la trattano con condiscendenza, promettendole di mandarle un detective a casa per ulteriori indagini. A Gabrielle non resta che ritirarsi a casa sua, e quando il detective Lucan si presenta alla sua porta, racconta di nuovo la sua storia e gli consegna il cellulare per le indagini. Quello che Gabrielle non sa è che Lucan in realtà non è un detective, ma un vampiro appartenente a un'antica stirpe di alieni che combatte con i suoi compagni contro i Ribelli, ovvero vampiri che hanno ceduto alla Brama di Sangue e si nutrono e uccidono indiscriminatamente e senza rimorsi.

***avviso spoiler***

Il bacio di mezzanotte è molto simile a Dark Lover della Ward: mondo simile, personaggi simili, trama e impostazione simili. Le poche differenze che lo distinguono da Dark Lover vanno tutte a suo discapito. Non so chi ha scritto prima e se qualcuno ha davvero copiato (o preso ispirazione) da qualcun'altro. Fatto sta che il romanzo della Adrian è davvero scialbo. Gabrielle non mi ha colpito come protagonista femminile, ma Lucan mi ha proprio infastidito. Freddo e scostante, il suo unico scopo nella vita è uccidere i Ribelli, verso i quali prova un odio profondissimo, tanto da ricordare con gioia il giorno in cui fu costretto ad uccidere il padre che, in un impeto di Brama di Sangue, aveva ucciso la madre. Ricorda quel giorno con gioia perchè fu il giorno in cui trovò il suo destino. Inoltre il suo rapporto con gli altri guerrieri è molto impersonale e freddo, mentre la storia d'amore con Gabrielle sembra svilupparsi più per imperativi biologici che per amore o volontà di stare insieme. Tant'è che dopo la scena di sesso clou del romanzo lui si è deciso a chiederle di diventare la sua compagna (presumibilmente perchè nella foga del momento ha compiuto un passo di troppo e non può più tornare indietro), lei è convinta che lui sia interessato solo al sesso.

***fine avviso spoiler***

Nel complesso Il bacio di mezzanotte è una storia gradevole, un romanzo dalla scrittura scorrevole che coniuga la tematica dei vampiri con il romance in una formula ormai diventata classica. Chi è a digiuno del genere probabilmente potrà trovarlo una buona lettura. Ma che voi siate nuovi del paranormal romance o che abbiate letto tutte le saghe ad oggi pubblicate, scordatevi di trovare profondo cameratismo tra guerrieri, senso dell'onore e del sacrificio, pathos, lancinanti storie d'amore. Il bacio di mezzanotte è un paranormal romance come tanti altri, e come tale una lettura evitabile.

Voto: 2/5

mercoledì 9 febbraio 2011

Nuovi acquisti

Giusto per aggiornare la TBR list, elenco qui i libri ricevuti in febbraio finora, tutti da Bookmooch:

1. John O'Farrell The Best a Man Can Get
2. Stephen King La lunga marcia
3. Maeve Binchy Come un dolce ben riuscito
4. Rebecca Stead When You Reach Me

Sono particolarmente felice dell'ultimo libro, ci tenevo molto, non potevo crederci quando l'ho visto disponibile su BM, mi è anche arrivato velocissimamente, fra l'altro intonso! John O'Farrell non ricordo perchè l'ho chiesto, era in viaggio da un bel po'! King credo di averlo già letto da giovane, ma non l'avevo e quindi ora me lo rileggerò. Il libro della Binchy è un romance, lei la conosco solo di nome non l'ho mai letta.

Buone letture a tutti!

Nella mia wishlist [ week 5 ]



Radiance di Alyson Noel
Ho odiato con tutto il mio cuore la saga degli Immortali della Noel (di cui ho letto solo i primi due libri, Evermore e Blue Moon) ma l'unica cosa che si salvava era proprio la sorellina della protagonista. Ora l'autrice (furbissima!) ha iniziato un nuovo ciclo, di cui questo è il primo libro, basato proprio sulla piccola Riley. Che dire, proviamoci!



L'ultima sorpresa di Lisa Kleypas
Perchè è il quinto volume della serie delle Audaci Zitelle, imperdibile per tutti coloro che amano i romance. In questo romanzo protagonista è Rafe, il fratello di Lillian e Daisy, ma da come ho capito fanno capolino anche le varie coppie formatesi nei precedenti quattro volumi. Ho messo la copertina originale, perchè come al solito le copertine degli Harmony italiani sono davvero pessime!



Profumo di lavanda di Samanta Catastini
Il sogno di una vita, trasferirsi in Provenza, diventa realtà per Diana quando il marito Ettore improvvisamente la asseconda comprando una villetta proprio in quella zona... Nonostante la sospetta fretta del marito di lasciare l'Italia e cambiare vita, Diana sente che l'avventura più grande della sua vita sta per iniziare.



Le cascate di Joyce C. Oates
La Oates è una scrittrice che mi affascina sempre anche se non ho apprezzato tutti i suoi libri. Questo è una saga familiare all'ombra delle cascate del Niagara, e secondo me la Joyce è al suo meglio quando parla di famiglie (vedi Una famiglia americana)




La nebbia dentro di Sergio Pent
Quando muore il padre i figli, Attilio e Pietro, si ritrovano al funerale. Sono trent'anni che non si vedono, trent'anni vissuti agli antipodi: Attilio nella grande città, Torino, Pietro nella realtà locale di un paesino della Val di Susa. E' ora il momento di confrontarsi e recuperare il rapporto fraterno.

domenica 6 febbraio 2011

Recensione 016 - Io e te

Autore: Niccolò Ammaniti
Titolo: Io e te
Edizione: Einaudi
Pag. 117
ISBN: 9788806206802



Niccolò Ammaniti è un autore che io amo moltissimo, e di cui ho letto praticamente tutto. Eppure il mio amore continua a essere sulla fiducia, o meglio sulla base di un unico romanzo di una tale perfezione da farmi dimenticare che, dopo quello (non è il suo primo romanzo, ma è il primo scritto da lui che ho letto) non mi sono più innamorata di nessun'altro suo scritto. Il romanzo che amo di un amore profondo da anni è Io non ho paura. Il romanzo che sto per recensire è Io e te, la sua ultima pubblicazione, letto in prestito.

Premetto che questa recensione sarà zeppa di spoiler per cui, se non avete letto il romanzo in questione e intendete farlo, vi consiglio di leggere direttamente la recensione su aNobii, che sarà spoiler-free.

Io e te è la storia, raccontata in prima persona, di Lorenzo, ormai adulto, che ricorda un momento particolare della sua adolescenza. Lorenzo fin da bambino ha sofferto di evidenti problemi psicologici: legatissimo ai genitori e alla nonna, viveva però qualsiasi tentativo di avvicinamento da un'altra persona come un'aggressione, reagendo con violenza. Nel tempo Lorenzo ha imparato a reprimere la violenza e la rabbia e a mimetizzarsi fra i suoi coetanei, senza però sentirsi mai davvero parte di questa umanità brulicante e fastidiosa. E' quando sente per caso i piani di quattro compagni di scuola per una settimana bianca a Cortina, che Lorenzo percepisce per la prima volta il desiderio di essere come gli altri, di stare con loro.

E' proprio sull'onda di questo desiderio che Lorenzo racconta alla madre di essere stato invitato anche lui a questa settimana bianca. Quando però si rende conto del profondissimo sollievo che la notizia reca alla madre, e delle conseguenze se ammettesse di aver raccontato una bugia, Lorenzo escogita un piano per liberarsi dall'impasse: fare finta di partire per Cortina ma in realtà rifugiarsi nella cantina di casa, dove non va mai nessuno, e dove ammucchia beni di conforto, libri musica e tv. Nel suo isolamento viene però disturbato dalla sorellastra Olivia (figlia di primo letto del padre) la bella e strana Olivia, che ha bisogno di un posto dove dormire e dove smaltire i suoi evidenti problemi. Lorenzo, così costretto alla vicinanza con quella che è a tutti gli effetti un'estranea, sente le sue difese sgretolarsi e recupera la sua umanità.

Ammaniti sa scrivere e rende molto bene la figura dell'adolescente disagiato e sociofobico. Tuttavia, questo racconto (perchè non è un romanzo, nè un romanzo breve o una novella, è a tutti gli effetti un racconto) ha due grossi difetti. Il primo è che è troppo breve, e non sto parlando delle ormai arcinote polemiche sulle politiche editoriali, bensì del fatto che una storia densa come questa non si può rendere in 100 pagine che sono poi 50 normali. Ci sono troppe cose che vengono buttate là e poi abbandonate, i personaggi e gli eventi non sono approfonditi. Come conseguenza, ecco il secondo difetto: lo svolgimento è troppo semplicistico: Mattia guarisce da quella che è a tutti gli effetti una condizione molto seria semplicemente perchè costretto a condividere una stanza per un paio di giorni con una persona in difficoltà. Viene accennato un rapporto morboso di Lorenzo con la madre, che non viene però sviluppato, così come non viene sviluppato il rapporto di odio di Olivia nei confronti del padre. Si parla di un incidente in mare subito da Lorenzo, che dovrebbe avere qualche significato ma non si capisce quale, perchè viene raccontato e poi cade nel vuoto. Il rapporto con la nonna morente appare solo sullo sfondo, si preferisce dare la voce alla storia del robottino puliscipiscine il cui doppio finale è grossolana metafora del cambiamento che sta vivendo Lorenzo.

Io e te è una storia in cui vengono accennate molte tematiche serie. E' un racconto dalla trama interessante, ma sfortunatamente più che un racconto, o addirittura un romanzo breve, si rivela un abbozzo. Abbozzo di una bella storia, ma pur sempre abbozzo. Abbozzo scritto bene, ma che rimane abbozzo. Resoconto superficiale di una adolescenza disturbata e racconto di formazione insieme, Io e te non arriva dove vorrebbe semplicemente perchè non è sviluppato, ma pubblicato allo stato grezzo. In positivo una scrittura pulita e precisa, scorrevolissima, e un finale inaspettato.

Votazione: 3/5

venerdì 4 febbraio 2011

Recensione 015 - Acqua di mare

Autore: Charles Simmons
Titolo: Acqua di mare
(Tit. Or.: Salt Water)
Edizione: BUR, 2007
(Ed. Or.: Chronicles Books Llc, 1998)
Traduzione: Massimo Bocchiola
Pag. 159
ISBN: 978-88-17-01487-8


Acqua di mare è uno di quei libri che mi ha sempre colpito e quando una gentilissima moocher me l'ha spedito (insieme ad altre due chicche) ne sono stata felicissima! Il romanzo è ambientato nell'isola atlantica di Bone Point (USA), nell'estate del 1963. Qui, nella casa di famiglia, passa le estati da molti anni il sedicenne Michael, insieme ai genitori. Ma quest'estate si differenzia per l'apparizione, in qualità di ospiti paganti nella foresteria, della ventenne Zina e della madre, Mrs. Mertz. Michael si innamora subito di Zina, anche capovolta (poichè la prima volta che la vede è rientrato da una nuotata ed è steso a terra la vede dal basso, capovolta). Quando Michael scopre che non è di lui che Zina è innamorata, è disperazione.

Questo romanzo è davvero deliziosamente retrò. Non mi ricordo più chi, fra i commenti di aNobii, ha scritto che mentre leggeva il libro nella mente gli scorreva perfetto un film in bianco e nero stile anni Sessanta. Si vede che l'autore sa di cosa parla, non per niente è nato nel 1924. Nell'intervista inclusa nel libro, Simmons confessa di aver scelto un'ambientazione temporalmente distante perchè non si sentiva sicuro di poter descrivere i giovani suoi contemporanei. Non per questo però il romanzo risulta stantio o superato, tutt'altro.

Acqua di mare parla di amori non corrisposti. Tutti, nel romanzo, anelano a qualcuno, un qualcuno che inevitabilmente sfugge e anela qualcun'altro, ugualmente sfuggente. Si parla di primi amori, di passaggio da adolescenza ad età adulta, di amore filiale, di tradimento e di morte. Simmons riesce a raggruppare praticamente tutti i fondamentali in un unico romanzo di meno di 200 pagine. Ispirato a Primo amore di Turgenev (di cui è, a tutti gli effetti, una riscrittura americana) Acqua di mare è un romanzo di formazione ma anche un'elegia, una ode all'innocenza perduta che è quella di Michael ma forse ancora più in generale quella di una generazione. Nell'intervista all'autore viene infatti sottolineato come, nei mesi successivi al tempo del racconto, sia avvenuto anche l'assassinio di Kennedy, l'emblema della perdita dell'innocenza di una nazione, così come la morte che chiude il romanzo è l'emblema della perdita dell'innocenza del ragazzo Michael. Simmons ammette di non aver scelto l'arco temporale coscientemente, ma apprezza il parallelo.

Sullo sfondo di una famiglia quasi Yatesiana, Simmons svolge una vicenda in cui tutti gli avvenimenti principali vengono svelati nelle prime due righe: "Nell'estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato." Manca il come, ovviamente, ed è qui che l'autore costruisce la sua impalcatura in modo asciutto e rigoroso, severissimo. Tant'è che della sua scrittura si una dire che not a word is wasted (nessuna parola è sprecata). Preoccupato delle parole che dicono più di quello che è lecito, l'autore costruisce infatti un romanzo talmente asciutto da provocare la classica reazione odio o amore. Il lettore A si bea della profondità e della costruzione lessicale precisissima del romanzo, sottoline le tematiche importanti affrontate, e in generale ama profondamente questo breve romanzo. Il lettore B invece rimane perplesso da quella che definisce assente introspezione psicologica e da una costruzione della trama in puro stile da corso creativo, finendo con l'odiare il terribile libretto! Chi ha ragione? Ma entrambi, ovviamente! E voi che lettori siete?

Votazione: 4/5

martedì 1 febbraio 2011

Riepilogo di Gennaio

Sono molto soddisfatta delle mie letture di gennaio: innanzitutto 14 libri in un mese è un buon risultato, specialmente considerando che molto tempo è stato impegnato dal blog. Poi di questi 14 libri ben 12 provengono dalla TBR list (del 2010). Il tredicesimo è un'anteprima offerta dalla casa editrice tramite agenzia, mentre il quattordicesimo è stata una new entry in formato alternativo! Quindi il proposito per il 2011 di leggere dalla pila di libri accumulati è stato rispettato. Per quanto riguarda i generi, mi sembra di aver variato parecchio, inoltre ho letto un classico e due libri in lingua inglese.
Per quanto riguarda la qualità dei libri letti, devo dire che sono stata fortunata: solo uno si è qualificato brutto, Il lercio di Irvine Welsh. Era un risultato quasi scontato, ma Welsh è amatissimo e volevo provare a uscire dalla mia zona conforto! Poi c'è Chosen che miTutti gli altri sono stati piacevoli letture, anche quelli valutati con tre stelline anobiane, che per me sono una discreta votazione.

Letti:
R001 Ondine Khayat - Il paese senza adulti 5/5
R002 William Somerset Maugham - Liza di Lambeth 4/5 classico
R003 Tiziano Scarpa - Stabat Mater 3/3 italiano
R004 Jessica Mitford - Figlie e ribelli 3/3 memoir
R005 Marilyn French - Mia madre non mi ha mai spazzolato i capelli 3/3
R006 Cecelia Ahern - Scrivimi ancora 5/5 chick lit
R007 Stephen King - Notte buia, niente stelle 5/5 horror
R008 Douglas Adams - Praticamente innocuo 4/5 fantascienza
R009 Timothée de Fombelle - Vango. Tra cielo e terra 4/5 ya
R010 Celia Rees - The Wish House 4/5 ya
R011 P. C. e Kristin Cast - Chosen #3 3/5 ya urban fantasy
R012 Sally Beauman - Dark Angel 5/5
R013 Irvine Welsh - Il lercio 2/5
R014 David Almond - Skellig 5/5 ya

Se c'è un aspetto che mi ha soddisfatto di meno questo mese è invece l'accumulo di libri. Questo perchè nei mesi scorsi avevo prenotato molti libri su BookMooch, libri che pian piano sono partiti e arrivati, quasi tutti nelle scorse settimane. E' per questo che ho un numero spropositato di aggiunte per questo mese, ben 22 libri. A mia discolpa vorrei sottolineare che di tutti questi libri solo due sono acquisti effettivi, mentre un terzo è un regalo. Altri due sono anteprime (una delle quali già letta e recensita), entrambe in versione ebook. Altri due sono libri che già possedevo e che ho già letto e che sono rientrati da una catena di lettura. Tutti gli altri provengono da BookMooch. Così la mia TBR list, che all'inizio dell'anno contava 165 libri, ora ne conta 169!

Ecco il listone:
1. Armistead Maupin More Tales of the City
2. P. C. e Kristin Cast Hunted #5 (questo è il regalo del mio ragazzo)
3. Jane Green Una di troppo
4. Jane Heller Scusami se esisto
(Sarah Addison Allen Il profumo del pane alla lavanda - rientrato da catena di lettura)
5. Don Winslow La pattuglia dell'alba
6. Deborah Simmons Il cavaliere rosso #1
7. Rossella Postorino La stanza di sopra
8. John Saul La casa maledetta
9. LaVyrle Spencer Morning Glory
10. Jude Deveraux Lavender Morning
11. P. D. James The Children of Men
12. Jennifer Weiner Goodnight Nobody
13. Jane Austen Lady Susan - I Watson - Sanditon (questo è il primo acquisto)
14. Kathy Lette Come uccidere il marito (e altri utili consigli domestici)
(Timothée de Fombelle Vango. Tra cielo e terra anteprima - ebook - già letto e recensito)
(Andrew Davidson Gargoyle - rientrato da catena di lettura)
15. Dorothy Koomson - My Best Friend's Girl
16. Janet Fitch - White Oleander
17. Jennifer Donnelly I giorni del tè e delle rose (il secondo acquisto)
18. Chris Tusa Dirty Little Angels (anteprima - ebook)
(David Almond Skellig già letto e recensito)

Sono stata invece particolarmente brava nel cedere libri tramite BookMooch: ben 17, che compensano quasi completamente le entrate.

Dove invece sembro essere un caso totalmente disperato? Nell'aggiungere libri alla mia wishlist. Una rubrica settimanale, e spesso limo fino all'unghia la lista di libri, eppure l'elenco di questo mese supera di moltissimo il numero di libri letti nel mese, dimostrando chiaramente - se mai ce ne fosse stato ancora bisogno - che noi lettori abbiamo decisamente gli occhi più grandi della pancia. Buone letture e buoni acquisti a tutti!